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Lutto

Addio a Daniele Furlotti: adesso riposerà nella sua Bosco

11 aprile 2021, 05:08

Addio a Daniele Furlotti: adesso riposerà nella sua Bosco

Ha smesso di battere nella notte tra giovedì e venerdì il cuore generoso di Daniele Furlotti.

L'imprenditore nel campo dell'arredamento, scomparso a 52 anni, era conosciutissimo in città e la notizia ha lasciato attoniti i tanti che ne hanno apprezzato le profonde qualità umane.

In tantissimi in queste ore si sono stretti intorno alla sua famiglia.

Lui ha, infatti, lottato come un leone contro un malore che lo aveva colpito una ventina di giorni fa e che non gli ha dato scampo.

Dire che Daniele Furlotti, per tutti Lele, fosse generoso può suonare quasi riduttivo. Era, infatti, sempre pronto a dare una mano a chi ne aveva bisogno. Nei momenti tristi, in cui chi è colpito dalla sfortuna pensa di essere solo, ecco che vedeva materializzarsi Lele. Da lui poche parole e molti fatti. Oltre a quel sorriso capace di spazzare via tutti i problemi. A volte burbero all'apparenza, aveva un cuore d'oro. Chi attraversava un momento difficile sapeva che su di lui poteva sempre contare. Per tutti era una roccia a cui aggrapparsi quando il mare è in tempesta.

Daniele era cresciuto in via Papa Giovanni XXIII, a pochi passi da via Montebello, e da giovanissimo aveva vestito la casacca della storica squadra di calcio del quartiere.

Lele aveva diversi punti fermi. Uno era la famiglia. Era legatissimo alla moglie Isa, compagna di una vita, e al figlio Simone, studente universitario, ai genitori Giuliana ed Ermanno, all'inseparabile fratello maggiore Luca e ai tanti cugini, nipoti e parenti.

«Per me era ancora più di un fratello - lo ricorda Luca -, era una parte di me. Abbiamo passato tutta la vita insieme, sostenendoci sempre l'un l'altro. Mi ha dato un affetto infinito».

Poi, c'era il lavoro. Lele era infaticabile. Non amava stare con le mani in mano e nella sua professione metteva sempre impegno e intelligenza.

Era, inoltre, una persona che aveva una sorta di venerazione, ricambiata, per gli amici. Era, infatti, un amante delle «baraccate» in compagnia, nell'accezione parmigiana del termine.

Buona tavola e battute. Momenti in cui lui metteva sempre un pizzico della sua ironia. Saper scherzare, infatti, è un'arte che lui possedeva. Anche parlando di se stesso.

Amava i cani, le passeggiate e i viaggi.

Una sua passione erano, in particolare, gli Stati Uniti d'America dov'era stato diverse volte e dove vive il suo amico Filippo Oppici, campione di deltaplano a cui Lele aveva fatto visita.

Autista infaticabile, gli piaceva passare la vacanza «on the road», uno dei modi migliori per vivere intensamente gli States.

Inoltre, gli era rimasto nel cuore un viaggio in Canada, precisamente in Quebec e a Terranova, che aveva intrapreso nel 2016. Del Nordamerica, infatti, non solo apprezzava la natura incontaminata, ma anche lo stile di vita, magari a volte un po' rude, ma schietto.

Nella sua vita il luogo più importante era, però, Bosco di Corniglio.

Aveva iniziato a frequentarlo da bambino, in villeggiatura con la sua famiglia, e in quel paese dell'Appennino aveva costruito un pezzo importantissimo della sua esistenza.

Lì, infatti, Daniele aveva conosciuto Isa e lì, dove tutti ora lo piangono, tornava ogni volta che poteva.

E proprio nel cimitero boscarino di San Lorenzo Lele, dopo il funerale che è stato celebrato ieri pomeriggio nella chiesa dello Spirito Santo, riposerà per sempre. A pochi passi da alcuni suoi amici di una vita che, come lui, sono stati strappati troppo presto ai tanti che gli volevano bene.

m.c.