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VIOLENZA

Molesta l'amica 13enne della figlia: condannato

24 febbraio 2021, 05:08

Molesta l'amica 13enne della figlia: condannato

GEORGIA AZZALI

Rassicurante e gentile. Il padre della tua migliore amica. Che incroci quasi ogni mattina, perché vive nello stesso condominio. Non aveva nulla da temere, Gloria (la chiameremo così). E poi a 13 anni hai ancora il diritto di figurarti i nemici con volti estranei e truci. Ma quel giorno di primavera Gloria è cresciuta in fretta: le mani di quell'uomo che conosceva da tanto tempo sul suo corpo e quella sensazione di smarrimento. Eppure ha avuto la forza di raccontarli quegli istanti infiniti, e ieri per l'uomo - 49 anni, parmigiano - è arrivata la condanna per violenza sessuale aggravata: 10 mesi. Il giudice gli ha concesso le attenuanti generiche prevalenti, e la scelta del rito abbreviato gli ha consentito di poter beneficiare dello sconto di un terzo.

Non c'era Gloria, ieri mattina. In una situazione protetta, qualche mese fa, aveva già messo in fila i ricordi. Di quel 28 aprile 2019 che continua a toglierle il fiato. Lei che fa qualche piano di scale e va a casa dell'amica. Quante volte l'aveva fatto: chiacchiere tra adolescenti, confidenze e segreti da condividere. E quante volte in casa c'era lui, il padre della compagna di giochi e uscite e anche amico di famiglia. Ma quel giorno non ci sono solo parole garbate. L'amica si allontana dalla stanza per fare una telefonata e lui le si avvicina: la sfiora e poi le infila le mani sotto la maglietta toccandole il seno e sussurrandole anche «ti piace?».

E' sconcertata, Gloria. Paralizzata da un gesto che non riesce a comprendere. E' poco più che una bambina, ma si sente offesa. Violata. Sa con certezza che un patto mai scritto è stato rotto. Lui era l'adulto di cui poteva fidarsi, l'uomo a cui avrebbe potuto parlare di sé senza timori, il papà della sua amica.

Pochi istanti per far crollare mille certezze. Un terremoto che travolge anche la famiglia. Che ha bisogno di capire. Tanto che la madre vuole avere subito un confronto con l'uomo a cui avrebbe affidato la figlia per ore senza inquietudini. E lui? E' imbarazzato e non sa fare altro che bofonchiare: «E' stato un momento di debolezza».

Ma le scuse non bastano. A Gloria non bastano quelle poche parole per lasciare andare il peso che le cresce dentro. Non le bastano per sentirsi meno sporca. A scuola, il giorno dopo, è come se il fardello si fosse fatto ancora più pesante. E quella cupezza non passa inosservata. L'insegnante di lettere la avvicina: è una donna sensibile e attenta, che riesce a toccare le corde giuste. Gloria si confida e allo stesso tempo cerca rassicurazioni, perché è così facile sentirsi sbagliate quando invece si è vittime. Dice anche alla professoressa che in fondo lui ha chiesto scusa per ciò che ha fatto.

Sa di aver subito una violenza, ma ha bisogno di rassicurazioni. Di conforto. Supera anche il senso di vergogna e ne parla anche con alcune compagne di scuola. Amiche che, insieme a lei, si sfogano con un'altra insegnante. Lei che poi decide di parlare con la collega con la quale Gloria si era già confidata.

Sono richieste d'aiuto, anche se la ragazzina vorrebbe forse che tutto venisse cancellato. Ma le professoresse imboccano l'unica strada che dovevano seguire: riferiscono tutto alla preside. Che il giorno dopo si presenta dai carabinieri.

Gloria, invece, le sente ancora quelle mani. Ma ora sa che non è lei a doversi sentire in colpa.

 

GEORGIA AZZALI Rassicurante e gentile. Il padre della tua migliore amica. Che incroci quasi ogni mattina, perché vive nello stesso condominio. Non aveva nulla da temere, Gloria (la chiameremo così). E poi a 13 anni hai ancora il...

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