Sei in Gweb+

La musica in lutto

Renzo Arbore: «Robi Bonardi un amico del cuore». Franco Cantarelli: «Aveva classe»

di Mara Varoli -

20 marzo 2021, 05:02

Renzo Arbore: «Robi Bonardi un amico del cuore». Franco Cantarelli: «Aveva classe»

Quel libro alla fine non lo ha scritto. Forse perché ci sarebbero volute troppe pagine per raccontare una vita in rock. Se ne è andato per San Giuseppe, Robi Bonardi. Lui che per colpa della carriera si rimproverava di non essere stato a volte un padre presente: «E invece lo è stato per me e per Jacopo - confessa il figlio Francisco - e un compagno attento per Cecilia. Mi addolora non avergli potuto stringere la mano per un'ultima volta. Ma ci siamo fatti una promessa: insieme a Jacopo, manterrò vivo il suo nome con la creazione di una Fondazione per l'arte e cercherò di completare il suo libro. In tutti ha lasciato qualcosa di magico».

Direttore artistico, pioniere alla radio, organizzatore di eventi, critico musicale, aiuto regista ma soprattutto un disc jockey. Anzi, il «padre» dei deejay. Il 29 marzo, Robi Bonardi avrebbe compiuto 70 anni, ma questo maledetto covid se lo è portato via.

Bastava sedersi a tavola con lui per cogliere la sua immensa cultura musicale. Come quella volta che al Dadaumpa aveva improvvisato una fantastica conferenza su Kurt Cobain. E i giovani che negli anni Novanta si ubriacavano di Nirvana ne erano inebriati. Ma Robi Bonardi la musica la conosceva tutta: al di là delle etichette, le sue performance erano un continuo viaggio alla scoperta dell'ultimo disco e dell'inedito. Musica su vinile e live, perché Bonardi non ha mai smesso di aiutare la musica, proponendo serate proprio per educare al rispetto di chi la musica la fa. Un impegno sociale, che Robi Bonardi ha sempre portato avanti. Instancabilmente: un «dovere», grazie al quale molti artisti oggi gli possono dire «grazie». Un creativo, che si è inventato rassegne, programmi televisivi e radiofonici. Robi Bonardi da sempre «delfino» di Renzo Arbore ha collaborato tra i tanti con Enzo Trapani, Herbert Pagani, Marco Zavattini, Carlo Massarini, Gino Castaldo, Enrico Ghezzi, Franco Cantarelli, Claudio Cecchetto, Red Ronnie. «Sono molto addolorato - dice Renzo Arbore -: è morto uno dei miei collaboratori più antichi e fedeli. Un amico del cuore. Il mio rapporto con Parma è stato sempre stato straordinario a cominciare dalla Barilla Boogie Band. Un rapporto coltivato nel tempo, grazie anche a Robi: il mio corrispondente da Parma. Era un operatore culturale, che ha fatto tutti quei mestieri necessari per andare avanti nel nostro lavoro. Una persona speciale: spero che Francisco continui la sua opera con Parma e la musica nel cuore. Spero che un giorno la vostra bella città dedichi un premio a suo nome». E Arbore ci tiene a sottolineare di essere molto vicino alla famiglia: a Francisco, a Cecilia e a Jacopo. «E adesso? - domanda - Chi mi manderà gli auguri per le mie ricorrenze?».

«Era coraggioso - sospira il produttore televisivo Franco Cantarelli -. Abbiamo lavorato insieme per tanti anni, ma non dimentico la prima volta: era il 1966 e io gestivo il negozio Davoli in via Dante. Robi era un adolescente che voleva comprarsi la batteria per suonare insieme alla sua band: i Volti. Con il tempo di cose ne abbiamo fatte, a cominciare con il torneo Davoli insieme al maestro Franco Norma. Robi Bonardi era entrato nell'associazione italiana disc jockey. Da lì ai Festival di Sanremo, dal 1979 al 1994, con l'organizzazione di Gianni e poi Marco Ravera: Bonardi si occupava degli artisti. Era molto educato e piaceva a tutti. Senza sottovalutare l'ottimo e squisito quid musicale: Bonardi la musica l'aveva nel sangue. E non ha mai litigato con nessun artista. Era bravo: oltre al gusto musicale aveva una cultura incredibile. E quando lo ascoltavi per radio, si distingueva la sua classe, insieme a una sapiente ricerca musicale. Una volta chiusa la programmazione televisiva, Festival di Sanremo, Disco per l'estate e le convention, Robi ha continuato a salire in consolle. Della persona? - chiude Cantarelli - Le sue battute tra l'italiano e il dialetto parmigiano erano insuperabili».

«Un ragazzo eternamente giovane ed entusiasta - aggiunge Franco Norma -. Seguiva sempre le manifestazioni concertistiche che organizzavamo e il Torneo Davoli, dedicato alle giovani band del beat e del rock, che ha lanciato tra i tanti il gruppo dei Corvi e dei New Trolls. Bonardi era molto appassionato: erano i primi passi della sua lunga carriera. Un ragazzo che già negli anni Sessanta sapeva guardare lontano e che ascoltava musica d'oltreoceano e quella che arrivava da Londra. È sempre stato un deejay all'avanguardia. Tant'è che per Parma è stato un animatore di serate». Anche per la Capitale della cultura, Bonardi era in prima linea: «Ho solo ricordi felici con Robi Bonardi - scrive su facebook l'assessore Michele Guerra - e, oggi il rammarico è per i progetti che avevamo in mente. Mancherà molto alla nostra città e non solo». Il cordoglio per la sua morte «è trasversale - confessa Guerra -. Nel 2019, Robi Bonardi aveva realizzato Vocedonna, un format di musica e poesia, poi ripetuto nel 2020. E senza di lui sarà difficile riproporlo, proprio perché oltre alla cultura musicale, Bonardi conosceva bene Parma e sapeva coinvolgere la sua gente. Inoltre, erano in programma delle serate sulla storia della musica e il progetto di Radio Quartiere». Consulente delle più importanti etichette discografiche, Robi Bonardi ha scritto e messo in scena lavori di teatro canzone, musical. Senza dimenticare i recital al Teatro Regio. Il regista Marco Mazzieri ha il cuore spezzato: «Non ha mai mancato la prima di un mio film - dice Mazzieri -. Se chiudo gli occhi lo vedo camminare in città, con la testa nella musica, il sorriso ingenuo e le mani nervose. La nostra era la bellissima amicizia della non frequentazione: lui a Parma e io a Roma. Ma ci sentivamo spesso: era generoso, colto anche di cinema e sapeva leggere negli occhi il tuo stato d'animo. Un guru che ha insegnato a tutti a credere nei propri sogni. L'ultima volta mi ha detto: "Ti dovrò disturbare, perché ho un'idea"». Questo era Robi Bonardi: «Se un giorno tornerai», per l'appunto.