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LA RISCOPERTA

La rinascita di Villa Picedi, dove il vescovo passava l'estate

di Stefania Provinciali -

19 marzo 2021, 05:03

La rinascita di Villa Picedi, dove il vescovo passava l'estate

Da più di vent’anni le finestre erano chiuse e la villa posta al lato orientale del Ponte Dattaro, sembrava solo memoria di un lontano vissuto, dopo la scomparsa dell’ultima proprietaria. Ora Villa Vascelli, già Picedi, si aprirà a nuova vita. Acquistata da Marella, impresa edile di Parma, guidata dai fratelli Annunciata e Massimo Marella, sarà ristrutturata secondo i confort abitativi moderni pur mantenendo la struttura originaria, sotto tutela della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici.

«Ci siamo innamorati di questo luogo con il desiderio di poterlo restituire alla città che vede nella villa un punto di riferimento storico» dice Annunciata Marella. Ripulita dopo il ventennale abbandono, porte e finestre si aprono ora sulla storia, di cui ancora la struttura architettonica e le pareti conservano traccia leggibile, espressione di quella tipologia insediativa propria del ceto nobiliare o padronale che si diffonde a partire dal XVIII secolo.

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Entrando da una porta laterale già si nota l’uso abitativo che l’ha caratterizzata tra gli anni ’20 e ’50 del Novecento, quando il complesso era giunto ad ospitare ben 23 nuclei famigliari. Ma è attraversando l’androne centrale e le stanze che la villa inizia a parlare di sé e di coloro che l’hanno abitata, fra divisioni murarie più recenti e tracce di affreschi, alcuni ben leggibili, a testimoniare gli usi e le mode del passato, quasi a voler sollecitare l’immaginario.

E’ da una relazione storico artistica della Soprintendenza competente e dal volume del Gambara sulle ville del Parmense che emergono le prime notizie.

LA PIANTA DEL 1747

Dai testi si desume che la villa sorgesse su di un preesistente caseggiato più modesto forse quello dei Dattaro, famiglia ricordata in antichi catasti. E’ una pianta e prospetto del Ponte d’Atila (oggi Ponte Dattaro), datata 1747, che attesta un Casino affiancato da ampio prato ma il complesso compare per la prima volta nell’attuale disposizione sul fronte sud della strada al «ponte d’attaro» nella mappa catastale del 1809, di proprietà dei Conti Picedi, antichi signori di Arcola e Sarzana che già alla fine del Seicento erano stati nominati Conti, dai Duchi Farnese.

La famiglia vantava esponenti di primo piano nella vita militare e religiosa. Tra questi Papirio Picedi (1528-1614) che divenne nel 1601 Vescovo di Borgo San Donnino e nel 1606 Vescovo di Parma.

Entro la seconda metà del XIX secolo con lavori di ampliamento che potrebbero aver comportato l’innalzamento di un piano, il complesso assume l’assetto attuale anche nell’aspetto decorativo, connotato con un linguaggio di chiara impronta neoclassica. Alla data del 1860 la proprietà del conte Giuseppe Picedi (1815- 1891) comprende non solo la casa ma ampi poderi circostanti. Le iniziali del proprietario CGP sono ancor oggi visibili sui due ampi cancelli d’ingresso in ferro battuto.

LA «VILLA DEL VESCOVO»

La villa in quegli anni ospitava per la villeggiatura estiva il vescovo di Parma Francesco Magani (1828- 1907) al quale il conte Giuseppe Picedi la cedeva per spirito di amicizia tanto da essere denominata nell’uso comune anche «Villa del Vescovo». Il prelato vi soggiornava volentieri alternandovi le gravi preoccupazioni epistolari con i prediletti studi storici e qualche partita a bocce insieme al Cardinal Pietro Maffi, allora rettore del seminario di Pavia, e a don Giovanni Bernardi, arciprete di Sant’Uldarico. E’ probabile che - si legge nelle pagine del Gambara - monsignor Magani e monsignor Guido Maria Conforti, allora vicario generale, abbiano contemplato da Villa Picedi i campi circostanti di proprietà dei Marchi ed abbiano prospettata l’ubicazione dell’erigendo Seminario Saveriano delle Missioni Estere.

Agli inizi del Novecento le terre sono in gran parte acquistate dalla famiglia Palmia mentre la villa e i rustici dal commendatore Ildebrando Nazzani che nel 1926 la cede alla famiglia Vascelli.

 

Ma è nelle pregevoli decorazioni a tempera, il cui genere è simile a quello presente in alcune importanti abitazioni dell’alta borghesia parmense, che si ritrova il sapore della storia e della vita.

LE DECORAZIONI

Nelle stanze del piano terreno, alle pareti e nel soffitto, si può vedere una decorazione a riquadri geometrici di colore grigio in cui sono iscritti volute con ornati floreali, strumenti musicali, figure di armigeri, uccelli nei toni dell’azzurro, del lilla del verde e dell’ocra. Lo stesso motivo accompagna lungo le rampe della scala che conduce ai piani superiori e nelle doppie volte a crociera che coprono le superfici del primo pianerottolo. Si arriva così al piano nobile dall’impianto settecentesco. Qui i riquadri sono arricchiti da medaglioni con paesaggi lacustri e montani che si ripetono nelle riquadrature delle pareti mentre ai lati delle porte finestre sormontate dallo stemma della famiglia Picedi si susseguono scene di battaglie risorgimentali come quelle di San Martino e di Solferino del 1859, permettendo così di definire l’epoca di realizzazione.

DA DANTE ALLA GHIACCIAIA

La decorazione della volta ad ombrello della Camera del Vescovo offre medaglioni con i maggiori poeti italiani: Dante, Petrarca, Ariosto e Tasso mentre nel soffitto decorato della Sala della Musica sono leggibili strumenti musicali e in quello della Sala delle Dame figure femminili.

Nel giardino un muretto è testimone della costruzione di una ghiacciaia usata per la conservazione degli alimenti.

Le finestre e i portoni per ora si richiudono su Villa Vascelli già Picedi in attesa dell’inizio dei lavori «Manterremo il più possibile quel sapore della storia che ancor oggi accoglie chi entra in questa villa» dice Massimo Marella pensando, là dove è possibile, al recupero conservativo di un brano della città ancora ben visibile.