Sei in Gweb+

CRAC

Ex concessionaria Bmw, 13 rinvii a giudizio e un patteggiamento

di Georgia Azzali -

16 marzo 2021, 05:08

Ex concessionaria Bmw, 13 rinvii a giudizio e un patteggiamento

Annaspava già nel 2011, la concessionaria Bmw, fallita nel 2013. Un buco da 12 milioni e mezzo, solo per quanto riguarda Parma Motors, la società a cui faceva capo la storica realtà di via Spezia (da non confondere con Parma Motors Service, l'autofficina di Stradella tuttora viva e vegeta). E ora, a più di sette anni dal crac, sono scattati 13 rinvii a giudizio e un patteggiamento firmati dal giudice Sara Micucci. A processo, come chiesto dal pm Paola Dal Monte, sono finiti l'amministratore storico Franco Madella e il suo successore, il genovese Marco Antonio Gabrielli. Soci, amministratori della vecchia Parma Motors e delle società «La Casalauto» (poi Wizard Real Estate) e Center Auto, ma anche due funzionari di Unicredit: Stefano De Angelis, Antonio D'Apice, Michele Napolitano, Veronica Iannozzi, Alberto Poletti, Franco Furani, Antonio Cosco, Stefano Valore, Andrea Di Gregorio, Paolo Ghezzi e Alessandro Testi. Il processo prenderà il via il 14 luglio. L'unico che ha deciso di chiudere i suoi conti con la giustizia è un 38enne tunisino, residente a Pomezia, ritenuto un prestanome, a cui era stato ceduto un villino a Stintino, in Sardegna: 1 anno e 10 mesi, la pena concordata e sospesa.

L'indagine, portata avanti dalla Guardia di finanza, è poi stata integrata anche dalla consulenza firmata da PricewaterhouseCoopers. Diverse le accuse di cui gli imputati dovranno rispondere, a vario titolo e in relazione al ruolo ricoperto: bancarotta fraudolenta (soprattutto), ma anche falsità ideologica e ricettazione fallimentare. A Gabrielli, in particolare, sono contestati undici capi d'imputazione.

Fu lui, secondo la procura, nella primavera del 2013, quando ormai la situazione stava precipitando e intuendo che di lì a poco avrebbe perso il controllo di Parma Motors, a mettere in piedi un'articolata operazione finanziaria che consentì di far uscire dall'azienda tutto il capitale della società «La Casalauto»: un patrimonio immobiliare di ben 25 milioni. Un piano che sarebbe andato in porto, secondo la procura, sborsando solo 77mila euro e grazie al trasferimento delle quote ai nuovi soci Stefano Valore e Andrea Di Gregorio e successivamente a Paolo Ghezzi, potendo anche contare sull'aiuto di Alessandro Testi, che avrebbe firmato la perizia del patrimonio immobiliare abbattendone il valore.

Ma Gabrielli avrebbe anche dissipato il patrimonio di Parma Motors cedendo 42 auto del valore complessivo di 368.150 euro alla società Center Auto, che versò solo 141.950 euro. Tra giugno 2012 e maggio 2013, inoltre, Parma Motors sborsò 91.446 euro per sostenere spese varie (tra affitti e carte di credito) di Antonio D'Apice, Michele Napolitano e Stefano De Angelis, persone che però non avevano alcun ruolo ufficiale in Parma Motors. Altri rivoli di soldi usciti dalle casse di una società già dissanguata.

Nel giugno 2012, poi, quando ci fu il passaggio azionario tra Madella e la Center Auto (controllata da Gabrielli), andò in scena anche una falsa vendita: motori marini e gruppi elettrogeni per circa 3 milioni di euro passati dalla Center Auto a Parma Motors. In realtà, una procedura portata a termine per non far venire a galla i conti disastrosi di Parma Motors, e a cui avrebbero preso parte Gabrielli, D'Apice e Madella. Ma l'anno prima Madella riuscì anche ad ottenere da Unicredit un finanziamento di 2.200.000 euro per «La Casalauto», in modo che la società potesse acquistare un immobile di Colorno di proprietà di Parma Motors. Un «giochino» che avrebbe consentito alla banca di far diminuire la sua esposizione debitoria nei confronti di Parma Motors, già alle corde. Ma che ha fatto precipitare nel baratro anche «La Casalauto».