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VIOLENZA

Sei anni di botte e minacce

01 aprile 2021, 05:05

Sei anni di botte e minacce

Ha dovuto imparare a credere in se stessa. Ha risalito la corrente per trovare la libertà, ma ce l'ha fatta Amal (la chiameremo così). Si è allontanata da quel marito violento e l'ha denunciato. Poco più di un anno di tranquillità, poi erano cominciate le prime botte, fino alla decisione di affrancarsi. E ieri l'uomo, 28enne, marocchino, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi per maltrattamenti. La scelta del rito abbreviato gli ha consentito di poter beneficiare dello sconto di un terzo. Il gup Adriano Zullo ha anche stabilito un risarcimento in via equitativa di 10mila euro per l'ex moglie, che si era costituita parte civile assistita dall'avvocato Samuela Frigeri.

Si erano sposati nell'estate del 2014, in Marocco. Poi il matrimonio era stato trascritto in Italia, perché è qui che avevano deciso di vivere. Amal gli aveva detto sì a 20 anni. Anche il primo figlio era arrivato in fretta, meno di un anno dopo. Ma nell'ottobre del 2015 anche lui era cambiato, o forse aveva cominciato a mostrarsi per ciò che effettivamente era. Si era accanito per la prima volta su Amal: calci e pugni che l'avevano costretta ad andare in Pronto soccorso e ne era uscita con una prognosi di 22 giorni.

La prima volta. Eppure era solo l'inizio di quel tunnel in cui sarebbe rimasta per anni. Pochi mesi dopo, infatti, nel gennaio del 2016, lui l'aveva colpita mentre era distesa a letto, e nemmeno si era posto il problema che in quel periodo vivevano a casa dei suoceri. Quella volta Amal aveva trovato il coraggio di denunciarlo, ma poco dopo aveva rimesso la querela. Aveva trovato anche la forza di andare a vivere da sola con il bambino, mentre lui si era accasato da un parente.

Solo sei mesi di indipendenza, però. Di ritrovata libertà. Perché alla fine del 2016 Amal l'aveva riaccolto in casa. Ma i contrasti non sono mai cessati, anche perché c'erano periodi durante i quali toccava a lei faticare per mandare avanti tutta la famiglia. Eppure, nei primi mesi del 2018, quando lei era in attesa del secondo figlio, la spinse nella vasca da bagno, distrusse la porta e le lanciò addosso un attaccapanni. Poi se ne andò. Uscì lasciandola sola, come spesso faceva.

Nei mesi successivi Amal perse il bambino. E lui rimase a lungo fuori casa. Poi una serie di rappacificazioni seguite da delusioni terribili. Liti nate sul nulla, spesso scatenate anche dal fatto che ogni tanto lui andava su di giri con la cocaina. Allora arrivavano minacce, pugni e sputi. Fino allo scorso gennaio, quando il terrore che aveva visto sul volto del figlio, aveva spinto Amal a chiedere aiuto. Ai carabinieri. Al Centro antiviolenza. Ed era cominciata la rinascita. G.Az.

 

Ha dovuto imparare a credere in se stessa. Ha risalito la corrente per trovare la libertà, ma ce l'ha fatta Amal (la chiameremo così). Si è allontanata da quel marito violento e l'ha denunciato. Poco più di un anno di tranquillità, poi erano...

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