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Processo

Parla Pesci: «Sono sul lastrico. Condannato prima della condanna»

25 febbraio 2021, 05:08

Parla Pesci: «Sono sul lastrico. Condannato prima della condanna»

ROBERTO LONGONI

Mezz'ora. Mezz'ora per contenere la sua vita e raccontare una notte che rischia di costargli anni di futuro. E che a lui già costa il presente. «Sono un uomo sul lastrico, condannato prima ancora di qualsiasi condanna» sottolinea Federico Pesci. Stretto nel suo completo informale di lana blu, Clarks marroni, l'imputato rilascia spontanee dichiarazioni, in piedi come uno studente in un'interrogazione davanti al collegio presieduto da Gennaro Mastroberardino. «Di Federico Pesci si parla da anni in quest'aula e fuori, ed è giusto che sappiate chi è. Sono anch'io un essere umano, normalissimo come la mia famiglia. E io e la mia famiglia siamo stati rasi al suolo».

Parla di sé, il 48enne imputato per violenza sessuale di gruppo e lesioni personali gravi ai danni di una 23enne la notte tra il 18 e il 19 luglio 2018 (un caso per il quale Wilson Ndu Aniyem, 53enne nigeriano, è già stato condannato in terzo grado). Racconta gli otto anni dai salesiani, il passato nelle giovanili della Santal, la passione per la neve che lo ha portato a diventare maestro di sci e quella per il mare che gli ha fatto prendere la patente nautica. «E per fare sport agonistico è necessaria la disciplina, così come per studiare. Ho cercato di fare impresa e di creare lavoro: a tempi alterni ho avuto ottimi successi. Nel momento in cui il mio socio stava morendo in giovane età, sono andato in pellegrinaggio a Santiago de Compostela: 950 chilometri a piedi per chiedere una grazia. A poco è servito... Negli ultimi anni, ho intrattenuto relazioni stabili e le donne, tutte le donne, le ho sempre rispettate, come possono testimoniare anche le mie ex fidanzate. Ho vissuto in modi educati e cristiani».

Il collegio ascolta in silenzio, immobile. Parlare da imputato di fronte a volti resi del tutto inespressivi dalle mascherine dev'essere come scalare una parete senza appigli. Pesci può solo aggrapparsi agli appunti scritti sull'agenda aperta davanti a sé. «Sono stato accusato di una violenza che nemmeno conosco. L'espressione stessa di “violenza sessuale” fa tremare il cuore. Ero così sopraffatto da questa accusa da esserne terrorizzato: e infatti ogni volta che ho aperto bocca, le mie parole sono state rigirate contro di me. Ho assistito a una reductio ad monstrum nei miei confronti. E intanto mentre ero in carcere è stata cancellata la chat con le fotografie inviate da Lucia: sono riuscito a recuperarle solo grazie ad iCloud».

La voce sa di sfogo, ma gli effetti non saranno quelli. Da uno sfogo si esce almeno sollevati. E invece Pesci dopo sembrerà più teso di prima. «Vado ai matti, ogni volta che ripenso a queste cose» ammetterà poi, durante una pausa. Infatti la tensione aumenta, quando l'imputato dà voce alla propria verità su quella notte con Lucia (nome di fantasia, come sempre sottolineato). «Lei ha deciso di cenare con me, di bere e fumare con me, di assumere cocaina e di praticare il bondage. Abbiamo fatto il bagno in piscina. Altro che “sette ore di sevizie”: non sono proprio il mandrillo descritto da qualcuno. La ragazza non è mai stata maltrattata, mai ha cercato il telefono, mai ha provato a togliersi le manette, quando le sarebbe bastato fare così (apre il cinturino dell'orologio, ndr). Era contenta. “È la serata più bella della mia vita” è arrivata a dirmi. Voleva fermarsi a dormire da me, ed è salita sul taxi dopo aver chiesto a me di riportarla a casa. La sera seguente ha risposto ai miei messaggi mandandomi le foto dei segni rimasti dalla notte con un emoticon sorridente. E a sua volta mi ha chiesto come stessi: una ragazza con un cuore proprio esagerato, se si preoccupa del violentatore. Ma cos'è a trasformarmi in un mostro da un momento all'altro?».

Il nocciolo del processo è qui. La difesa non ha mai smesso di sostenere che tutto quanto sia avvenuto quella notte sia stato consensuale. Invece, da un certo punto in poi, l'incontro avrebbe preso un'altra piega per l'accusa. «Un processo basato tutto su parole e valutazioni - dice Mario L'Insalata, uno degli avvocati di Pesci -. Non lasciamo che resti fuori qualcosa di obiettivo come i dati dei tabulati telefonici». La richiesta viene accettata: la memoria tecnica Vincenzotto viene accolta. E Fabio Anselmo, a sua volta avvocato di Pesci, la considera una buona freccia all'arco della difesa: «I tabulati ci raccontano gli spostamenti della ragazza nei giorni seguenti, una ragazza con 45 giorni di prognosi». Mentre L'Insalata, dopo aver chiesto l'acquisizione di presunte testimonianze escluse si sente rispondere dal pm Andrea Bianchi che «niente è stato aggiunto e niente tolto da questo fascicolo. Quelli a cui si riferisce sono atti relativi a un altro procedimento poi archiviato. E semmai è il gip, non il pm a dover rilasciare gli atti».

Respinta la richiesta di assumere a testimonianza amici di Pesci che avrebbero fatto da tramite per la conoscenza di Lucia. Così come di ascoltare ragazze con cui ha avuto incontri analoghi a quello tema del processo. «Sapere se Pesci è in grado di controllarsi e di rispettare la donna che ha di fronte è rilevante» aveva sottolineato Anselmo. Respinta pure l'acquisizione del protocollo d'intesa contro la violenza sulle donne siglato da Comune, forze dell'ordine, Asl, Centro antiviolenza e altri soggetti. Il collegio dà ragione agli avvocati di parte civile Livio Di Sabato, legale del Comune, e Giovanna Fava, del Centro antiviolenza. «Superfluo: già compreso dalla costituzione della parte civile» le tesi di entrambi.

Mastroberardino a questo punto dichiara chiusa la maratona dell'istruttoria dibattimentale. C'è solo il tempo perché Donata Cappelluto, avvocato di Lucia, depositi il dispositivo della sentenza del processo Aniyem. Una condanna a 5 anni e 8 mesi, con il timbro della Cassazione: ci si chiede che peso avrà su un caso per il quale si va verso la resa dei conti. Oggi sarà il giorno della requisitoria del pm Bianchi.

 

ROBERTO LONGONI Mezz'ora. Mezz'ora per contenere la sua vita e raccontare una notte che rischia di costargli anni di futuro. E che a lui già costa il presente. «Sono un uomo sul lastrico, condannato prima ancora di qualsiasi condanna» sottolinea...

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