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La storia

Marito e moglie positivi: lei in ospedale per 5 mesi, lui per 4

di Giovanna Pavesi -

15 marzo 2021, 05:08

Marito e moglie positivi: lei in ospedale per 5 mesi, lui per 4

«Mia madre e mio padre sono sempre stati un mito, per me. Persone a cui pensavo non sarebbe mai potuto capitare nulla di grave. E che, anzi, mi avrebbero sostenuto in ogni circostanza».

I suoi genitori, Paola Cordeschi, li descrive quasi come supereroi: invincibili e molto presenti. Per questo quando, in autunno, il Covid-19 ha aggravato le loro condizioni e li ha costretti a un lungo ricovero in ospedale, si è sentita smarrita. Isabel Quiroga e suo marito Dante Francisco Cordeschi, 66 anni lei e 68 lui, si sono ammalati a un giorno di distanza.

In ospedale lei è stata portata il 19 ottobre, lui il 20. Entrambi ricoverati in condizioni molto gravi, ma senza alcuna patologia pregressa, nella struttura ci sono rimasti mesi. «Mio padre è stato dimesso il 13 febbraio, mentre mia madre è stata portata a casa il 13 marzo. Per tanto tempo non sono riuscita a vederli - racconta la figlia - Se ripenso a quanto accaduto piango, anche se queste sono lacrime di gioia».

IL RICOVERO

Sposati dal 10 dicembre 1977, i coniugi sono arrivati dall’Argentina negli anni Novanta e si sono trasferiti a Neviano degli Arduini, con i tre figli: Paola, Andres Ricardo (che ora vive in Kenya) e Ana Laura (residente in Lombardia). Lui, in pensione da agosto, nella vita faceva il trasfertista, mentre lei è sempre stata casalinga. Paola non ricorda chi dei due genitori si sia contagiato prima, né dove, ma il giorno in cui sua madre ha iniziato ad accusare i malesseri più forti, la spossatezza e i dolori le impedivano persino di condire un’insalata.

LA TERAPIA INTENSIVA

«Arrivata in ospedale è entrata subito in terapia intensiva ed è uscita a novembre, quando è stata trasferita, per una settimana, in sub-intensiva - racconta la figlia - Poi, però, è di nuovo peggiorata, il 15 dicembre, ed è tornata in terapia intensiva, da cui è uscita il 2 febbraio. Dopo un periodo di attesa in un altro reparto, il 16 febbraio è stata mandata a fare riabilitazione al don Gnocchi, dove ha fatto la riabilitazione e ha concluso la convalescenza».

LA RIABILITAZIONE

Il padre, invece, in terapia intensiva ci è rimasto «solo» 12 giorni, poi è stato trasferito per due settimane in geriatria, al Barbieri, e infine sempre nella stessa clinica per la riabilitazione. Paola, che abita di fronte ai suoi genitori, ha definito quei lunghi mesi un inferno: «Sono state ore tragiche, di attesa, miste a notti insonni. Ogni giorno, affacciarmi di fronte a casa loro era una sofferenza. Oggi, nel vederli insieme, che sembrano due ragazzini, è come se mi fosse tornata l’anima in corpo. Ed è la fine di un incubo».

Paola, madre di tre figli di 16, 14 e 2 anni, oggi non smette di dire grazie ai suoi bambini, al suo compagno Nico e ai suoceri, al sindaco del paese, Alessandro Garbasi, e a medici e operatori sanitari «che mi hanno restituito i genitori». «Ogni giorno, alle 13, chiamavano per informarmi. Sarò sempre grata al dottor Massimo Riccardi e alla dottoressa Isabella Quaranta, che ho sentito vicino. Grazie a loro e agli operatori, ho visto i miei in videochiamata, anche quando erano gravi», aggiunge Paola.

IL RITORNO A CASA

Lo scorso autunno, poco prima del ricovero dei genitori, Paola aveva iniziato un lavoro temporaneo, che ha dovuto interrompere sia per seguire la malattia dei genitori, sia perché risultata anche lei positiva. Ricorda ancora l’immagine della madre appena salita sull’ambulanza, prima di entrare in ospedale: «L’ultima volta che l’ho sentita, prima che si aggravasse, mi ha detto di stare attenta ai bambini. Quando è uscita dalla terapia intensiva non sembrava nemmeno lei. Vederla tornare a casa, ricongiungersi con mio padre e il resto della famiglia è stato come vedere la vita con altri occhi. È stato tutto difficile, ma ce l’abbiamo fatta».

 

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