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VIA COCCONCELLI

In bici travolse e uccise un pedone: patteggia, ma nessun risarcimento

19 marzo 2021, 05:08

In bici travolse e uccise un pedone: patteggia, ma nessun risarcimento

GEORGIA AZZALI

Travolto da una bicicletta. E da un destino tragicamente beffardo. Una due ruote, lanciata a tutta velocità, che lo aveva spinto a terra facendogli sbattere violentemente la testa sull'asfalto. Non aveva ancora compiuto 47 anni, Oscar Ragazzoni, modenese, ma il suo cuore aveva ceduto 24 ore dopo. Dopo quello schianto, il 10 ottobre del 2019, in Oltretorrente, mentre attraversava le strisce pedonali in via Cocconcelli. In sella alla bicicletta un ragazzo nigeriano che, da piazzale Picelli, aveva imboccato la strada contromano: il giovane, 24enne, accusato di omicidio stradale, ieri ha patteggiato 1 anno e 10 mesi, dopo l'accordo tra l'avvocato difensore Laura Ferraboschi e il pm Silvia Zannini. Il giudice Sara Micucci gli ha concesso la sospensione della pena.

Una sentenza che non può nemmeno fare assopire il dolore, ma che chiude tutto sul piano giudiziario. Il giovane non era ubriaco né aveva assunto sostanze stupefacenti e non si era rimesso sulla bici fuggendo tra i borghi. Non aveva precedenti, per cui la pena è quella che la legge «consente». «Una tragedia enorme, ma posso dire che anche il ragazzo è molto turbato», sottolinea l'avvocato Ferraboschi. I genitori di Ragazzoni e la convivente, però, hanno perso tutto: un figlio e un compagno di vita. Travolti dal lutto e da un profondo senso di ingiustizia e impotenza che si trascina da quel giorno. Il ragazzo nigeriano è stato identificato, eppure è come se fosse un fantasma, tanto che la famiglia ha rinunciato anche a costituirsi parte civile. «Le biciclette, ma anche i monopattini, mezzi che si stanno diffondendo sempre più, oppure anche gli sciatori, che potrebbero travolgere una persona scendendo a grande velocità - spiega Giancarlo Armenia, l'avvocato che assiste i familiari di Ragazzoni -, non hanno l'obbligo dell'assicurazione, con la conseguenza che se il responsabile non ha nulla dal punto di vista economico, come in questo caso, nulla si può chiedere. E quando si tratta di mezzi che non hanno l'obbligo dell'assicurazione, nemmeno il Fondo vittime della strada concede risarcimenti».

Quel giorno Ragazzoni stava rientrando dalla pausa pranzo, dopo una mattinata di colloqui di lavoro nella sede dell'Ausl, all'angolo con piazzale Picelli. Era un ingegnere informatico della Ig Consulting, società modenese del Gruppo Maps. Da Montale Rangone, dove viveva con la compagna, era venuto decine e decine di volte a Parma, in quell'angolo dell'Oltretorrente, perché l'azienda in cui lavorava era partner da anni dell'Ausl. E quel passaggio pedonale, all'altezza del bar, l'aveva calpestato in mille altre occasioni. Seminascosto da alte fioriere, tanto che diventava difficile anche solo intravvedere una bici in arrivo, per di più contromano. Ma in ogni caso la precedenza era di Ragazzoni, essendo sulle strisce. E il ragazzo, una scheggia che volava contromano, come avevano rilevato gli agenti della polizia municipale, non aveva avuto nemmeno il tempo di sterzare. Le lesioni cerebrali dell'ingegnere erano apparse subito gravissime. Qualche lieve ferita, invece, per il giovane nigeriano. Ricoverato nella Rianimazione del Maggiore, Ragazzoni aveva tenuto accese le speranze della famiglia fino al pomeriggio del giorno dopo. Quando tutto si era spento, si era accesa la luce della generosità in ricordo di Oscar: i familiari avevano deciso di donare gli organi.

Una scelta per provare a dare un senso al dolore. Poi solo la strada in salita di un lutto che non si stempera. E di un percorso giudiziario pieno di ostacoli. «Ci sarebbe un filone da percorrere in casi come questi - sottolinea l'avvocato Armenia -: citare in giudizio il ministero degli Interni perché il fatto è accaduto a causa di una persona che nel nostro Stato non ci doveva stare, visto che si trattava di un richiedente asilo che però aveva ottenuto responso negativo. Ma qui entriamo in una situazione complicatissima, anche se dal punto di vista teorico la responsabilità del ministero potrebbe sussistere».

Battaglie legali su sentieri in salita. Ipotesi di lavoro per esperti di diritto. Mentre la famiglia sta ancora annaspando per risalire la corrente.

 

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