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Commercio

Il nostro secondo viaggio tra le botteghe storiche di Parma

di Gian Luca Zurlini -

04 aprile 2021, 05:03

Il nostro secondo viaggio tra le botteghe storiche di Parma

Concludiamo il nostro viaggio "alla ricerca del tempo perduto" con altri esempi (non esaustivi) delle purtroppo poche botteghe storiche superstiti nel centro storico e portando anche alcuni casi in cui andrebbero tutelate le insegne esistenti anche se le attività purtroppo hanno già chiuso da tempo. Il panorama è purtroppo quello di una città che fino a questo punto ha perso senza colpo ferire gran parte dei propri negozi storici senza neppure curarsi di preservarne la memoria come invece è stato meritoriamente fatto in tanti altri capoluoghi di provincia, dove le tracce del passato e la valorizzazione delle attività superstiti sono codificate da anni.

I "PANDA" DI VIA GARIBALDI

Fra le botteghe storiche ce ne sono tre che si possono considerare delle "superstiti" rispetto al contesto in cui si trovano, quasi come dei "panda". Parliamo di via Garibaldi, dove resistono le delizie della pasticceria Torino col suo arredamento d'epoca all'interno e una vetrina identica a quella di decenni fa. A poche decine di metri c'è anche la storica camiceria Zanini, che da generazioni confeziona camicie su misura per i parmigiani ed è sormontata da un'artistica insegna che ormai è una delle poche di questa tipologia. Il terzo è la cappelleria Cavalieri, con la suggestiva insegna al neon "Borsalino" e una vetrina che trasuda tradizione e storia. Altri negozi "di lungo corso" sono Mussi, a pochi metri da barriera Garibaldi, la salumeria Garibaldi, l'abbigliamento Setti e la guanteria Cavalli, ma fino a pochi anni fa c'erano anche Fatam, la calzoleria Campanini, la pelletteria Musetti, la merceria Bruno davanti al Regio, il negozio di casalinghi Tessoni, l'abbigliamento Ricchetti: di tutti, con la chiusura, si sono perse anche tristemente le tracce.

UN "PARADISO" DEL DOLCE

Ha resistito all'avvento di centri commerciali, delle vendite online e all'assalto della modernità nel cuore del centro: è la "Casa del biscotto" di borgo Goldoni, ancora oggi un "Paradiso dei golosi" dove si possono trovare persino le mentine oltre a un assortimento senza pari di dolci. Al suo fianco un tempo c'era la gloriosa "Discoteca 33" e di fronte Castelli, mitico negozio di giocattoli e Savi abbigliamento. Sempre in tema gastronomico, va ricordata la storica panetteria Magnani di via Farini, sormontata fino a poco tempo fa da una storica insegna "Buitoni" ora purtroppo rimossa.

QUELL'ANGOLO DI BORGO COPELLI

Della serie di negozi storici che caratterizzavano borgo Copelli ("borogh d'la Giära" come lo chiamano molti parmigiani) è rimasto forse l'unico testimone: parliamo dell'"Intimo Ferro", proprio all'angolo con borgo Paggeria. Un negozio che ha ancora scaffali in legno e un assortimento da "vecchi tempi", con vetrine "a sbalzo" sul marciapiede. Al suo fianco c'erano le sementi di Moruzzi, il bar Mauro, il negozio di scarpe Abelli, la pescheria, l'antica salumeria Beghi, tutti chiusi nel giro degli ultimi 20 anni con un'accelerazione impressa dal rifacimento della Ghiaia. L'auspicio è che, nonostante la recente scomparsa del titolare, la famiglia possa portarlo avanti ancora a lungo.

BAR E EDICOLA DI TRADIZIONE

Il chiosco, incastonato nel varco della scalinata che porta in via Carducci, è l'unico particolare di via Mazzini rimasto uguale rispetto alle foto in bianco e nero che mostrano la strada prima della guerra. Fino a qualche anno fa, l'edicola era affiancata dalla storica cartoleria Margini, ma poi è rimasta orgogliosamente sola ed ora, dopo la chiusura di quella a fianco del Regio, è l'unico chiosco storico ancora in attività, "sepolto" dai giornali e punto di riferimento immutabile per gli "habitué" della lettura. Così come il bar Tubino è da più di 60 anni un punto di riferimento per il rito del caffè che ha saputo, caso quasi unico in città, superare il vortice di aperture e chiusure di questa tipologia. Tanto che "il Tubino", da marca di caffè, è diventato sinonimo stesso di caffè. E resiste ancora, con la cortesia di un servizio d'altri tempi.

ESEMPIO DA IMITARE

Fra tanti "scempi" commerciali compiuti nel corso degli ultimi decenni c'è un esempio da imitare: è quello dell'insegna dell' "Antica Farmacia San Giovanni" in via Cardinal Ferrari, che è sopravvissuta al trasferimento dell'attività in viale Mentana e campeggia ancora sulla bottega assieme alle originali ante in legno con cui si sono sempre chiusi i battenti. Un esempio che purtroppo non è stato seguito, a poche decine di metri, con la storica insegna di Bertolini, negozio di maglieria all'inizio di strada Duomo, tolta dopo la cessazione dell'attività.

LA STORIA E LA TRADIZIONE

Sempre su strada al Duomo, è dalla fine dell'800 che si affacciano le eleganti vetrine di Oliva, negozio di stampe e quadri antichi che è una vera e propria "icona" dell'immagine dell'eleganza parmigiana. Con la libreria Fiaccadori forma un binomio importante di memoria storica che tutta la città dovrebbe augurarsi abbia lunga vita.

DA 100 ANNI "BATTE IL TEMPO"

L'anno prossimo festeggerà i 100 anni di attività: e giustamente l'orologeria Ferrari si fregia con orgoglio delle proprie origini e le rivendica in vetrina e nell'insegna, appena "dé 'd'là da l'acqua" in via D'Azeglio che svetta in mezzo alle tante anonime attività che la affiancano.

INSEGNE DA TUTELARE

Chiudiamo la nostra carrellata con due insegne sulle quali andrebbe apposto un vincolo: sono il "Salone da Toeletta" di via Bixio, che proprio in questo 2021 avrebbe festeggiato i 100 anni di vita. Una festa resa impossibile dalla improvvisa scomparsa di Adriano Balestrieri, il barbiere che aveva anche riaperto dopo il Covid per raggiungere questo traguardo. L'altra è quel "Corradi Otello Cicli" che campeggia sopra la bottega in cui lavorava fino a pochi anni fa riparando biciclette Giorgio Corradi, figlio di Otello, e che quell'insegna, voluta così da suo padre, aveva ridipinto poco prima della chiusura. Sono testimonianze preziose di una storia commerciale ricca, originale e vivace che purtroppo, ai tempi di Amazon, rischia di essere messa in un angolo e accantonata, così come è avvenuto per le osterie, tutte chiuse e di cui sono state cancellate dalla memoria anche i luoghi in cui si trovavano e che per decenni sono stati punti di ritrovo fondamentali della città.