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Via Crucis

Quando la processione si fa in quattro

27 marzo 2021, 05:02

Quando la processione si fa in quattro

Luca Molinari

Una via Crucis in solitaria, accompagnata simbolicamente da pochi fedeli, ma celebrata in contemporanea in quattro chiese diverse, per rispettare le normative anti contagio e permettere a tutti di partecipare a questo importante momento di preghiera. Ieri sera il vescovo Enrico Solmi ha percorso l’itinerario della tradizionale via Crucis cittadina senza il tradizionale “fiume” di fedeli dietro di sé.

La partenza è avvenuta, come sempre, dalla mensa del povero di via Turchi. Il breve intervento di Maria Cecilia Scaffardi, direttrice della Caritas diocesana, ha anticipato l’inizio della preghiera. «La mensa Caritas – ha affermato – è il punto di partenza di questa via Crucis cittadina per simboleggiare tutti i luoghi e le realtà che si occupano di povertà». Il ritrovo, per tutti gli altri fedeli, era alle 19 in una delle quattro chiese-stazioni in cui è stata celebrata in contemporanea la via Crucis. Si trattava della Santissima Annunziata, di San Pietro, della Cattedrale e di San Francesco del Prato, dove si è concluso l’itinerario di monsignor Solmi.

Le funzioni celebrate nelle singole chiese sono state animate da realtà che si occupano a vario titolo della carità e di altre importanti servizi pastorali in diocesi, tra cui la pastorale sanitaria, dei giovani e degli universitari. «Quest’anno non era possibile prevedere una via Crucis “tradizionale” – ha spiegato monsignor Solmi - ma non volevamo comunque perdere l’opportunità di farla. Abbiamo così optato per questa soluzione, prevedendo quattro celebrazioni in contemporanea».

Il vescovo ha quindi invitato a riflettere sui poveri. «Le stazioni di questa via Crucis ci aiutano a riflettere sulle persone che si trovano in difficoltà – ha osservato - a chiederci se sono al centro delle nostre scelte».

I contenuti dell’enciclica di papa Francesco “Fratelli Tutti” hanno accompagnato la via Crucis. «Cristo muore in croce per noi e prende su di sé il male dell’umanità – ha proseguito il vescovo –. Dalla crocifissione nasce una forma di corresponsabilità, ognuno di noi è chiamato a farsi carico di chi è in difficoltà». Ricca di significati la conclusione in San Francesco del Prato. «E’ una chiesa ferita, che porta i segni del carcere – ha ricordato Solmi -. Ci ricorda chi si trova nel penitenziario, ma anche malati e anziani che non possono uscire e che patiscono più di altri questa situazione».

Luca Molinari Una via Crucis in solitaria, accompagnata simbolicamente da pochi fedeli, ma celebrata in contemporanea in quattro chiese diverse, per rispettare le normative anti contagio e permettere a tutti di partecipare a questo importante...

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