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Immunità

Medici, infermieri e oss: il 90% si è già vaccinato

31 marzo 2021, 05:08

Medici, infermieri e oss: il 90% si è già vaccinato

MONICA TIEZZI

Arriva una stretta della Regione su medici, infermieri e oss (operatori socio sanitari) che rifiutano la vaccinazione anti-Covid.

La questione finora è stata sostanzialmente demandata ai medici aziendali, chiamati ad indagare i motivi del rifiuto e a fare opera di convincimento. Il prossimo passo sembra fare un ulteriore tentativo di persuadere i «riottosi» o dichiarare il dipendente non idoneo al contatto con i pazienti, valutando varie misure, fra le quali un cambio di mansione. Problema non da poco, in un momento in cui in corsie ad ambulatori c'è bisogno di forza lavoro per fronteggiare la terza ondata pandemica.

Ma quanti medici, infermieri e parasanitari si sono finora vaccinati? L'89,5%, calcolando la media dei dipendenti di Ausl e ospedale Maggiore.

All'Ausl è «bulgara» la percentuale di medici vaccinati: sui 411 in servizio, hanno ricevuto il farmaco (o si sono prenotati) in 398, ossia il 96,7% del totale. La percentuale scende al 95% fra gli infermieri (1.162, di cui 1.060 vaccinati o prenotati) e cala ulteriormente fra gli oss: 91,1% (321 vaccinati su 352 dipendenti). Il totale dei dipendenti Ausl vaccinati, tra sanitari, tecnici e amministrativi, è 2.762.

Solo in apparenza più basse le percentuali dei vaccinati all'ospedale Maggiore. «Si tratta di un dato “sporco” - premette il direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera-universitaria Ettore Brianti - che non tiene conto di coloro, e sono tanti, che si sono contagiati in ospedale dall'inizio della pandemia e per i quali si può presumere un'immunizzazione al virus per 3-6 mesi. La piattaforma aziendale per prenotare la vaccinazione è comunque ancora aperta e contiamo in altre adesioni».

I medici ospedalieri vaccinati o prenotati risultano oggi il 95% (696 su 733), gli infermieri l'88,9% (1682 su 1893), gli oss il 77,9%, pari a 546 su 701.

In entrambe le aziende, sono gli oss la categoria sulla quale concentrarsi per l'opera di convincimento.

«In termini assoluti, parliamo di 30 oss non vaccinati, 13 medici e un centinaio di infermieri - dice Romana Bacchi, sub-commissaria sanitaria dell'Ausl - Sono dati fermi ad una settimana fa, le adesioni continuano ad arrivare e i medici aziendali stanno lavorando per fugare dubbi e timori. C'è stato un procrastinare, più che rifiutare la vaccinazione».

Bacchi però, alla luce delle ultime indicazioni regionali, chiarisce che «il rifiuto immotivato della vaccinazione da parte del lavoratore, che non risulti basato su reali controindicazioni per la sua salute, può influenzare il giudizio di idoneità alla mansione da parte del medico competente aziendale. Al momento, prima dei provvedimenti sull'idoneità alla mansione, queste situazioni vengono affrontate dal medico competente mettendo in campo tutte le possibilità di convincimento alla vaccinazione. Stiamo facendo gli approfondimenti sui successivi percorsi da intraprendere».

«A dicembre abbiamo fatto un lavoro a tappeto e capillare nelle singole unità operative sull'importanza della vaccinazione, coinvolgendo direttori e coordinatori - dice Brianti - Ora aspettiamo l'emanazione di precise linee guida nazionali uniformi per sapere come muoversi, dopo il passaggio con i quattro medici aziendali dell'ospedale, verso chi rifiuta la vaccinazioni con motivazioni non convincenti. Personalmente - aggiunge Brianti - trovo paradossale che si debba obbligare il personale sanitario a vaccinarsi. Credo sia un'assunzione di responsabilità non solo verso i pazienti, ma anche verso se stessi e i propri familiari. E non solo per il Covid, ma per tutte le vaccinazioni suggerite».

 

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