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Giulia, reduce da un tumore

«Dono venti abiti da sposa a malate oncologiche»

di Monica Tiezzi -

12 aprile 2021, 05:08

«Dono venti abiti da sposa a malate oncologiche»

Due cose sognava Yuliya Shumilova da bambina, nella sua casa di Perm, città dei Monti Urali, in Russia: l'Italia e gli abiti da sera. Per la prima sopperivano una collezione di 33 giri di Toto Cutugno, i Ricchi e Poveri, Albano e Romina e Adriano Celentano. I secondi li inventava con la mamma Gala: «Studiavo danza, balli da sala. Per andare in pista avevo bisogno di abiti luccicanti, vaporosi: paillettes e tulle, pizzo e ruches. Ma non c'erano i soldi per comperarli, così me li disegnavo e mamma li realizzava con la macchina da cucire».

Quando si dice la forza dei desideri. Oggi Yuliya (per tutti Giulia) vive in Italia ed è titolare del negozio di abiti da cerimonia «Le spose di Giulia», in Galleria Polidoro.

Una storia a lieto fine? Non proprio, o non del tutto. Perché la determinazione di Giulia è stata messa alla prova non solo per realizzare le sue ambizioni personali, ma anche per superare una dolorosa malattia. E oggi che ce l'ha fatta vuole aiutare chi ha passato il suo stesso calvario: donare abiti da sposa a malate oncologiche e dare il suo contributo al Polo oncologico dell'ospedale Maggiore.

Giulia è arrivata a Parma dalla Russia nel 2001, a 27 anni, e ha conosciuto il futuro marito fidentino, con il quale si è stabilita a Fidenza. Qui ha aperto due negozi di abbigliamento, con la cognata e la suocera. Abiti eleganti, da sera, come piacevano a lei. Sono nati Kirill, il figlio maggiore, e Sebastian, il più piccolo. Nel frattempo è morta in Russia la mamma Gala e, con i soldi della piccola eredità, Giulia nel 2013 ha aperto il suo negozio di abiti da sposa a Parma.

A novembre 2018 arriva la prima «tegola», pesante come un macigno: a Sebastian viene diagnosticato un grave problema al midollo osseo. Il piccolo, 11 anni, viene ricoverato all'ospedale Bambin Gesù di Roma. Si parla di trapianto e Giulia è in preda allo stress. Comincia a non star bene, per scrupolo fa qualche esame.

E arriva la seconda tegola, la diagnosi di un tumore. È il marzo 2019 e, mentre Sebastian migliora e, grazie a cure sperimentali, va verso le dimissioni, entra in ospedale la mamma: chemioterapia e radioterapia all'ospedale Maggiore.

«A luglio 2019 i medici scuotevano impercettibilmente la testa quando guardavano le mie lastre - ricorda Giulia - Le metastasi erano nei linfonodi e in un polmone, non pensavano che sarei arrivata a Natale, si prospettava un intervento chirurgico. Ho tenuto duro: non ho mai smesso di credere in me stessa, ho continuato le cure, ho accettato tutto e fatto amicizia con il cancro, cercando di vedere il bene nel male. Un percorso di crescita interiore che ha dato frutti».

I risultati stupiscono per primi i medici: tre biopsie consecutive confermano che il tumore è regredito, non c'è bisogno di operare. «Lo so che non posso ancora dirmi del tutto guarita, ma io mi sento così» dice Giulia, oggi 46enne.

Se le nuvole si diradano sull'orizzonte di Giulia, il temporale coronavirus sta per scatenarsi sul mondo. Chiude il negozio per le spose (e d'altronde tutti i matrimoni vengono rimandati) e Giulia deve anche rinunciare all'idea di fare volontariato per i malati oncologici (e d'altronde non sono ancora passati i cinque anni dalla malattia che sanciscono la definitiva guarigione). «Ma ho continuato sempre a pensare a come potevo essere d'aiuto» dice.

Parlando con Nunzia D'Abbiero, direttrice della Radioterapia dell'ospedale Maggiore (che Giulia definisce «uno dei miei angeli custodi durante la malattia») nasce l'idea: donare parte del ricavato di ogni abito venduto al progetto del Polo oncologico dell'ospedale. In particolare per attrezzature di radioterapia che permettono la massima personalizzazione delle cure, utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale applicata per diagnostica e terapia.

Ma Giulia vuole fare di più: «Donare almeno una ventina di abiti a malate oncologiche. Ho avuto in passato un paio di queste clienti, ricordo la loro determinazione, le prove abiti con la testa calva nascosta da un turbante. Non immaginavo che sarei diventata una di loro».

Non è - ancora - una storia a lieto fine. Il negozio chiuderà i battenti il 15 agosto, quando scadrà il contratto di affitto: «Questi due anni di pandemia mi hanno messo in ginocchio, non posso fare altrimenti. Ma spero in futuro di riaprire», dice Giulia. Intanto onorerà gli impegni presi prima della pandemia con spose che avevano già prenotato l'abito. «Di tutto quello che riuscirò a vendere prima della chiusura, il 10% andrà all'ospedale - dice Giulia - E aspetto con impazienza le spose alle quali regalerò l'abito».

Il telefono del negozio è 0521-1746232, il cellulare di Giulia 320-3338888, la e-mail lesposedigiulia@gmail.com.