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CRISI

Monte dei Pegni: con la pandemia +30% i prestiti. Anche a Parma

08 aprile 2021, 05:05

Monte dei Pegni: con la pandemia +30% i prestiti. Anche a Parma

SARA COLONNA

La crisi legata all'epidemia di Covid-19 colpisce ancora duro. Anche nel Parmense. Sono 300mila le persone che ogni anno in Italia si rivolgono al Monte dei Pegni. Le stime parlano di un aumento del 30% dopo il lockdown: una percentuale che vale anche per Parma.

La media dei prestiti concessi è di mille euro. Vengono impegnati soprattutto orologi, argenteria, gioielli e quadri. «Vengono le persone più bisognose che non avrebbero un accesso agli istituti di credito per un finanziamento. Il rilascio è immediato e non c’è una pratica che si dilunga nel tempo», spiega Giuseppe Gentile, direttore generale di Pronto Pegno di Banca Sistema.

TANTI ANCHE A PARMA
La coda si allunga anche in strada Baganzola, davanti al Monte dei Pegni della nostra città. «Su Parma posso confermare un aumento della operatività degli sportelli del 30% - puntualizza Gentile - però questa percentuale in più non è solo dovuta a nuovi clienti ma anche, e questo credo sia un dato positivo, ad un incremento della clientela che veniva a riscattare e a rinnovare. Solo il 5% non si è mai più ripresentato».

Un'indagine della Banca d’Italia certifica che metà degli italiani dispone di risparmi sufficienti a garantire uno standard di vita minimo solo per tre mesi. Circa il 40% delle famiglie italiane che vivono in affitto si trovano in difficoltà nei pagamenti e il 30% di quelle che hanno un mutuo o un prestito in corso faticano a corrispondere le rate.

La situazione è tanto più allarmante se si pensa che, secondo gli ultimi dati di Assopegno, anche l’identikit dei nuovi poveri è cambiato dopo Covid-19: non solo clienti bisognosi e lavoratori precari ma anche autonomi, artigiani, commercianti, avvocati e imprenditori.

DIPENDENTI E AUTONOMI
«A Parma - aggiunge Gentile - la clientela è medio alta, con uno zoccolo duro composto da lavoratori dipendenti, anche bancari e liberi professionisti». Ad esempio il barista che durante il lockdown per mesi non ha potuto fatturare, ha dovuto fare un investimento per adeguarsi alle normative di sicurezza ma non ha la liquidità sufficiente per sostenere anche i costi fissi e le tasse. Si rivolge quindi a un ente che, in un tempo medio di mezz’ora, gli dà i soldi in mano.

A giudizio di Gentile l’attività dei pegni svolgerebbe un ruolo sociale in un mercato rigidamente regolato da Bankitalia: «Se la banca pretende la dichiarazione dei redditi, cedolini, garanzie o il bilancio, per noi è uguale se un cliente è in difficoltà o meno presso il suo istituto. L’unica cosa che chiediamo al cliente è che ci lasci un bene. Una volta fatta la stima, formuliamo una proposta di importo del prestito, se questo va bene si stipula la polizza di pegno. Alla scadenza che è di tre, sei, dodici mesi a scelta, si può venire e rinnovarla oppure riscattare pagando il debito». E con la crisi un corso la persone al Monte dei Pegni potrebbero aumentare ancora.

SARA COLONNA La crisi legata all'epidemia di Covid-19 colpisce ancora duro. Anche nel Parmense. Sono 300mila le persone che ogni anno in Italia si rivolgono al Monte dei Pegni. Le stime parlano di un aumento del 30% dopo il lockdown: una...

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