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Tribunale

Palpeggiò la vicina, condannato 78enne

25 marzo 2021, 05:03

Palpeggiò la vicina, condannato 78enne

ROBERTO LONGONI

Il buio di quella cantina lei dice di sentirselo ancora addosso. Tanto che a rievocare quanto accadde là sotto, in un tardo pomeriggio di gennaio del 2014, ancora versa lacrime. Ha pianto in una delle scorse udienze, quando seduta al banco dei testimoni doveva rispondere alle domande che le venivano poste dalle parti. E ha pianto in silenzio in fondo all'aula anche ieri, mentre il suo avvocato, Ivano Chiesa del foro di Milano, ricostruiva quanto da lei denunciato. L'anziano vicino, una ventina d'anni più di lei, che le sbarra il passo in fondo al corridoio, la cinge con un braccio e la bacia, mentre con l'altra mano prende a toccarla: il seno e le parti intime, e intanto lei rimane paralizzata dalla sorpresa e dalla paura, sapendo che gridare sarebbe stato inutile nel palazzo semideserto. «I traumi provocati dalle violenze sessuali - ha sottolineato Chiesa - le donne li portano con sé per sempre». E di violenza sessuale si trattò anche per il collegio presieduto da Gennaro Mastroberardino, così come denunciato dalla donna che si è costituita parte civile: per questo il vicino, oggi 78enne, è stato condannato a due anni di reclusione, ma con pena sospesa e non menzione. Era quanto richiesto dal pm Ignazio Vallario. Inoltre, il pensionato dovrà pagare una provvisionale di 10mila euro (oltre alle spese processuali), mentre il risarcimento complessivo sarà il tribunale civile, in un altro processo, a stabilirlo.

Il verbo risarcire ricorre in questo processo più che in tanti altri. Perché fu lo stesso imputato a pronunciarlo. Il buio della cantina, pare che quel giorno fosse sceso per un attimo anche nella sua mente. Forse l'uomo fu preso da una sorta di raptus, tanto da non riuscire nemmeno lui a spiegare il perché di quelle avance rivelatesi violenze. Lei, incontrandolo pochi giorni dopo, fu svelta a registrarlo, mentre lui si diceva dispiaciuto e pentito. «È una cosa che nemmeno io mi spiego - disse -. Ho sbagliato, ho davvero commesso un errore madornale».

Parole ribadite anche durante le indagini, come ricordato dagli avvocati Donata Cappelluto e Salvatore Coniglio, difensori del 78enne, un ex impiegato già in pensione all'epoca dei fatti. «Già allora - ha ricordato Donata Cappelluto - il nostro assistito ha più volte dimostrato la volontà di risarcire il danno». Un pentimento di certo accettato dalla moglie dell'uomo: sua è infatti la firma che compare sull'assegno da cinquemila euro depositato a inizio udienza a Mastroberardino a titolo di offerta reale. Dalle mani del giudice è poi passato a quelle di Chiesa che a sua volta lo ha consegnato alla propria assistita. «Lo accettiamo - ha detto l'avvocato - ma lo riteniamo solo un acconto sul maggior danno». Un danno che, per la parte civile, potrebbe essere risarcito con 45mila euro (e una provvisionale di 15mila). Donata Cappelluto e Coniglio, oltre a ribadire l'atteggiamento del loro assistito, hanno chiesto una pena mite, sottolineando come «non ci fu una grave compromissione della libertà sessuale della parte offesa».

 

ROBERTO LONGONI Il buio di quella cantina lei dice di sentirselo ancora addosso. Tanto che a rievocare quanto accadde là sotto, in un tardo pomeriggio di gennaio del 2014, ancora versa lacrime. Ha pianto in una delle scorse udienze, quando seduta...

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