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PARMA-REGGIANA

Quel derby tra minacce e violenze: primi 3 patteggiamenti

23 febbraio 2021, 05:06

Quel derby tra minacce e violenze: primi 3 patteggiamenti

GEORGIA AZZALI

Non si incontravano al Tardini da 21 anni, Parma e Reggiana. Ruggini storiche tra le due tifoserie divise dall'Enza e da rivalità mai sopite negli anni. Quell'8 maggio 2017, giorno del derby di Lega Pro, gli ultrà granata avevano cominciato a creare problemi fin dall'arrivo in stazione. E poi avevano deciso di spingersi in corteo - non autorizzato - per le strade della città. E tutto era stato tranne che una sfilata di anime pacifiche: molti a volto coperto e altrettanti a sbandierare minacce. Ma anche dentro lo stadio più di uno si era scatenato. In 23 erano stati citati a giudizio. I reati? Soprattutto resistenza a pubblico ufficiale, oltre che danneggiamento e porto di oggetti contundenti. Ma le posizioni erano diverse, e così ovviamente i destini giudiziari. Ieri sono scattati i primi tre patteggiamenti: 10 mesi per un 43enne di Scandiano e otto sia per un 42enne residente a Reggio Emilia che per un 41enne di Basso. Il giudice Beatrice Purita ha concesso a tutti la pena sospesa. Altri due hanno scelto il rito abbreviato, che verrà discusso il prossimo mese. Per sette imputati, invece, che dovevano fare i conti con contestazioni più gravi, il processo si svolgerà davanti al tribunale collegiale. Per gli altri è scattata la messa alla prova.

Nessun ragazzino, almeno tra quelli con la testa più calda. Gente che era sbarcata in stazione con un'unica idea: creare problemi. Fin da subito, infatti, un gruppo di almeno sette persone aveva cercato di sfondare il cordone delle divise: qualcuno si era «limitato» a spingere o a puntare un ombrello, ma alcuni avevano colpito i poliziotti con una bottiglia.

Poi era cominciata la sfilata, anche in zone non autorizzate, come via Garibaldi, con i volti nascosti dalle sciarpe granata o da passamontagna.

Urla, minacce, oltre a un ombrello calato sulla testa di una agente. Eppure era stato solo il prologo di ciò che sarebbe andato in scena poco dopo al Tardini. In una decina - considerando ovviamente solo quelli che sono stati identificati - si erano fatti strada al grido «vi ammazziamo». E uno degli ultrà aveva puntato direttamente l'asta di una bandiera contro uno steward. Altri due avevano poi scavalcato le paratie che delimitano il campo, mentre un gruppetto si era buttato contro la porta del settore ospiti scagliando anche un tombino. C'erano stati poi quelli che avevano lanciato fumogeni sia per le strade della città che allo stadio e chi, oltre agli insulti, aveva gettato oggetti di vario tipo contro le forze dell'ordine.

Ma anche fotografi e giornalisti erano finiti nel mirino degli ultrà. Minacce a muso duro, che non erano andate oltre solo grazie all'intervento delle forze dell'ordine. Non era andata meglio a un autista Tep, che aveva visto il suo bus circondato da una banda di scalmanati urlanti e con tanto di spranghe.

Sul campo, invece, tutta un'altra storia. Un'altra storia sofferta, ma il gol di Baraye al 66' aveva cancellato la paura. E aveva dato fiato per continuare la risalita. Fino al ritorno in A.

 

GEORGIA AZZALI Non si incontravano al Tardini da 21 anni, Parma e Reggiana. Ruggini storiche tra le due tifoserie divise dall'Enza e da rivalità mai sopite negli anni. Quell'8 maggio 2017, giorno del derby di Lega Pro, gli ultrà granata avevano...

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