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Inchiesta

Le botteghe storiche di Parma: viaggio tra quelle che resistono

di Gian Luca Zurlini -

29 marzo 2021, 05:07

Le botteghe storiche di Parma: viaggio tra quelle che resistono

Quello che proponiamo è un piccolo viaggio fra le poche testimonianze superstiti rimaste della vivace storia commerciale di Parma. L'auspicio è che, a differenza di quanto accaduto a troppe altre, soprattutto nel recente passato. Perché l'anima e il volto delle storie che hanno vissuto lo lasciano intravvedere nell'originalità della loro apparenza. Che è l'esatto contrario dell'omologazione imperante caratteristica dei «brand» delle catene di vendita, ormai dilaganti in tutta Italia e nel mondo. Perché la storia di una città non la si deve tutelare soltanto attraverso le opere d'arte o i musei, comunque importantissimi. Soprattutto nei centri storici, il vissuto del passato è (o almeno dovrebbe essere) visibile anche nelle attività commerciali che hanno una lunga vita alle spalle, ormai sempre più simili a una specie animale in estinzione. Fino a non molti anni fa rappresentavano un marchio distintivo ben riconoscibile anche di Parma. Purtroppo, negli ultimi decenni, lo sviluppo del commercio ha portato all'omologazione dell'offerta commerciale e oggi, in quasi tutti i centri storici italiani, si ritrovano gli stessi marchi e le stesse insegne, poco riconoscibili e che non hanno nulla in comune con la storia del luogo. Parma in questo, purtroppo, è stata anche più veloce e meno rispettosa delle tradizioni rispetto a tante altre città di dimensioni simili. Per questo vogliamo proporre ai lettori della «Gazzetta» un panorama delle botteghe storiche "superstiti", e in particolare di quelle con insegne e vetrine che andrebbero tutelate per evitare ciò che è accaduto a tante altre.

LO «SCEMPIO» DI BATTEI

L'esempio negativo di cosa non dovrebbe mai accadere c'è stato poco più di un decennio fa, in occasione della chiusura definitiva della storica e gloriosa libreria Battei di via Cavour. Ebbene, in quella occasione, nessuno intervenne per impedire un vero e proprio scempio come la demolizione a martellate, di cui chi scrive è stato testimone diretto, della storica insegna ottocentesca in ferro battuto che campeggiava sopra alla bottega. E a questo si è aggiunto anche in seguito lo smontaggio degli antichi scaffali lignei sui quali campeggiavano i libri per fare spazio a un moderno arredamento di un negozio di lingerie di una catena nazionale poi chiuso già pochi anni dopo.

LA MEMORIA DELLA CITTÀ

In altre città, come ad esempio Lucca, Cremona e Treviso, o anche Bologna, le insegne commerciali giudicate di interesse storico e artistico sono state mantenute, indipendentemente dalle sorti dell'attività commerciale.

E sarebbe auspicabile che d'ora in poi questo avvenisse anche a Parma, dove negli ultimi anni sono stati purtroppo molti i negozi storici che hanno dovuto abbassare la saracinesca e la cui lunga storia è di fatto sparita nel nulla, senza alcuna traccia visibile rimasta, al momento della cessazione dell'attività. Un buon esempio, da seguire per il futuro, sarà quello della cappelleria Vender di piazza della Steccata, che ha chiuso dopo oltre 120 anni di ininterrotta attività e la cui suggestiva insegna e l'arredo interno saranno, a quanto annunciato, mantenuti dalla gelateria che subentrerà negli stessi locali.

LE MACELLERIE EQUINE

Non ce ne vogliano i vegetariani, ma un vero e proprio simbolo di Parma sono le macellerie equine, ancora in attività numerose anche nel centro storico. Fra queste ce ne sono due, oltre alla storica Olga di borgo Basini (che però ha nel tempo acquisito un'impronta estetica più moderna), che hanno mantenuto intatte le insegne con le quali avevano avviato la propria attività, una alla fine dell'Ottocento e l'altra agli inizi del Novecento. La prima è quella di strada dei Farnese, nel cuore dell'Oltretorrente dove una testa di cavallo posta sopra l'ingresso (che ha resistito anche a una lunga interruzione dell'attività) indica inequivocabilmente cosa si venda lì. Il negozio ha riaperto alcuni mesi fa dopo una lunga chiusura scegliendo come nome l'anno della prima apertura, vale a dire il 1881. Qui anche l'esterno è storico, con ante in legno che vengono messe a protezione della vetrina al posto di saracinesche o serrande arrivate molto dopo e simbolo di un mantenimento orgoglioso delle radici. Un merito particolare in questo caso per aver preservato questo angolo commerciale della Parma del passato va alla proprietà dei muri che non ha voluto che quella bottega ospitasse un'attività diversa da quella originaria e ha atteso con pazienza l'arrivo di un altro «cavalèr». L'unica differenza rispetto al passato è la non esposizione sulla strada dei quarti di cavallo, visibile in alcune foto d'epoca, per ovvi motivi di salvaguardia igienica. La seconda insegna che trasuda storia di Parma è invece «di qua dall'acqua» ed è quel «Carne equina» che campeggia in via Maestri, o meglio «borogh dal Gès», come dicono ancora i vecchi parmigiani: racconta con la sua semplicità e estrema visibilità quanto sia sempre stato importante il consumo di "caval pist" nella nostra città. L'auspicio è che le attività restino aperte a lungo, ma anche che entrambe le insegne possano essere poste sotto tutela per preservare una memoria importante.

LE PROFUMERIE STORICHE

A Parma la tradizione della produzione di profumi ha una storia lunga e gloriosa. E non è quindi un caso se, nell'arco di poche decine di metri da Piazza Garibaldi, si trovino ben tre botteghe storiche con insegne e vetrine che trasudano di tradizione e di eleganza. A partire da quella della «Violetta di Parma», il profumo ideato dalla Borsari di via Trento e uscito dal lavoro delle mani di centinaia di «borsaren'ne», come venivano chiamate le donne dipendenti della fabbrica, la cui insegna è stata intelligentemente preservata. Le ante di legno e l'arredamento interno sono d'epoca e raccontano di un'attività sopravvissuta fin qui alla rivoluzione commerciale. Così come «La Mammola», con insegna in vetro e ferro battuto di stile Liberty all'angolo con borgo Giacomo, che illustra bene lo stile parmigiano del primo Novecento. Infine, all'inizio di via Farini c'è un'insegna «Profumeria» con sottostante vetrina che è stata mantenuta tale e quale anche se il negozio non è più funzionante in quella collocazione: un bell'esempio di sensibilità storica che andrebbe seguito anche in altri casi.

LA MACELLERIA DI VIA XX MARZO

Un'altra insegna d'epoca che ha resistito all'avanzare della modernità è quella della macelleria di via XX Marzo: Arnaldo Spaggiari non è più da decenni il titolare dell'attività ma l'insegna e la bottega al suo interno sono state mantenute come in passato e fanno immaginare il fascino dell'antico borgo di inizio Novecento come è raffigurato da alcune fotografie.

LA LIBRERIA FIACCADORI

Sul palazzo che ospita la libreria Fiaccadori in strada Duomo campeggia l'insegna che ricorda tutta la storicità e la nobiltà di questa antica libreria, rimasta quasi per miracolo in attività in quella strada al Duomo che negli ultimi 20 anni ha visto la chiusura, con sparizione anche delle antiche insegne, della pasticceria Al Duomo, del negozio di intimo Bertolini e della pellicceria Iolanda. Ed è bello immaginare che possa rimanere lì ancora a lungo, con le sue antiche vetrine e sormontata dall'insegna originaria.

LA STORIA DI VIA FARINI

In una via Farini travolta dall'avvento della «movida» ci sono anche due altre botteghe che hanno mantenuto la stessa fisionomia che avevano più di cent'anni fa e ancora oggi sono in attività: la farmacia Guareschi, esempio quasi unico a Parma di farmacia che ha ancora scaffalature in legno e che quando è chiusa si ha un portone in legno a proteggere i propri interni. E poi la corniceria Alinovi, una palazzina su più piani nata come vetreria e che poi si è specializzata in specchi e cornici. Un esempio solitario di bottega artigiana, portata avanti da tre generazioni della stessa famiglia, che ha resistito allo stravolgimento del commercio che ha portato in pochi decenni alla chiusura di attività come la cartoleria Bozzini, la «Clinica della Penna», il negozio di articoli sportivi Alinovi, la bottega di dischi Crisopoli e via dicendo. Sono due spicchi del passato, ma anche preziosa testimonianza che rende quel tratto di strada meno anonimo rispetto ad altri luoghi del centro ormai stravolti dalla modernità, come ad esempio Piazza Ghiaia.