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PARMIGIANA IN ISRAELE

Israele, Silvia Elisheva Bassi: «Il Covid? Qui è tutto aperto. Mi sento libera»

di Pierluigi Dallapina -

04 aprile 2021, 05:05

Israele, Silvia Elisheva Bassi: «Il Covid? Qui è tutto aperto. Mi sento libera»

Israele è un altro mondo. Là si sta assaporando la libertà portata dal vaccino Pfizer, mentre in Italia, fino a Pasquetta, saremo tutti in zona rossa. Poi chissà. «Qui la vita è tornata alla normalità. Le scuole sono aperte. Credo che il governo israeliano si sia mosso perfettamente fin dall'inizio». Silvia Elisheva Bassi, parmigiana che dal febbraio 2017 si è trasferita in Israele per vivere in modo più autentico la sua conversione all'ebraismo, descrive una realtà distante anni luce da quella italiana.

«Qui tutte le attività hanno riaperto: negozi, ristoranti, bar, palestre, centri commerciali. Però nei ristoranti, bar e palestre si entra solo con il certificato vaccinale, diversamente se ne può usufruire, ma rimanendo all'aperto. Nei centri commerciali possono entrare tutti anche senza certificato. Ci si può spostare ovunque nel Paese, ma tutti devono ancora utilizzare la mascherina».

In Israele hanno già ricevuto la prima dose 5,2 milioni di persone su un totale di circa 9 milioni di abitanti, mentre in Italia, su 60,5 milioni di persone, sono 10,8 milioni quelli a cui è stata somministrata la prima dose. Tra ritardi e polemiche.

«Qui ci si può riunire in famiglia o fra amici senza limiti», assicura, ma anche nel piccolo Paese mediorientale la pandemia ha lasciato il segno. «Ovviamente il Covid ha avuto un impatto non positivo sul mondo del lavoro, però il governo israeliano, dal punto di vista economico, sostiene in modo capillare la popolazione. Alcuni negozi hanno chiuso, ma gli israeliani non si lasciano abbattere per cui, al posto di un'attività commerciale, ne sono scaturite altre. Per esempio, nella mia città, Hadera, stanno aprendo con successo tanti negozi di frutta e verdura che prima non c'erano».

Grazie ai successi della campagna vaccinale «mi sento più libera e sicura», confessa. Ma ora il vero problema è tornare nella sua città natale. «Venire in Italia è quasi impossibile a causa della situazione Covid italiana, quindi non poter tornare a Parma da mia madre, che è sola, mi procura molta sofferenza».