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Scomparso

Soncini, il meccanico «poeta della bici»

di Lorenzo Sartorio -

22 febbraio 2021, 05:08

Soncini, il meccanico «poeta della bici»

Il «meccanico gentiluomo». Giuseppe (per tutti Beppe) Soncini, storico meccanico di bici parmigiano, è deceduto ieri notte nella sua abitazione del Botteghino all’età di 78 anni. Un male che non perdona ha avuto ragione della sua pur forte fibra. Nato all’ombra della Cittadella, in via Italo Pizzi, Beppe Soncini era figlio d’arte. Infatti il padre Celestino fu un apprezzato meccanico delle due ruote.

Era il lontano 1934 quando Celestino Soncini, classe 1913, un brav’uomo che aveva il pallino della meccanica, decise di aprire, in uno scantinato di via Italo Pizzi, allora piena periferia di una città ben diversa da quella attuale, un’autarchica officina per la riparazione delle biciclette. Oltre che una brava persona, Celestino era anche un provetto meccanico tant’è che tutta la gente della zona ricorreva a lui per risolvere i problemi delle proprie bici che, a quei tempi, rappresentavano il più diffuso mezzo di locomozione. Dopo alcuni anni, nel periodo del dopoguerra, Soncini aprì poi una bottega in città proprio unitamente al figlio Giuseppe, all'epoca un bimbetto di 12 anni, al quale attaccò la «malattia» delle bici. Beppe ricordava sovente che il primo giorno di lavoro fu per lui fu una vera e propria cerimonia di iniziazione alle due ruote. Quando si ritirò il padre Beppe gestì in proprio, con la collaborazione della moglie Elda, dapprima, un negozio in via Montebello e, quindi, in viale dei Mille dove, oltre a ripararle, realizzava bici con il proprio marchio.

Poi la decisione di trasferirsi al Botteghino dove ricavò, nel seminterrato della sua nuova casa, un’officina che, nel tempo, si trasformò in un vero e proprio sacrario, una sorta di museo con preziose ed uniche collezioni di accessori per bici : fanali, dinamo, coperchi di campanelli, emblemi di noti e meno noti costruttori di bici di tutta Italia ed, ovviamente, anche tanti parmigiani. Le biciclette, quando iniziò a lavorare Beppe, costavano più di uno stipendio. Quella economica costava 120 lire, il modello lusso 380 lire.

Tutto questo Soncini lo ricordava spesso con Giorgio Corradi, suo amico fraterno ed indimenticato titolare dell’omonimo negozio di via D’Azeglio, con il quale Beppe saltuariamente collaborava a fianco di un giovane garzone, Benedetto Greco. Ma il grande orgoglio di Beppe era il figlio Paolo, noto e stimato restauratore di bici d’epoca, il quale prosegue ancora la tradizione di famiglia. Affabile e raffinato nei modi, tecnico preparato e competente, appassionatissimo di ciclismo e di calcio (era un grande tifoso del Parma), Beppe, coltivava pure la passione per il canto al punto di sfoderare una bellissima voce quando eseguiva le più note canzoni napoletane.

Amante della natura e degli animali, dopo la morte della sua meticcia Lea, aveva adottato Lulù che gli era sempre accanto. Andava molto fiero dei suoi pezzi forti: un’ autarchica bici, costruita a Torino nel 1938, con legno di faggio, parafanghi e pedali in alluminio in quanto l’acciaio serviva per l’attrezzatura bellica. Il suo "buen retiro" era la casetta di Urzano dove trascorreva le vacanze estive non mancando di fare le giornaliere quattro chiacchiere con Alberto Michelotti, suo grande amico e vicino di casa. Beppe Soncini era un «poeta delle bici», che amava al punto di avere dedicato una vita alle due ruote, il mezzo più ecologico e comodo che esista e di cui la nostra città è stata ed è una delle capitali. Era legatissimo alla famiglia: alla moglie Elda, al figlio Paolo, al nipote Riccardo, che adorava ed alla nuora Daniela. Il rito funebre si svolgerà domani alle 9 nella chiesa del Sacro Cuore in piazzale Volta.