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Immunità

Professioni sanitarie, ti vaccini o cambi mansione: quasi tutti d'accordo

29 marzo 2021, 05:03

Professioni sanitarie, ti vaccini o cambi mansione: quasi tutti d'accordo

MONICA TIEZZI

Eserciti una professione sanitaria ma non vuoi vaccinarti contro il Covid? Secondo le indiscrezioni trapelate sul nuovo decreto legge allo studio del Governo, potresti venire spostato in una posizione che non preveda il contatto con pazienti o malati. Manca ancora un quadro legislativo per quella che di fatto si configurerebbe come un'«obbligatorietà» al vaccino contro il coronavirus, ma c'è chi ricorda che già ora il tema è normato nel decreto legislativo 81/2008 che prevede la vaccinazione come strumento di protezione dei lavoratori gestito dal medico competente aziendale. Dall'Ordine dei medici fanno notare che c'è anche l'articolo 1 della Legge 24/17, sulla responsabilità medica e sul rischio clinico, che comporta che tutti gli esercenti le professioni sanitarie, operanti in strutture sanitarie pubbliche e private (con i medici convenzionati) sono tenuti a sottoporsi alla profilassi vaccinale per non arrecare danno agli assistiti e non sottrarre risorse professionali al servizio sanitario e alla collettività.

«D'accordissimo», dice Fabrizio Piazza, presidente dell'Ordine dei farmacisti di Parma, categoria che ha risposto molto positivamente alla campagna vaccinale. «Tanto che ora stiamo sollecitando le Regione a vaccinare anche i colleghi delle parafarmacie, inizialmente non inclusi della circolare della Regione», dice Piazza. «Che senso ha imporre ai pazienti che devono accedere all'ospedale o entrare in una Rsa il tampone di negatività e mettere gli stessi pazienti in contatto con personale potenzialmente infetto? Chi non si vuol vaccinare è giusto che sia spostato, magari temporaneamente, ad un'altra mansione. La libertà di rifiutare il vaccino finisce dove intacca il diritto alla sicurezza del prossimo», dice Piazza.

«Ai figli facciamo vaccinazioni, alcune obbligatorie. La stessa logica di buonsenso andrebbe applicata alla vaccinazione Covid - dice Marina Iemmi, presidente dell'Ordine degli infermieri di Parma - Siamo al servizio del paziente e questo significa anche non creare danni ai malati con i quali veniamo a contatto. La norma alla quale pensa il governo però dev'essere regolata legislativamente, per tutelare anche la libertà dell'individuo - aggiunge - Penso ad esempio agli operatori sanitari che, per patologia o per altre contingenze, non possono sottoporsi al vaccino. Sono casi che le aziende devono valutare attentamente, andando incontro alle esigenze dei lavoratori, come a Parma finora si è fatto».

Pur premettendo che «la percentuale di medici che hanno rifiutato il vaccino non tocca neppure l'1%», Corrado Parodi, segretario provinciale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) spiega che «bisogna risolvere legislativamente l'obbligatorietà dei vaccini nell'ottica della tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo, come recita l'articolo 32 della Costituzione». «Chi non si vaccina può costituire un pericolo per i pazienti - continua Parodi - Siamo sensibili al problema perché salvaguardare la salute dei pazienti è insito nella nostra professione. Chi non può o non vuole vaccinarsi è bene che svolga funzioni, non difficili da trovare, che non prevedano la vicinanza con i malati».

«Personalmente sono stato fra i primi a sottopormi alla vaccinazione, ma non sono d'accordo nel sostituire la volontarietà con l'obbligatorietà» dice Antonio Slawitz, presidente Snami Emilia Romagna, il Sindacato nazionale autonomo medici italiani. «Prendiamo il caso di colleghi che soffrono di allergie o con patologie per le quali il vaccino potrebbe rappresentare un rischio, o a colleghe in gravidanza che, in quel particolare momento della loro vita, non si sentono serene a sottoporsi all'immunizzazione. È giusto rispettare la possibilità di non accettare il farmaco - dice Slawitz - Inoltre, rispetto alla prima ondata di contagio, oggi abbiamo a disposizione molti più dispositivi di protezione, abbiamo imparato a tutelarci e abbiamo anche cure migliori, come dimostrano le minori vittime del Covid fra i medici negli ultimi mesi».

Per Rosalba Calandra Checco, segretaria generale della Fp Cgil Parma, quello dell'obbligatorietà della vaccinazione per i medici, almeno a Parma, è un falso problema. «In altri territori l'obiezione ai vaccini si è sentita, qui la risposta è stata ottima - dice - Nelle due aziende sanitarie quasi tutti si sono vaccinati. E dove i lavoratori hanno sollevato dubbi e mostrato resistenze, è stato utile fare incontri per dare le le giuste informazioni e rassicurazioni. Per il resto, la Cgil è stata da subito in prima linea per sollecitare ad aderire alla campagna vaccinale».

 

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