Sei in Gweb+

Testimonianze

Un anno di Covid a Parma. Il racconto di Paolo, uno dei primissimi ricoverati

23 febbraio 2021, 05:08

Un anno di Covid a Parma. Il racconto di Paolo, uno dei primissimi ricoverati

ROBERTO LONGONI

 

A un anno da quel giorno, Codogno gli sembra lontana come allora, se non di più. Anche come ipotesi. «Tra pullman e auto, solo della nostra scuola, saremmo stati una sessantina a ballare i latini in quella discoteca. Ma solo in sette ci siamo ammalati. Stento a credere che tutto sia venuto da lì». Eppure, è sempre alla cittadina della Lodigiana che torna il pensiero, quando Paolo Montali, 54 anni, rievoca l'ingresso agli Infettivi del Maggiore, il 23 febbraio 2020. Uno dei primissimi parmigiani ricoverati. «Credo di essere stato preceduto di poco dalla signora di Monticelli contagiata durante le visite alla madre ricoverata proprio a Codogno». Subdolo oltre che invisibile, il Covid semina scie di domande senza risposte.

La moglie di Montali aveva affrontato la stessa trasferta, ballando con lui a Codogno, con lui aveva continuato a dormire e mangiare nella casa di Lesignano Bagni, fino a quando Paolo non ha cominciato a sentirsi male. E anche allora il coronavirus sembrava un’emergenza lontana, alla quale assistere protetti dallo schermo del televisore. Ma né lei né i figli (un perito informatico di 26 anni e una studentessa di 24 abita ancora in famiglia) hanno sviluppato la malattia. Nemmeno asintomatica. Lui, però, avrebbe sfiorato la terapia intensiva: per il paziente 2 degli Infettivi, sarebbe stata un’altra storia.

Ad annunciarla, qualche linea di febbre e non tanto la tosse che accompagna un po' tutti gli inverni di Montali. «Lavoro in un prosciuttificio, entro ed esco dalla cella: un po' di raucedine è la norma - spiega lui -. Anche la febbre era sui 38 e sembrava corrispondere al classico male di stagione: i bronchi erano liberi. Nemmeno il mio medico era preoccupato». Difficile pensare che quei 95 chili di vigore distribuiti su oltre un metro e 80 potessero essere messi davvero in crisi da così poco. Fu lui stesso ad avere il primo dubbio la mattina di venerdì 21. In bagno quasi svenne. Il dottore pensò a un po’ di debolezza e si raccomandò di avvisare se l’episodio si fosse ripetuto. Cosa che accadde due giorni dopo. La guardia medica ritenne che il mancamento potesse essere legato al diabete, del quale il 54enne soffre da tempo. In effetti, la glicemia aveva superato quota 400, ma a farla impennare era stato il Covid. «Fu mia moglie a pretendere che fossi ricoverato. Erano le 13 di domenica 23, quando l'ambulanza mi portò giù. Non appena ricoverato, cominciarono a farmi insulina in vena: sarebbero andati avanti per i 13 giorni del ricovero». A Montali non mancava il fiato, ma l'ossigeno sì: e ancora non se ne rendeva conto. «Ero tranquillo» ricorda lui, che presto però si sarebbe ritrovato a respirare attraverso una maschera. Una prima lastra non mostrò anomalie, ma una seconda, poche ore dopo evidenziò macchie nei polmoni. Nel frattempo, la febbre era balzata a oltre 40. «Se quella crisi l'avessi avuta a casa, non so come sarebbe andata».

Stava male, Paolo, in quel letto d'ospedale. Ma lo nascondeva alla moglie con la quale continuava a sentirsi. «Oggi va un po' meglio» le rispondeva, senza sapere che lei, in contatto quotidiano con i medici, era più aggiornata di lui. Lei era consapevole di quanto poco bastasse perché il marito finisse intubato. «Ci sono voluti otto giorni - ricorda Montali - perché il mio organismo cominciasse davvero a reagire». Il miglioramento si è annunciato con un sintomo evidente. Dopo oltre una settimana di pranzi e cene a base di una mela, al paziente era tornato l'appetito. «Avevo perso otto chili in otto giorni». Ci pensarono gli amici, a quel punto, a fargliene recuperare almeno una parte, consegnando a suo nome in reparto pizze e altre specialità non proprio ospedaliere.

Altri provvedevano alla famiglia isolata in casa. Barricata, anzi. «Bastava che mia moglie e i miei figli si affacciassero dal terrazzo per ricevere le grida dei vicini. Da parte di alcuni c'è stato più accanimento che solidarietà». Oltre a quella del Covid, si era scatenata anche un'epidemia di paura. E di arroganza. Chi spargeva la voce che Paolo fosse malato da una ventina di giorni e avesse tenuto tutto nascosto. «Pure falsità. C'è stato chi su facebook ha espresso commenti negativi, dando per scontato che noi avessimo taciuto. Poi, una volta che si è scoperto a sua volta contagiato si è ben guardato dal dire la verità. Io stavo male in ospedale, ma anche la mia famiglia ha passato le sue. Fino a maggio nessuno è più uscito».

L'epidemia ha permesso ai Montali di distinguere gli amici dai conoscenti. «I maestri Luigi Bottacci e Michela Vecchi di New Space Danza di Corcagnano sono stati fantastici - ricorda il 54enne -. Non hanno mai smesso di prodigarsi per me e la mia famiglia. Hanno gestito nella massima trasparenza i rapporti con l'Asl e non come altre scuole di Parma, i cui allievi vedevo ricoverati con me. Saremo sempre riconoscenti ai volontari dell'Effetto serra, il gruppo di Lesignano che fa teatro: ci hanno donato un grosso cesto di cibo e la loro vicinanza. Intanto mia cognata Patrizia con la figlia Elisa e mio cognato Giacomo con sua moglie Roberta non hanno mai smesso di rifornirci di tutti i generi di conforto. Fino a maggio, quando finalmente abbiamo ripreso a uscire, si sono prodigati per noi». Un grazie speciale, Paolo lo dedica ai medici, agli infermieri e agli oss degli Infettivi. E uno forse non lo esprime ad alta voce. È una questione privata, tra lui e il papà mancato nel 2019. «Io non sono praticante - ammette - ma quando ho avuto più paura ho pensato a lui. Ricordo di avergli detto: “Se c'è qualcosa, babbo, dammi una mano”».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ROBERTO LONGONI A un anno da quel giorno, Codogno gli sembra lontana come allora, se non di più. Anche come ipotesi. «Tra pullman e auto, solo della nostra scuola, saremmo stati una sessantina a ballare i latini in quella discoteca. Ma solo in...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal