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Coronavirus

Donne e telelavoro, il rischio di correre 24 ore al giorno

31 marzo 2021, 05:04

Donne e telelavoro, il rischio di correre 24 ore al giorno

ANNA PINAZZI

Donne e smart working. Un’accoppiata vincente – speravano in molte – e, dal punto di vista professionale così è stato. Alcune hanno apprezzato la maggiore flessibilità di questa nuova modalità di lavorare, così come la possibilità di evitare i continui spostamenti da casa all’ufficio e riuscire ad organizzare meglio la propria giornata.

Molte altre, invece, hanno ammesso di «essersi sentite sull’orlo di una vera e propria crisi di nervi». Questo perché – anche se credevamo che la situazione fosse cambiata – c’è stata una piena conferma del fatto che la responsabilità della cura famigliare continui ancora a gravare in prevalenza sulle donne: figli da seguire in didattica a distanza a causa della chiusura delle scuole, genitori o parenti anziani da accudire… e intanto il tempo per loro stesse «diventa sempre meno».

Lo smart working – che per alcune è diventato «extreme working» – è stato anche, però, un punto di forza per molte realtà femminili. Tantissime le ragazze (più o meno giovani) che con il lavoro a distanza hanno rivoluzionato la loro vita e salvato, adattandosi alle complesse e difficili condizioni, il loro lavoro o la loro attività. Un’intraprendenza e tenacia tutta al femminile che dimostra come «sapersi sempre rimettersi in gioco e adattarsi alle difficoltà, sia la vera chiave per la serenità e, magari, per il successo».

ALESSANDRA NARDELLI

«Sono un’insegnante di scuola primaria, ho due bambine, una di sei anni e l’altra di appena nove mesi. Ho potuto scegliere di lavorare da casa grazie alla didattica a distanza – spiega Alessandra Nardelli – perché non avendo più possibilità di mandare la piccola all’asilo nido, era l’unica alternativa per non perdere la continuità didattica ed educativa con i miei studenti». Questa è la situazione di Alessandra, una maestra innamorata del suo lavoro, costretta a casa dalla pandemia. «Amo la mia professione da sempre, non posso immaginare un momento lontano dai miei alunni – continua commossa –. Pur di conciliare il lavoro e la famiglia ho scelto di lavorare da casa sfruttando i riposini pomeridiani di mia figlia che fortunatamente al mattino sono diventati una routine». La giornata si è rivoluzionata, così come la sua vita e quella dei suoi studenti. Il Covid per Alessandra ha portato un «impoverimento della dimensione sociale ed emotiva con una ricaduta pesante sulle dinamiche relazionali e sull’apprendimento che – spiega – sappiamo essere di gran lunga più significativo in un contesto reale come la classe». L’unico vantaggio che da madre e maestra può notare «è quello di essere riusciti a mantenere vivo il percorso scolastico, non perdendone il filo, e rimanere comunque tutti in contatto e attivi nel pensiero. La pandemia ci ha sicuramente destabilizzati, ma ci ha reso più desiderosi e attenti verso i piccoli gesti quotidiani che rendono magnifica la vita».

MARTINA MINARI

«Allenare e fare divertire facendo sport, spero possa diventare il lavoro della mia vita, ma con la pandemia, tutto è cambiato». Un sogno, quello della 23enne Martina Minari, che il Covid avrebbe potuto mettere in discussione. Ma con l’aiuto della società di pallacanestro per cui lavora e grazie alla sua passione per questo sport, è riuscita a non rinunciare ai suoi progetti. Come? «Non perdendo mai il contatto con i bambini che alleno – fa sapere – attraverso chat, video e quiz divertenti che propongo sulle pagine social della Magik Basket».

L’allenamento fisico viene sostituito da video online o videochiamate di gruppo, ma «la socialità – sottolinea la studentessa di Scienze motorie – quella non si può sostituire. In ogni caso, cerco di stare il più vicino possibile alle mie squadre in tutti i modi. Ho capito che le piccole cose sono quelle che fanno la differenza, anche un breve messaggio può migliorare i rapporti, anche con i più piccoli». Lo sport si è fermato, ma non la passione di chi, per lo sport, lavora ogni giorno anche a distanza. La giovanissima Martina non si è persa d’animo; insieme ad altri allenatori ha creato un modo di fare allenamento nuovo e diverso. Trasformando uno sport di contatto in «uno sport in cui rimanere in contatto da distanti è la cosa fondamentale. L’importante è sapere che siamo parte di una grande famiglia e che faremo di tutto per poter ripartire e divertirci in sicurezza».

ANGELA PASQUALI

Lavori diventati impensabilmente «a distanza». È il caso delle parrucchiere e in particolare di Angela Pasquali. Che per portare avanti la sua attività l'ha reinventata nei giorni di chiusura forzata. «Diventare parrucchiera online sembra strano, ma c’è molto da fare – spiega –. L’importante è non perdere mai il contatto con la clientela che ha bisogno di svago e di essere coccolata anche a distanza». Ecco che allora, nei giorni di zona rossa, il negozio di Angela si trasforma in un salone virtuale. Tramite video, dirette, post e messaggi, la parrucchiera di «La professionista di Extension» dà consigli alle clienti su capelli, maschere, acconciature e altro. «Proprio in questi periodi è importante non abbandonare le persone che, spesso, hanno un crollo emotivo e di stima. Per questo tengo molto a rassicurarle e a prendermi cura di loro anche a distanza». Le giornate in smart-working sono una cosa strana per Angela, abituata a lavorare per ore a contatto con le persone. «È strano alzarsi al mattino e non poter andare in negozio per coccolare le mie clienti, però il lavoro da casa non è certo meno impegnativo: gestisco a casa i clienti, organizzo dirette ed eventi in cui coinvolgo esperti e le clienti stesse. Per passare momenti di spensieratezza e per ricordare che la cura della persona è fondamentale sempre».

MARTINA CECI

«Ho aperto il negozio il 7 marzo 2020, la pandemia era alle porte, poi l’11 marzo hanno fatto chiudere tutte le attività commerciali: sono stata costretta a muovermi in altre direzioni». L’esperienza è quella di Martina Ceci che, a pochi giorni dall’apertura del suo «Pepe Shoes & Co», è stata costretta dalla pandemia alla chiusura. Un «fulmine a ciel sereno», pronto a mettere in dubbio la realizzazione dei suoi sogni. Ma così non è stato. Con tenacia, coraggio e «tanta voglia di mettersi in gioco», la giovane negoziante è ripartita con la sua attività totalmente a distanza.

«Mi sono lanciata a capofitto in quello che può essere lo smart working del commercio. Ho cominciato ad utilizzare i social in maniera più costruttiva e organizzata per concretizzare delle vendite e fare lavorare un minimo il negozio». Un tentativo di salvataggio che si è rivelato anche una fortuna: «Adesso sono contenta, perché le clienti a distanza e sul territorio si sono affezionate al negozio. I social sono stati una vetrina virtuale per farmi conoscere da molte persone». La ricetta del successo per Martina risiede nel motto «non mollare mai». «All’inizio non è stato facile perché alle spalle non avevo le basi di una attività solida, ma ho riscoperto tante risorse che non pensavo neanche di avere: è stata una bella sfida anche con me stessa. Spero però di tornare il prima possibile a riaprire il negozio per regalare momenti di relax alle mie clienti e tornare a ridere e scherzare con loro».

LAURA CAVALIERE

C’è anche chi, invece, non tornerebbe più indietro. «Ditemi dove devo firmare per lavorare in smart working e lo farò – ride Laura Cavaliere, impiegata 41enne –. Mai mi sarei aspettata di dover affrontare un cambiamento simile, ma ho saputo vedere il bicchiere mezzo pieno e riprogrammare la quotidianità». Una quotidianità che è rallentata, i ritmi sono più distesi e il tempo per stare con il figlio è migliorato. «Sono riuscita a lasciarmi la vita frenetica alle spalle e scandisco la giornata rispetto le otto ore di lavoro, ma al mattino posso fare colazione con mio figlio, aiutarlo con la didattica a distanza e seguirlo con maggiore cura» confida. Laura si sente «molto cambiata» perché il tempo, ora, ha acquistato tutto un altro significato. Il lavoro da casa «è vero dopo un po’ è alienante – spiega –, ci si sente staccati dalla realtà. Ma per una mamma avere più tempo per seguire la famiglia è fondamentale. Noi mamme siamo sempre sotto battuta. Così, invece si ha tutto più sotto controllo e si può essere più tranquille». Lo smart working ha obbligato Laura a fermarsi. Ad accendere pc e telefono sul tavolo di casa e non sulla scrivania dell’ufficio. «Non ho dovuto reinventare il mio lavoro, ma accettare una nuova vita in cui c’è, sì, meno spazio per me stessa, ma molto più per i miei cari e la mia famiglia».

 

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