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La lavasecco Paola chiude dopo 60 anni

31 marzo 2021, 05:05

La lavasecco Paola chiude dopo 60 anni

LORENZO SARTORIO

Alle lavandaie parmigiane, alcuni anni fa, nel quartiere San Lazzaro, fu dedicato un parco perché, in quel fazzoletto di terra tra i canali «Acqualena» e «Quarta», vi era il maggior concentramento di lavandaie che, in tutte le stagioni, chine sull’acqua, lavando quintali di panni, furono le eroiche protagoniste dell’epopea «d’il lavandäri» : un lavoro duro e faticoso tant’è che, nel mondo contadino, le donne facevano il bucato un paio di volte all’anno, in primavera ed in autunno, esattamente per Pasqua (in concomitanza con le pulizie della casa) e nel giorno di San Martino, l'11 novembre.

Negli anni, con l’avvento degli elettrodomestici e di sofisticate apparecchiature industriali, il modo di fare il bucato si è trasformato soprattutto con la nascita delle « lavanderie a secco». E proprio una delle storiche e fra le più antiche «lavasecco» parmigiane ha da poco chiuso i battenti. Si tratta della «Lavasecco Paola» di strada Farini, aperta nel 1961, esattamente 60 anni fa, da Paola Pelizzoni, dalla quale prese anche il nome. Negli anni alla fondatrice subentrarono Bianca Avanzini e Flavia Mazza alle quali si unirono Paola Tarasconi e, nel 1970, Renata Bertolini che andò in pensione nel 2018 ma che tutte le settimane faceva una capatina nella «sua» lavanderia per scambiare quattro chiacchiere con le colleghe-amiche ed i clienti ricordando i momenti trascorsi insieme. Si fa presto a dire lavanderia o lavasecco che dir si voglia. Ma, dietro queste parole, c’è un mondo che, come nel caso della «Lavasecco Paola», ha tante cose di dire e da ricordare.

Ed allora, in un elegiaco galleggiare a mezz’aria, emergono aneddoti e ricordi, anche singolari, da parte delle quattro «moschettiere del pulito». Gli amarcord di Bianca, Flavia, Paola e Renata si rincorrono come gli anni che hanno trascorso insieme. Quindi il ricordo si fa emozione come nel caso di quei giovani ai quali veniva lavata la maglietta della squadra di calcio e poi tornavano per farsi lavare il camice da medico o per far stirare i calzoni del vestito di nozze. Oppure delle mamme che consegnavano in mani sicure il completo battesimale dei loro nonni da sistemare perché dovevano battezzare il primogenito. Non solo, dunque, un negozio calato nel cuore di Parma ubicato nell’ antica «Strada dei Genovesi», ma anche un luogo dove la gente poteva scambiare due chiacchiere, confidare alle titolari qualche piccolo segreto sia amoroso che di salute o di famiglia. E poi tante altre storie: la signora che, ad una festa, incontrò un’amica che indossava lo stesso abito; un’altra, un po’ snob, che era convinta di avere acquistato un abito esclusivo e firmato ma aveva scoperto di aver fra le mani un capo "taroccato". Per non parlare dei problemi di linea di quelle signore, che dopo aver fatto lavare il vestito, si accorgevano di non starci più dentro. Ed ancora: il direttore d’orchestra che, per la sera, doveva indossare, per spirito scaramantico, proprio quella cravatta che si era accorto essere macchiata e doveva farla lavare subito, oppure, l’avvocato che doveva correre in tribunale e si accorgeva di aveva la toga impadellata. Il coro di Flavia, Bianca, Paola e Renata è all’unisono. «Il rimettere a nuovo un vestito - dicono - non era solo fare un’operazione di pulizia, ma far rivivere momenti di felicità al proprietario che doveva dopo poco indossarlo. Un grazie sincero a tutti i clienti con un grande abbraccio fatto di…. cuore, macchie e tanto unto di gomito per cancellarle». Quando chiude un’attività storica come la «Lavasecco Paola» la città, indubbiamente, si impoverisce sotto tanti punti di vista. Ma, soprattutto, perde buona parte della sua identità. Non servono sondaggi o statistiche per accorgersene. Basta guardarsi in giro.