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CORONAVIRUS

«Febbre, difficoltà respiratorie o dolori. Ai primi sintomi sospetti chiamare il medico»

14 marzo 2021, 05:08

«Febbre, difficoltà respiratorie o dolori. Ai primi sintomi sospetti chiamare il medico»

Ai primi sintomi sospetti, come febbre, tosse, difficoltà a respirare, perdita del gusto o dell'olfatto, bisogna contattare immediatamente il proprio medico di famiglia. Vietato aspettare, perché il fattore tempo è fondamentale per combattere le conseguenze del coronavirus.

L'appello arriva dai medici di famiglia e da chi gestisce la centrale emergenze Covid. I medici poi garantiscono la presa in carico delle richieste nell'arco della stessa giornata. Ma su questo punto son diverse le lamentele di diversi pazienti sulla difficoltà nel riuscire a parlare direttamente con il proprio dottore.

«Non bisogna aspettare che i sintomi sospetti si mantengano per più giorni. Anche in fase iniziale, i pazienti devono mettersi subito in contatto con il medico di medicina generale. Non devono fare riferimento all'ospedale o accedere in modo autonomo al pronto soccorso», avverte Annalisa Volpi, direttore dell'unità operativa Emergenza territoriale dell'Ausl e coordinatore della centrale interaziendale dell'emergenza Covid.

«Il medico di famiglia può attivare le Usca o le Unità mobili multidisciplinari, oppure procedere con il consulto telefonico con uno specialista», prosegue Volpi, ricordando che «il monitoraggio tempestivo della malattia può evitare un suo aggravamento».

Esiste poi un protocollo regionale sui farmaci da usare e sulle tempistiche della loro somministrazione che deve essere rispettato.

Ma quali sono i sintomi da tenere sotto stretta osservazione? Li ricorda Farnanda Bastiani, medico di famiglia. «Febbre, di qualsiasi misura, mal di testa, brividi, stanchezza, fatica a respirare, mal di gola, dolori, dissenteria e vomito, oltre a perdita del gusto e dell'olfatto». A marzo 2020 la paura del Covid spingeva i pazienti a contattare subito il medico, «alla prima febbre ci chiamavano», ma ora non è più così. «Alcune persone con la febbre hanno aspettato anche sei giorni prima di telefonarci. Questo atteggiamento è pericoloso». E il perché è presto detto. «Il picco della carica virale si concentra nei primi giorni e contrastarlo significa ridurre la possibilità di peggioramento dell'infezione. Inoltre, le segnalazioni tardive aumentano le probabilità di diffondere il contagio in famiglia, a scuola o sul posto di lavoro», avverte Bastiani, che però cerca di tranquillizzare i pazienti. «La maggior parte dei casi Covid che ho seguito, poco meno di 150, è stata curata a casa. Solo due o tre casi hanno avuto bisogno di ricovero».

Sui tempi di risposta Bastiani garantisce che «tutti i medici di Parma sono reperibili sette giorni su sette» e che le richieste dei pazienti con sospetti sintomi di Covid «vengono evase tutte nell'arco della giornata». Per contattare il proprio medico, aggiunge, «basta un sms o un semplice Whatsapp».

Per battere il Covid è necessario che anche le persone rispettino le regole. «Ho notato un aumento dei contagi in famiglia, perché è calata l'attenzione. L'andamento della pandemia si è aggravato», conclude Bastiani. C'è poi un ultimo avvertimento. «Non esiste solo il Covid - ricorda Volpi -. Non sottovalutiamo le altre patologie». P.Dall.