Sei in Gweb+

La storia

Cristina, a caccia di straordinario nell'ordinario

di Giovanna Pavesi -

15 marzo 2021, 05:05

Cristina, a caccia di straordinario nell'ordinario

Per raccontare la straordinarietà del quotidiano (e viceversa) ha immaginato un’intervista di 15 minuti, in cui gli ospiti, che sceglie con accuratezza e metodo, rispondono alle sue domande, descrivendo l’eccezionalità della propria vita. Quei colloqui video (e a distanza), pensati la prima volta tra novembre e dicembre scorso, li ha chiamati «Extra_ordinarystory» e li ha trasformati in un format, diffuso su due profili Instagram e Facebook che portano lo stesso nome. Cristina Melegari, 29enne nata e cresciuta a Parma, laureata in Giurisprudenza e abilitata alla professione forense, nella vita fa la redattrice in un’importante rivista di settore e quando ha ideato la serie ha pensato all’unicità dei suoi interlocutori e alla profondità delle loro scelte di vita.

«Il rapporto tra ordinario e straordinario è un tema su cui rifletto da tempo, perché come tutti, ho bisogno di spunti e di un certo allenamento alla complessità, elemento che, difficilmente, si trova sui social network. Così mi sono detta: perché non lo faccio io?» ha spiegato Melegari. Che, all’origine di questa esperienza, però, colloca l’esempio di sua madre, Isabella Cantarelli, docente di Diritto ed economia, scomparsa un anno fa: «Ha saputo costellare di tantissimi gesti straordinari una vita apparentemente normale, partendo dal suo lavoro e dalla sua competenza di insegnante: vorrei che passasse il messaggio che si può essere fuori dall’ordinario anche nella propria quotidianità. Extra_ordinarystory è un modo per moltiplicare ciò che lei ha fatto, perché ovunque ha lasciato un segno».

Le sue interviste, infatti, raccontano storie di vita tutte diverse. C’è, quindi, un giovane regista, un alpinista, uno psicologo che lavora in un carcere minorile, un’operatrice della Croce rossa che dedica la sua attività ai richiedenti asilo, un’insegnante, chi ha scoperto di avere contratto l’Hiv, un giovane imprenditore, un medico, un cuoco, un’esperta di relazioni internazionali che parla di Birmania e chi descrive il mondo dei disturbi alimentari. E se sui contenuti da trattare non c’è una regola precisa, perché i temi variano, una norma c’è sulla qualità dei soggetti interpellati. Una condizione imprescindibile. «Incontro persone estremamente appassionate di ciò che fanno e competenti, elementi che permettono loro di parlare con cognizione di causa. Nelle mie interviste, infatti, chiedo sempre il percorso di studi, punto di partenza fondamentale per me», specifica Melegari.

I colloqui solitamente sono preceduti da qualche scambio di mail dove si prepara l’ossatura della conversazione, dalle domande alla caption che accompagna i video, specialmente se il tema è complesso e delicato. «È tutto frutto di un metodo mutuato dalla mia professione - specifica -. Comunico agli intervistati le domande ma non chiedo mai le risposte, sia per mantenere l’elemento sorpresa, sia per avere la possibilità di pensare ad altre curiosità sul momento. Questo lavoro parte e finisce con me: preparo tutto da sola. Non ci sono montaggi, né rivisitazioni e quello che si vede sui social è il risultato di una chiacchierata molto informale. Ed è quasi sempre un "buona la prima" (sorride, ndr)».

Felice di essere riuscita a unire le sue «due grandi passioni, nello sgomento generale», ovvero la giurisprudenza e la scrittura, con le sue interviste, Melegari vorrebbe lasciare degli spunti in chi ascolta: «Per deformazione professionale mi piace fare informazione e scelgo i miei interlocutori con grande accuratezza: prediligo le scelte forti, controcorrente, e mi attraggono le carriere non proprio lineari. Una volta posate le cuffie vorrei che si fosse imparato qualcosa».

E alla domanda su chi vorrebbe dall’altro capo del computer prossimamente non sa rispondere. «Le storie sono potenzialmente molte, perché di ordinari straordinari ce ne sono tanti, e sono la forza di questo format».

Da tempo vive e lavora a Milano, dove è riuscita a coniugare il risultato dei suoi studi al sogno della scrittura. «Quando ho passato l’esame da avvocato ho tirato un sospiro di sollievo - conclude sorridendo -. Poi, però, ho deciso di scrivere, perché l’ho sempre desiderato. Per me, scrivere è come non lavorare».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA