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Lutto

Ksenija, la psicologa che è stata l'ancora dei suoi pazienti

di Giovanna Pavesi -

13 aprile 2021, 05:03

Ksenija, la psicologa che è stata l'ancora dei suoi pazienti

«Ksenija era una donna straordinaria, che ha aiutato un numero incalcolabile di persone». Suo figlio Matteo la chiama ancora per nome e parla di lei commosso, ma sempre entusiasta. La descrive come una donna molto forte, che ha convissuto con mondi diversi, una professione che ha amato molto, fino alla fine, e la dote dello scrivere. Perché Ksenija Stojic, che se ne è andata qualche giorno fa, a causa di una malattia improvvisa, non è stata solo una psicologa e psicoterapeuta conosciuta e molto apprezzata (in città e non solo), ma anche un’autrice di talento. Negli anni scrisse un romanzo, «Lascia che le cose accadano», pubblicato da Europa edizioni, e una raccolta di 30 poesie, che le valsero riconoscimenti letterari.

Nata a Dubrovnik nell’aprile del 1962, quando ancora la Croazia faceva parte della Jugoslavia, dopo essersi laureata prima in Pedagogia a Sarajevo e poi a Padova in Psicologia, aveva proseguito la sua formazione in psicoterapia sistemica a Milano e in ipnosi ericksoniana alla Scuola italiana di ipnosi a Roma. «Era molto attaccata alle sue origini, in particolare alla sua città e alla madre. E anche se ha vissuto per quasi 40 anni in Italia, il suo cuore, sempre rivolto verso Ragusa (l’antico nome di Dubrovnik, ndr) era rimasto là, come testimoniano molte delle poesie che ha scritto, tutte dedicate alle sue origini», racconta ancora il figlio, nato in Italia nel 1991, a ridosso dello scoppio della guerra in Croazia, che molto segnò la famiglia.

Stojic si portava dentro due lingue, due mondi e tanti pezzi di vita. Come quelle dei suoi pazienti, affranti e disorientati dopo la scoperta della sua scomparsa. «Quando l’hanno saputo erano increduli, anche perché tutti pensavano sarebbe tornata. Ora sono sconvolti - racconta, infine, Nadia Petrolini, amica e collega da sempre -. Alle persone ha dato tanto, insegnando un modo di pensare alternativo e costruendo percorsi diversi. A loro, telefonicamente, ha risposto fino a quando ha potuto. Penso che anche dopo la morte non perdiamo mai nessuno davvero se una parte resta viva nel nostro cuore. Ksenija resterà nel mio, come in quello dei suoi pazienti. Per sempre».