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Coronavirus

Bar e ristoranti: «Ma senza di noi non si rinasce»

12 aprile 2021, 05:03

Bar e ristoranti: «Ma senza di noi non si rinasce»

GIUSEPPE MILANO

È il giorno delle riaperture di negozi e mercati, il giorno di barbieri, parrucchieri ed estetisti ma, ancora, niente caffè al bancone di un bar o un piatto di pasta al tavolo di un ristorante.

«RIAPERTURA ZOPPA»

Il ritorno in zona arancione ha tutto il sapore di una «riapertura zoppa». Senza i locali della ristorazione «tutto il settore del commercio soffre e non potrà rinascere davvero», continua a ripetere da giorni Vittorio Dall'Aglio, presidente Ascom Parma. Ma gli scenari disegnati dal decreto Aprile del governo Draghi sono questi. Il settore si augura che l'andamento della pandemia possa spingere il premier ad allentare la morsa prima, ma «le speranze devono fare i conti con la realtà. E la realtà ci dice che bar e ristoranti riapriranno non prima di maggio». L'analisi è di Andrea Nizzi, presidente di Parma Quality Restaurant e gestore del ristorante 12 Monaci, che comunque si dice «positivo. Guardiamo al prossimo mese, scavalliamo 25 aprile e Primo Maggio e poi torniamo in cucina. Ci stiamo ad aspettare, a soffrire ancora per una ventina di giorni, ma dopo ci devono assicurare che resteremo aperti». Ma anche sulle prossime feste che ci prepariamo a vivere blindati, Nizzi ha una opinione chiara. «Saranno ugualmente a rischio. La gente non ne può più di stare sola in casa e quindi si affollerà nei parchi e nelle abitazioni private. Il ristorante potrebbe essere invece un veicolo per controllare la situazione. Da noi la gente deve rispettare il distanziamento».

 

RISTORANTI, LA PRIORITÀ

Piccola consolazione per i ristoranti quella di essere stati indicati dal presidente dell'Istituto Superiore della Sanità Silvio Brusaferro come primi candidati alla ripartenza nel prossimo decreto, ma solo inizialmente per pranzo. «Non basta», replica Nizzi. «Serve la sera, anche con orari ridotti sino alle 23 o le 22,30, sennò non possiamo farcela. E poi io controllo chi metto a sedere, chi va nei supermercati sino alle 21 invece non ha lo stesso trattamento».

Per conoscere un po' di più il possibile calendario delle riaperture, che oltre a bar e ristoranti comprende anche palestre, piscine, musei, cinema e teatri, si dovrà attendere venerdì prossimo 16 aprile. Il monitoraggio aggiornato della pandemia fornirà i dati per avviare il confronto fra Stato e Regioni. Attorno al 23 aprile potrebbe poi essere scritto il nuovo decreto che dovrebbe fissare «graduali riaperture».

OBIETTIVO 2 MAGGIO

«Anche per questo motivo credo che si debba ormai guardare a maggio», commenta Nico Tamani, ristorante Vecchia Fucina di Traversetolo. «Come successo per Pasqua e Natale non penso proprio ci possano essere altre possibilità». In più «la speranza è che ci sia una vera accelerata sul fronte dei vaccini e che si possa ritornare a tavola in tranquillità. La situazione però deve cambiare perché a marzo, nonostante il servizio di asporto, il mio fatturato, ad esempio, è stato di molto inferiore al 50%».

 

BAR, SECONDA CASA

Sale sino al 70%, se si parla di introiti mancati, il conto di Emilia Rossi, barista a Baganzola. «I locali come il mio, soprattutto nelle piccole realtà delle frazioni o dei paesi, sono come delle seconde case, soprattutto per le persone anziane. Questa chiusura è una vera sofferenza, per noi e per i clienti».

«Gran parte delle persone che vengono qui non cercano solo un caffè o un aperitivo ma vogliono scacciare la solitudine», spiega sempre Emilia Rossi. «Abbiamo ad esempio una vecchietta che nei giorni più freddi entrava nel locale e si sedeva ad un tavolino. Abbiamo tentato tante volte di spiegarle che non poteva star qui ma lei diceva che non aveva altro posto dove andare». Ma guai a sgarrare con le regole «perché non vogliamo che si ammali nessuno e perché le multe possono davvero darti il colpo di grazia».

 

«CHE VOGLIA DI TORNARE!»

Dal nord al sud della città la musica non cambia. «I progetti per superare questo momento di crisi non ci sono mai mancati», spiega Marco Mascarino, titolare di un bar di via Montanara. «Abbiamo portato gli aperitivi a casa, ci siamo messi a fare gli hamburger, abbiamo proposto i pacchi natalizi o quelli per Pasqua, ma se siamo ancora in vita lo dobbiamo non tanto alle nostre idee ma ai nostri piccoli, amati amici clienti che non ci hanno mai dimenticato e ci hanno permesso di campare sino ad oggi».

«Ma ormai siamo stanchi per questa situazione ed abbiamo una voglia matta di tornare a lavorare», sottolinea Mascarino che se deve ipotizzare una data di riapertura conclude così: «ormai poco conta se lo si farà fra tre o venti giorni. Ma ci serve una data ufficiale e da quella lavorare con continuità per tutta l'estate».

«BASTA CONO INCARTATO»

«Magari evitando tutte le volte di dover incartare un cono o una coppetta come siamo costretti a fare oggi» scherza, con un filo di sarcasmo, Stefano Guizzetti, gelateria Ciacco. «I clienti non sono contenti di poter iniziare a mangiare il loro gelato quando sono ad almeno trenta metri di distanza dal negozio ed in più con i gusti schiacciati dalla confezione. È un peccato poi che si perda tutte queste settimane di bella stagione». E allora, quando si potrà, pronti ad organizzare gli spazi esterni con tavoli e sedie.

Anche perché non ci sarà ancora la Cosap, la tassa per l'occupazione del suolo pubblico. Almeno sino al 30 giugno, data finale dei ristori promessi dal Governo alle amministrazioni locali per recuperare i mancati introiti dell'imposta, sarà azzerata. Molto probabilmente si andrà ad una proroga del provvedimento ma in caso contrario, assicura l'assessore al commercio Cristiano Casa, «faremo di tutto per agevolare gli esercenti tenendo conto delle possibilità di bilancio». Massima disponibilità anche per quanto riguarda la riduzione della Tari. Ma quello che conta ora è riaprire e non chiudere più.

 

GIUSEPPE MILANO È il giorno delle riaperture di negozi e mercati, il giorno di barbieri, parrucchieri ed estetisti ma, ancora, niente caffè al bancone di un bar o un piatto di pasta al tavolo di un ristorante. «RIAPERTURA ZOPPA» Il ritorno in zona...

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