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Rientro a scuola

I presidi: «No ai test settimanali: per l'infanzia impensabile. Per superiori oneroso. E chi paga?»

26 marzo 2021, 05:06

I presidi: «No ai test settimanali: per l'infanzia impensabile. Per superiori oneroso. E chi paga?»

MARA VAROLI

Quella del 7 aprile è una data molto attesa per un rientro in aula nelle scuole di ogni ordine e grado. Ma purtroppo, vista la situazione, è ancora ignoto cosa accadrà il mercoledì dopo Pasqua. E in attesa che le modalità siano definite, oggi si terrà lo sciopero nazionale, con manifestazioni che toccheranno anche Parma. Il comitato della Priorità alla scuola è chiaro: «Non oltre il 7 aprile». Sarà infatti lo sciopero di studenti e docenti dalla didattica a distanza. Un rientro che sta a cuore al governo: in questi giorni, si sta persino ipotizzando l'idea di fare test per tutti gli studenti, anche per i bimbi di nidi e materne. Anche se non si è ancora capito se si tratti di tamponi antigenici o salivari. E non solo il primo giorno, ma anche uno a settimana. Giusto per monitorare la situazione.

ISTITUTI COMPRENSIVI
Un intervento di prevenzione che dovrebbe coinvolgere anche la protezione civile. «Se è questo il prezzo da pagare per rientrare a scuola lo faremo, ma - osserva l'assessore ai Servizi educativi del Comune Ines Seletti - considero la misura eccessiva: organizzativamente parlando è un piano oneroso e troppo invasivo per i bambini. Ok al test per il rientro, ma poi ripeterlo tutte le settimane per le fasce dei più piccoli diventerebbe un problema: essendo fastidioso si rischia di traumatizzare i bambini, a meno che non sia un test salivare».

«Tamponi per tutti? E chi paga? - domanda la preside dell'istituto comprensivo Bocchi Lucia Ruvidi -. Il tampone ha un costo e la scuola non se lo può permettere. Già con i detersivi e il materiale per igienizzare gli spazi la spesa è ingente». Ma soprattutto la preside Ruvidi sottolinea: «Le scuole sono chiuse da due settimane e le positività sono diminuite? Questo significa ancora una volta che la scuola non è un luogo di contagio e i dati lo dimostrano: anche quando nelle classi ci sono stati casi positivi il contagio non si è propagato. Per cui, che bisogno c'è di fare questi tamponi? Anche perché ormai gran parte degli insegnanti e del personale scolastico è vaccinato. Ci vuole coraggio e riaprire la scuola dopo Pasqua, almeno tutto il primo ciclo, se no avremo un danno enorme. Il contagio, ripeto, non è a scuola, ma all'esterno e nelle case».

È così. La scuola sta avendo davvero troppi obblighi per poter andare avanti con serenità. Ma la domanda è: ci saranno tutti i test o tamponi per gli studenti di ogni ordine e grado? «Solo nel mio istituto comprensivo Montebello ci sono tra bambini e ragazzi 1.200 alunni - ricorda la preside Alessandra Melej -. Certo, sarebbe un controllo in più poter fare i tamponi settimanali a tutti, ma a mio parere è irrealizzabile. In tutti i modi, speriamo di ritornare con la didattica in presenza il prima possibile: per i bambini delle elementari e per i bambini dell'infanzia è complicato seguire la dad, pur avendo insegnanti bravissimi, motivati e preparati». Manuela Vacante, preside dell'istituto comprensivo Parmigianino aggiunge: «Bisognerebbe capire quali oneri ci siano per la scuola e i tempi di attesa per gestire questi tamponi. L'impresa che ha portato avanti l'Ausl nelle scuole è stata eccezionale, ma farla periodicamente diventerebbe complicata. Solo al nostro comprensivo abbiamo 1.047 alunni. Senza considerare il fatto che non ci può essere l'obbligatorietà per i test periodici e molti genitori potrebbero rifiutarli. Per noi il patto tra scuola e famiglia è fondamentale».

GLI ISTITUTI SUPERIORI
Complicato fare i tamponi ai bambini, ma anche ai ragazzi diventa piuttosto impegnativo: «Non è fattibile - risponde sicura Gloria Cattani, preside del liceo Marconi -, soprattutto dal punto di vista tecnico e organizzativo. Anche perché dobbiamo pensare che ad esempio al Marconi ci sono ben 2.100 studenti: già per il tracciamento è un'operazione impegnativa per noi e per i responsabili dell'Ausl. Con un test a settimana per tutti la verifica sarebbe davvero gravosa. Dobbiamo trovare altri sistemi, alla luce del fatto che ormai è chiaro che nessuno si infetta a scuola, tant'é che in queste due settimane i contagi non sono diminuiti. In più, dobbiamo fare i vaccini e le incombenze si sommano». Conclude la preside Cattani: «È una brutta situazione. Solo se diamo importanza alla scuola, i ragazzi capiscono che il loro impegno è importante». Anche all'Itis Leonardo da Vinci il numero degli studenti è molto alto: 1.982. «L'ipotesi di fare test periodici sarebbe interessante - chiarisce la preside dell'Itis Leonardo da Vinci Elisabetta Botti -, ma bisogna vedere se nella concretezza è realizzabile. Mi auguro che la sanità pubblica possa trovare le forze e attivare un servizio di questo tipo, oltre all'impegno messo in campo per i vaccini. Insomma, pur essendo una possibile soluzione ci sono limiti forti per un'impresa del genere: non mi sembra che ci siano le condizioni per portarla a termine».

Aluisi Tosolini non è solo preside del liceo Bertolucci ma anche dell'istituto comprensivo Valceno e presidente di Asapa (Associazione scuole autonome della provincia di Parma): «Quella dei tamponi periodici è una possibilità - commenta Tosolini -, tuttavia mi piacerebbe capire come viene organizzata una campagna del genere anche nelle periferie più lontane. Senza dimenticare che i casi che abbiamo avuto a scuola sono già stati identificati come contatti di positivi. Al di là di questo, se i test settimanali ci aiuteranno a riaprire la scuola, non possiamo che essere tutti felici».

MARA VAROLI Quella del 7 aprile è una data molto attesa per un rientro in aula nelle scuole di ogni ordine e grado. Ma purtroppo, vista la situazione, è ancora ignoto cosa accadrà il mercoledì dopo Pasqua. E in attesa che le modalità siano...

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