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Processo

Caso Pesci, l'arringa di Anselmo: «Lucia era consenziente»

09 aprile 2021, 05:06

Caso Pesci, l'arringa di Anselmo: «Lucia era consenziente»

ROBERTO LONGONI

La perizia psichiatrica? «Un ping pong di cose dette e negate da una consulente nelle vesti di giudice. Si parla di patologie e se ne negano i sintomi». Lucia? «Metà vittima e metà dominatrice: portata a raccontare più che altro quanto si aspetta il suo interlocutore». Il processo a Wilson Ndu Anyem? «Macelleria giudiziaria». E quello a Federico Pesci? «Condotto in un clima tutt'altro che sereno: la perizia psichiatrica l'ha fatta la città di Parma. Lui per l'opinione pubblica è un mostro; si vuole condannare il reato, lo stile di vita, quello che si dipinge come un simbolo della negazione dei diritti delle donne. Ma qui non si fa politica: abbiamo in mano il destino di una persona incensurata». Difende attaccando, Fabio Anselmo. L'ha fatto per tutto il processo ed è impensabile cambi tattica proprio ora. Già che c'è, l'avvocato ferrarese attacca anche il proprio assistito, definendolo «arrogante e antipatico: lo era e lo è ancora. Ma colpevole proprio no».

È stato il giorno di Anselmo. Alle tre ore del primo atto della sua discussione si aggiungono le sei e mezzo (al netto delle pause) di ieri. Un monologo fiume, secondo nella carriera del legale solo alle sette ore e mezza per Aldrovandi. Allora Anselmo era difensore di parte civile e vinse. Oggi invece assiste un 48enne imputato di violenza sessuale di gruppo e lesioni personali per una notte a base di sesso estremo, alcol e cocaina tra il 18 e il 19 luglio 2018 nell'attico di via Emilio Lepido. Lucia (nome di fantasia come sempre ricordato), la ragazza che vi partecipò, era consenziente, secondo Anselmo e Mario L'Insalata, difensori di Pesci. Solo sul fatto che la giovane, allora 21enne, abbia varcato la soglia dell'abitazione per consumare un rapporto a pagamento con il padrone di casa concorda l'accusa. Per il resto, è muro contro muro. Lucia, per il pm Andrea Bianchi (che per Pesci ha chiesto 9 anni di reclusione) e per le parti civili, rappresentate da Donata Cappelluto (per la parte offesa), Livio Di Sabato (per il Comune di Parma) e Giovanna Fava (per il Centro antiviolenza) ha smesso di essere consenziente al bondage praticato da Pesci e Anyem entrato in scena con nuova cocaina. Il pusher nigeriano, giudicato con rito abbreviato, in Cassazione è già stato condannato a 5 anni e 8 mesi.

Anselmo riparte da dove si era fermato: dalla perizia psichiatrica su Lucia. Il nodo centrale di un processo basato sulla testimonianza della parte offesa. Anche il metodo seguito da Giuseppina Paulillo, consulente del tribunale, è contestato dall'avvocato. «I test? Si è deciso di non tenerne conto perché negavano quanto si voleva affermare con i colloqui. E invece obiettivizzano». A riprova di questa tesi, Anselmo cita più volte la Cassazione. Test al centro della contesa per la questione Qi: va ricordato che il quesito riguardava la capacità della parte offesa di rendere testimonianza. «È stato il nostro consulente, Alberto Caputo, ad accorgersi dell'errore che ha portato a 102 il 78 finale. Qui siamo di fronte a un soggetto borderline: stando alla scienza può già bastare per l'incapacità a testimoniare».

Una discussione multimediale, quella di Anselmo: in un'aula assolata ma gelida per le finestre aperte per precauzione anti Covid proietta centinaia di diapositive e fa ascoltare spezzoni di colloqui registrati per la perizia. «C'è una quantità di “non ricordo” e di risatine imbarazzante. La stessa consulente alla fine ha ammesso di non aver “descritto una persona sana”. Però non se n'è accorta subito. E come poteva capirlo Pesci la prima sera? Non è nemmeno uno psichiatra».

Quante volte ha dovuto dire basta quella notte Lucia lo ricorda, invece. «Due, tre». «E poi si è fermato?» le viene chiesto. «No, mi sono fermata io» dice lei. Una risposta che, per Anselmo, avvalora la tesi per la quale la ragazza non ebbe le mani legate tutta la notte, a volte appesa a un gancio al soffitto del quale non sarebbe stata trovata traccia. «Ma come poteva andare in bagno, immergersi in piscina e bere vino di tanto in tanto come lei stessa racconta? Era libera di fare pause e non ne ha mai approfittato per chiedere aiuto... In incidente probatorio ha risposto di non essere mai stata malmenata né minacciata. E poi quei 45 giorni di prognosi: lo stesso 19 luglio, grazie ai tabulati ottenuti da noi si è scoperto che è andata due volte in piscina a Tizzano». Vengono riprodotte intercettazioni. Lucia cambia spesso stato d'animo. Il 12 agosto con un fidanzato, ridendo (scherzava, era seria?) dice che quella notte potrebbe anche ripeterla. Si procede con un'intercettazione del primo settembre. Lucia parla della propria vita, sembra allegra. «Bello, bello tutto» dice. «Felice che lei non soffra - chiosa Anselmo -. Peccato che Federico Pesci fosse appena finito in cella d'isolamento senza saper bene perché». Se un perché ci sia stato o meno per il collegio presieduto da Gennaro Mastroberardino forse non basterà l'udienza di giovedì prossimo a rivelarlo. Anselmo non ha ancora finito la discussione, L'Insalata deve ancora cominciare. Poi, le probabili repliche.

 

ROBERTO LONGONI La perizia psichiatrica? «Un ping pong di cose dette e negate da una consulente nelle vesti di giudice. Si parla di patologie e se ne negano i sintomi». Lucia? «Metà vittima e metà dominatrice: portata a raccontare più che altro...

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