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La tragedia in A1

Alice Viola canta tra le lacrime al funerale della sorellina Sophia

di Mara Varoli -

24 marzo 2021, 05:08

Alice Viola canta tra le lacrime al funerale della sorellina Sophia

Alice canta «Dreamer» e il refrain sembra soffocare nel pianto, come inghiottito dal dolore. Ma la musica unisce i famigliari e i tanti amici, per l'ultimo saluto a Sophia Bolsi.

Anche il parroco don Francesco Riccardi che celebra il funerale in Sant'Evasio preferisce trovare la forza nella preghiera e in quelle lunghe pause di silenzio che avvolgono la chiesa di via Monsignor Colli. Perché il pensiero di morire a 30 anni in un giorno felice nell'assurdità di un incidente in autostrada fa fatica a trovare la pace. E sui volti di mamma Monica, di papà Maurizio, della sorella Alice, dei nonni e del suo inseparabile Nicolò è già tutto scritto.

L'INCIDENTE

Una tragedia che tormenta, avvenuta giovedì a pochi chilometri dal casello di Reggio Emilia: là dove la Panda di Sophia è stata schiacciata tra due tir. Alle 8, di una normale mattina di lavoro, spenta in un dramma senza fine. E ieri, a 5 giorni di distanza, l'addio incredulo e incomprensibile per chi ha avuto il privilegio di amarla.

I FIORI E LA MUSICA

La bara di legno chiaro è ricoperta di rose e calle bianche. Qualcuno porta i girasoli, altri i tulipani e chi una carezza, a quella ragazza dagli occhi che sorridono.

«Non aver paura Sophia - ripete tra le lacrime Alice Viola, cantante - saremo tutti con te». Quel suo ultimo singolo «è la nostra canzone», sussurra ancora. Una canzone dedicata alla «bambina» che sapeva rincorrere i propri sogni e acchiapparli nella vita reale: modellista per la Max Mara, Sophia era riuscita a costruirsi un futuro di passione. Con quello sguardo pungente, che arrivava lontano: «Sophia amava tanto il suo lavoro - ricorda il compagno Nicolò -. Dopo il liceo aveva studiato da modellista prima all'Università di Rimini e poi a Bologna. Quindi, il primo impiego da Marina Rinaldi e infine l'assunzione a Max Mara». Una ragazza di sentimento, molto legata alla famiglia e ai suoi due gattoni Pablo e Leopoldo. «Sì, adorava viaggiare, ma soprattutto Sophia ballava», dice ancora Nicolò.

LA PREGHIERA

È in quell'«Ave Maria», cantata da Sara Adorni e accompagnata all'organo da Andrea Bertorelli Satomi, che il sogno sfuma nota dopo nota nella preghiera: «Ci ha abbandonato troppo alla svelta - dice don Francesco Riccardi - e l'immagine di Maria davanti alla Croce è il richiamo che dà significato all'assemblea. È nella preghiera che dobbiamo trovare la forza e la speranza: la parola come rugiada solleva ognuno di noi dalla sofferenza per la morte della nostra Sophia, che in tempi brevi ha concluso la sua esistenza terrena».

Dal libro del profeta Isaia, l'omelia è attesa: «Il dolore della morte appesantisce i nostri cuori e si rischia di pronunciare parole vuote - prosegue don Riccardi -. Abbiate fede in Dio, dice Gesù, per trovare il coraggio e guardare oltre. Tutti noi abbiamo un posto nel cuore di Dio: questa è la nostra destinazione e motivo di gioia eterna. Perché lui è la strada, la verità e la vita. Non si chiude una porta: nella tragicità della tua disgrazia, figlia mia vieni nella pienezza dell'amore».

GLI OCCHI DI SOPHIA

Una preghiera sincera e umile, così com'era Sophia: «La nostra Sophia era una combattente - confessa la sorella Alice - che ha lottato tutti i giorni per realizzare i suoi sogni. Era dolce, coraggiosa e piena di vita. Di buon animo, con un cuore molto grande, forse anche troppo umile. Sapeva ascoltare: era un'amica. Quando entrava in una stanza tutti ne rimanevano affascinati: di una bellezza rara che lasciava trasparire la forza interiore». Alice vuole ricordarla e il suo «canto» senza musica si arrampica nell'infinito distacco: «Quei suoi occhi grandi e profondi, in cui ci si poteva perdere. Occhi che ridevano - conclude la sorella -. La musica le liberava la mente: a Sophia piaceva l'arte in tutte le sue manifestazioni. E quando a fine pranzo andava in braccio a papà, tornava la bambina che era in lei. Sapeva essere molto allegra e aveva trovato il suo cammino: anche quel giorno era felice. Vorrei che sapesse che siamo tutti orgogliosi di lei». L'applauso è spontaneo e pur nel distanziamento il calore è sentito. Lunghi abbracci verso il feretro, per quella ragazza pura, come l'orchidea bianca che le sta a fianco. «Sophia è una di noi»: nessuno la vuol lasciar partire per quel suo ultimo viaggio e gli amici, i tanti amici, rimangono lì, fuori dalla chiesa, tra quei fiori che ne ricordano la sua rara bellezza.