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Mascherine rubate in ospedale, condannato un dipendente

di Roberto Longoni -

26 marzo 2021, 05:08

Mascherine rubate in ospedale, condannato un dipendente

Settanta euro per una mascherina: si dice a peso d'oro, e in questo caso non è certo un'esagerazione, se si considera quanto siano leggere sia le «chirurgiche» che le Ffp2. Leggere al punto che a decine presero il volo, sparendo dai magazzini dell'ospedale Maggiore, rubate da sciacalli pronti a speculare sull'emergenza Covid. Era la seconda metà di febbraio 2020, il momento della brusca accelerata dell'epidemia: quella che fino a poco prima era sembrata una questione cinese stava dimostrando di potersi divorare un confine dopo l'altro. Ormai, ce l'avevamo in casa.

All'improvviso, sulle porte delle farmacie parmigiane scritte cubitali presero ad annunciare l'esaurimento di gel disinfettante e protezioni individuali: ci fu chi realizzò mascherine con la carta da forno. In quei frangenti, il personale sanitario non si può certo dire che fosse impegnato a fronteggiare quel nemico subdolo e invisibile con grande abbondanza di mezzi.

I tempi erano i peggiori e intanto qualcuno decise di dare anche il peggio di sé, colpendo alle spalle chi stava in prima linea, rosicchiando le scorte della difesa comune per guadagnarci su. Mentre le mascherine andavano a ruba un po' dappertutto ci fu chi s'industriò per rubarle davvero. Arrivò una segnalazione al 117, e in poche settimane, la Guardia di finanza coordinata dal pm Emanuela Podda per quei vuoti in magazzino individuò due dipendenti dell'Azienda ospedaliera presunti responsabili dei furti.

I nomi di entrambi vennero scritti sul registro degli indagati per peculato. Oltre a loro finì nei guai anche colui che nell'«operazione Dpi» avrebbe rappresentato l'ultimo anello, il ricettatore e rivenditore al pubblico, un 31enne titolare di una sala di videopoker. All'uomo è stato concesso l'affidamento in prova ai servizi sociali.

Degli altri due, invece, il primo, un 41enne ausiliario specializzato nel trasporto dei pazienti all'interno del Maggiore, giudicato ieri con rito abbreviato dal Gup Sara Micucci è stato condannato a un anno, due mesi e 20 giorni, mentre il suo presunto complice, un 59enne operatore socio-sanitario residente a Torrile, è stato rinviato a giudizio: per lui, la prima udienza dibattimentale è stata fissata per il 20 ottobre prossimo.

Non si trattò di grandi ammanchi: all'ausiliario specializzato nel trasporto dei pazienti fu contestato il furto di sei mascherine (ma pur sempre di 420 euro di valore, se si considera il prezzo della vendita «al dettaglio» nella sala slot sotto il cui bancone vennero ritrovate) e di due flaconi di disinfettante. A loro volta difficili da reperire in quei giorni, non si sa quanto si potesse pretendere per essi.

Al 59enne, invece, furono sequestrate 43 mascherine a casa, insieme con guanti di lattice di taglia media e larga e due altri flaconi di Amuchina. Il bisogno di queste «armi» antiCovid era tale che tutto fu subito restituito al Maggiore.

L'Azienda ospedaliera nella vicenda si costituì parte civile e sospese i due dal servizio, in attesa di poter passare anche ad altre misure, quando le decisioni dei giudici diventeranno definitive. Il 41enne, a titolo risarcitorio, ieri ha anche depositato un assegno da 1.250 euro. Somma accettata da Paolo Moretti, legale dell'Azienda ospedaliera, ma solo come acconto sul maggior danno. E il danno all'azienda è stato notevole. «Sia d'immagine che morale - sottolinea l'avvocato - per non parlare poi del forte disappunto di tutti gli operatori sanitari». Il Gup ha stabilito che il danno sia da liquidare integralmente in separato giudizio civile, stabilendo però che siano già versati 1.440 euro in favore della parte civile per le spese processuali.