Sei in Gweb+

Lutto

Albertini, l'imprenditore che sapeva vedere lontano

01 marzo 2021, 05:07

Albertini, l'imprenditore che sapeva vedere lontano

Paolo M. Amadasi

 

Sapeva farsi conquistare dalle meraviglie della natura. Un fiore in boccio riusciva ad incantarlo. Cosi come il volo di un airone. Oppure il vento, che soffiando increspava le distese di erba medica della sua azienda. Bruno Albertini, che si è spento ieri a 89 anni, ha sempre amato i suoi campi. Gli piaceva coltivarli, ma anche e soprattutto “viverli”. Con il suo inconfondibile sguardo, sempre attento, metteva a fuoco il particolare e pure l'orizzonte.

Capace imprenditore, disposto ad affrontare le sfide sempre nuove che si rendevano necessarie con il mutare delle regole di mercato e il passare degli anni, non limitava la sua sfera d'azione all'interno del perimetro del podere, a Malandriano, in via Felice da Mareto. Albertini era convinto dell'importanza dell'associazionismo. E per decenni si è speso in prima persona per la categoria. A partire dal caseificio al quale conferiva il latte per la trasformazione in parmigiano reggiano. È stato poi vicepresidente dell'Unione provinciale agricoltori, del Consorzio agrario di Parma e del Consorzio di bonifica.

«Non posso che ricordarlo come un ottimo collaboratore e un sincero amico - dice con voce commossa Vittorio Mutti, già presidente del Consorzio agrario -. Era preciso nei momenti facili e scrupoloso nelle situazioni più delicate. Generoso e prodigo di consigli, sapeva trovare soluzioni che andassero a vantaggio degli agricoltori e dell'azienda. Di quegli anni e di Bruno ho bellissimi ricordi».

In particolare, Albertini si spese affinché il Consorzio acquistasse il prestigioso complesso di via Gramsci, diventato poi sede, oltre che del Cap, di tante associazioni e organizzazioni agricole.

Ma l'orizzonte di Albertini andava oltre l'attività imprenditoriale. Da sempre vicino al Partito liberale, fu candidato più volte alla Camera dei deputati fra il 1972 e il 1983: dai tempi dell'amico Alberto Ferioli (avvocato reggiano eletto per quattro volte nella circoscrizione Parma, Modena, Piacenza, Reggio) a quelli più recenti di Gino Bocelli. All'interno del partito aveva instaurato ottimi rapporti con Artoni, Balestrieri e i tanti attivisti di quel periodo.

Persona pratica, di certo non uomo “dell'apparire”, ma “del fare”, era al servizio della squadra: partecipava con spirito propositivo a ogni riunione politica, ma lo si poteva vedere anche lungo le strade intento a distribuire volantini o ad affiggere manifesti.

Il suo impegno con i liberali l'aveva portato anche a memorabili disfide con il cugino Renato Albertini, senatore per il Partito comunista, consigliere regionale e anche vicesindaco di Parma. Insieme si rendevano protagonisti di interminabili discussioni, soprattutto nei giorni di sagra, attorno alla tavola riccamente imbandita da Giuseppina, la moglie di Bruno.

Al centro del loro ripetuto scambio - tutto a colpi di fioretto, mai di sciabola - era l'eterno dibattito fra marxismo e liberalismo. Oltre che cugini, Bruno e Renato erano amicissimi, per cui le reciproche frecciatine erano anche un modo per divertirsi. Ciascuno comunque fermo sulle proprie posizioni.

Un comportamento che Albertini ha mantenuto in ogni circostanza. Sempre aperto al dialogo e al confronto, era ben disposto a mediare, ma mai a rinunciare ai propri principi.

Una volta chiusa la stalla e abbandonata la produzione di latte, Bruno aveva focalizzato la propria attenzione sulla coltivazione di pomodoro da industria e di cipolle borettane, cogliendo le opportunità che la fertile terra della sua azienda poteva offrire. E aveva dedicato più tempo alla cura dell'orto.

Con il diploma di perito agrario in tasca, in gioventù aveva lavorato al Consorzio agrario, a fianco di un genetista. Lì era nata la passione per gli incroci allo scopo di dare un diverso aspetto ai bei fiori che popolavano il suo giardino. Dopo tanti infruttuosi tentativi, che riconosceva con modestia, era anche riuscito ad ibridare alcune specie. L'ultima creazione è stata il girasole dalla corolla rossa.

Un suo piccolo vanto erano poi i nespoli tedeschi, frutti dal sapore molto aspro fino a quando non sono pienamente maturi, ma che poi sprigionano un gusto indimenticabile.

 

 

Legatissimo alla famiglia, è stato sposato 63 anni con Giuseppina Ferrari, dalla quale ha avuto quattro figli. Ogni anno tornavano in chiesa a Basilicagoiano e rinnovavano il loro «sì» in occasione della tradizionale festa degli sposi.

Quello fra Bruno e Giuseppina è stato un legame molto intenso: in famiglia erano soliti ripetere che lui non sarebbe riuscito a sopravvivere senza di lei. E in qualche modo è stato così. La moglie lo ha preceduto di quattro mesi esatti: ha chiuso gli occhi il 28 ottobre. In seguito, le condizioni di salute di Bruno si erano fatte sempre più delicate. Ricoverato in ospedale una quindicina di giorni fa per una polmonite non legata al coronavirus, ma alla sua fragilità, si è spento nella notte fra sabato e ieri.

Bruno Albertini lascia i figli Maria Francesca, Bruna, Bice e Alessandro, che gli hanno regalato cinque nipoti, dei quali andava orgoglioso.

I funerali si svolgeranno domani, in forma strettamente privata, nel rispetto delle disposizioni sanitarie.

 

Paolo M. Amadasi Sapeva farsi conquistare dalle meraviglie della natura. Un fiore in boccio riusciva ad incantarlo. Cosi come il volo di un airone. Oppure il vento, che soffiando increspava le distese di erba medica della sua azienda. Bruno...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal