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OPERA LIRICA

Pélleas et Mélisande, magie nel Regio vuoto

29 marzo 2021, 05:01

Pélleas et Mélisande, magie nel Regio vuoto

LUCIA BRIGHENTI

Opera fatta di sospensioni e di distanze, di incomunicabilità e di progetti di partire mai messi in pratica, «Pelléas et Mélisande» di Claude Debussy entra in qualche modo in risonanza con questo momento storico.

Se di sospensioni e distanze si parla, come non pensare a quelle che separano lo spettacolo dal suo pubblico? Infatti, l’opera è stata registrata ieri pomeriggio in un Teatro Regio vuoto (solo qualche addetto ai lavori ha avuto la fortuna di potervi assistere in tempo reale) mentre per la sua messa in onda, su Rai5, bisognerà aspettare giovedì 22 aprile alle 21.15, nella Giornata mondiale della terra. Distanti nello spazio e nel tempo, dunque, gli spettatori dovranno avere ancora un po’ di pazienza.

Un peccato perché, nato per il teatro, questo allestimento merita di essere visto, respirato, assaporato dal vivo (come tutti forse), tanto più che l’opera è raramente proposta: a Parma era stata messa in scena solo una volta, cinquantaquattro anni fa, prima di questa nuova produzione del Regio, sospesa ai blocchi di partenza nel 2020 e finalmente realizzata per Parma Capitale Italiana della Cultura 2021.

Nell’allestimento firmato dal team creativo Barbe & Doucet (Renaud Doucet, regista e coreografo, André Barbe, scenografo e costumista, luci di Guy Simard) - giocato su confini fatti di acqua, veli che separano diversi piani della realtà, distanze apparentemente minime ma incolmabili, al limitare tra vita e morte - la vicenda di Pelléas et Mélisande acquista tutta quella magia che è già sottesa nella musica liquida di Claude Debussy, nel gioco dei timbri da lui intessuto con l’orchestra.

Se la trama potrebbe essere riassunta in poche parole, infatti, è tra le righe che si nasconde la ricchezza del dramma lirico. Tra quelle righe, Barbe & Doucet leggono Mélisande come un’anima sospesa in un limbo, che non trova la strada per passare oltre al velo, mentre il regno di Allemonde, pervaso di radici aeree e dei lunghi capelli della protagonista, è un’isola ispirata ai dipinti di Arnold Böcklin «L’Isola dei morti», ma che richiama alla mente anche «Il castello dei Pirenei» di René Magritte.

Uno spettacolo bello da vedere, che sa dare spazio a un mare di non detti, di suggestioni, di verità che non possono essere riportate a galla, proprio come l’anello di Mélisande caduto in fondo alla fontana.

L’aspetto musicale è parso altrettanto riuscito grazie alla concertazione di Marco Angius, alla guida di un’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini in ottima forma: un lavoro non facile, sia per la dislocazione dell’orchestra distanziata nella platea (da cui sono state smontate le poltroncine), sia per la natura stessa della partitura di Debussy che contrappone il tappeto sonoro orchestrale a un uso delle voci giocato tutto sulla prosodia francese.

Un equilibrio ben riuscito, anche grazie a un buon cast, formato da Monica Bacelli (Mélisande), Phillip Addis (Pelléas), Michael Bachtadze (Golaud), Bjarni Thor Kristinsson (Arkel), Jennifer Larmore (Geneviève), Silvia Frigato (Yniold) e Adriano Gramigni (Pastore, Medico). Piccolo cameo anche per il Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani.

Appuntamento da non perdere, dunque, giovedì 22 aprile alle 21.15 su Rai5.

 

IL REGISTA

Renaud Doucet, regista e coreografo, e André Barbe, scenografo e costumista, lavorano in sinergia dal 2000: da allora, hanno creato assieme oltre 30 produzioni operistiche che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali. Per «Pelléas et Mélisande», la coppia artistica si è ispirata ai temi dello spiritismo, movimento nato a Parigi alla fine del XIX secolo che si diffuse poi in tutta Europa.

«Debussy era particolarmente attratto dallo Spiritismo, - spiega Renaud Doucet - come testimoniato dalla sua ultima opera incompiuta “La Caduta della casa degli Usher”, basato sul romanzo di Edgar Allan Poe, di cui fu sia compositore che autore del libretto. Nei suoi scritti, la figlia Emma testimonia l’attrazione del padre per il mondo degli spiriti e dopo la morte cerca di entrare in contatto con lui. “Pelléas et Mélisande” è un’opera simbolista e impressionista sui conflitti irrisolti e sui cicli ininterrotti. Con André Barbe abbiamo deciso di fondare la nostra drammaturgia sull’idea di quelle entità che non possono entrare nella luce. Ritrovata sulle sponde di un fiume (forse lo Stige?), Mélisande si rivela uno spirito perduto, isolato nella propria malinconia. Come lei, ogni anima perduta ha subìto un evento talmente tragico da non riuscire più ad amare. Sono spiriti alla deriva. Dopo la brutale morte di Pelléas, anche Golaud si unisce a questa famiglia di spiriti solitari che dovranno trovare la pace prima di terminare il loro viaggio».

Storia collocata, come Debussy desiderava, al di fuori da ogni tempo e da ogni luogo, la vicenda di «Pelléas et Mélisande» prende vita in questo allestimento in un contesto ispirato ai cinque dipinti del pittore simbolista Arnold Böcklin intitolati «Die Toteninsel» (L’Isola dei morti), realizzati tra il 1880 e il 1886. «Il nostro allestimento è un’interpretazione di queste opere - racconta Doucet -. Tutti noi siamo composti da acqua per il sessanta percento del nostro peso, nasciamo dall’acqua, che è vita. La natura e l’acqua sono menzionate in quasi tutte le scene di quest’opera, per questo abbiamo creduto che dovessero assolutamente essere presenti. Circondato dal mare, il Royaume d’Allemonde è l’isola in cui i morti sono intrappolati. “Pelléas et Mélisande” è un’opera che racconta queste anime e il loro annegare: le forze della natura trascinano i personaggi negli abissi dell’amore proibito e niente è più raggiungibile, neanche attraverso la morte».

D’altra parte, il duo creativo preferisce non dare troppe indicazioni allo spettatore su come interpretare le proprie scelte: «È importante per noi lasciare che il pubblico crei da solo la propria opinione. Lo spettatore è artefice delle proprie emozioni, ed è importante per noi che sia così. Troppe informazioni in anticipo ucciderebbero la ricettività, la connessione e lo scambio con l’opera d’arte che si sta guardando e ascoltando». L. B.

 

GLI INTERPRETI

Una donna che cerca se stessa e un uomo che aspira a una vita migliore: così i due interpreti principali di «Pelléas et Mélisande» descrivono i loro personaggi, che danno titolo all’opera di Claude Debussy.

Monica Bacelli, mezzosoprano, osserva che «Mélisande è indefinita e indefinibile, una donna in cerca di se stessa che capisce qual è il proprio bene troppo tardi, quando si è già compromessa e legata a Golaud, pensando di trovare così una posizione stabile. Il regista vede la vicenda umana come un cerchio: non si trova mai la soluzione e il passato ritorna. Infatti, all’inizio Mélisande sta scappando, ha perso o forse si è liberata di una corona; allo stesso modo perderà, non si sa se per sbaglio o volutamente, l’anello. Alla fine, la sua morte è anche una rinascita».

«Tra i tanti temi dell’opera (l’incomunicabilità, il rapporto tra le persone...) - aggiunge Bacelli - credo ce ne sia anche uno che è oggi all’attenzione di tutti, ossia la violenza sulla donna e nelle comunità parentali...».

Quanto al protagonista maschile, Phillipp Addis, considerato interprete di riferimento della sua generazione per questo ruolo (che ha già affrontato più volte), osserva: «Pelléas rappresenta il desiderio, che tutti noi prima o poi proviamo, di trovare una vita migliore rispetto alla realtà in cui siamo nati. Non sa cosa ci sia oltre l’orizzonte, e non sa nemmeno come arrivarci. Quando trova la bellezza che cerca nell’attrazione proibita per sua cognata, Mélisande, deve scegliere se vivere un amore impossibile o scappare verso l’ignoto. Anche se non posso dire di aver vissuto esattamente il suo dilemma, a volte riconosco in me stesso il suo idealismo e la sua speranza in qualcosa di meglio».

Voce di baritono, Addis spiega: «Devo dire che ritengo geniale il fatto che Debussy scriva per una voce che si colloca a metà strada tra l’estensione di baritono e quella di tenore: ciò le dona una qualità raramente esplorata nell’opera, e un’ambiguità che trovo stimolante e affascinante». L. B.

 

LUCIA BRIGHENTI Opera fatta di sospensioni e di distanze, di incomunicabilità e di progetti di partire mai messi in pratica, «Pelléas et Mélisande» di Claude Debussy entra in qualche modo in risonanza con questo momento storico. Se di sospensioni...

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