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FIDENZA

La cassa integrazione? Prova a «integrarla» con lo spaccio: arrestato

di Roberto Longoni -

13 aprile 2021, 05:05

La cassa integrazione? Prova a «integrarla» con lo spaccio: arrestato

Un incidente stradale. E poi un altro: due auto distrutte e sempre per colpa di chi le guidava, ossia la moglie: nessuna possibilità di risarcimento, quindi. In mezzo la pandemia, con la cassa integrazione cominciata allo scoccare del primo lockdown e mai più sospesa, mentre l'affitto restava (resta) comunque da pagare, con luce, acqua e gas, e i figli da mantenere, senza poter contare sull'aiuto del resto della famiglia lontano, oltre l'Oceano, magari alle prese a sua volta con i propri guai. E infine l'arresto, sabato pomeriggio.

Tutto nel giro di pochi mesi: una serie di batoste per le quali alla domanda del giudice Paola Artusi, l'uomo si è presentato piuttosto frastornato. Tanto da rispondere lì per lì, complice forse un italiano non proprio impeccabile, che la droga non solo la spaccia, ma anche la consuma. Poi ha rettificato, spiegando che con la cocaina cercava solo di integrare il reddito, troppo magro per chi deve mandare avanti la baracca.

È della polvere bianca trovata dai carabinieri in possesso di un 37enne sudamericano che si parla. Tre grammi circa nel vano portaoggetti della sua utilitaria nel parcheggio della Coop. E altri sette scovati dai militari subito dopo, durante la perquisizione dell'appartamento in cui il sudamericano abita a Fidenza con la moglie e i due figli. «Non lo farò più, lo giuro» ha dichiarato, scoppiando in un pianto improvviso seduto al banco degli imputati, davanti al giudice e al pm Elena Riccardi. Ma ha voluto anche spiegare come sia potuto arrivare a tanto.

Il bilancio (e la serenità) familiare pare che abbiano risentito enormemente dei due incidenti stradali. Dopo il primo schianto, la necessità di comprare l'auto, a sua volta distrutta in un tamponamento dalla moglie, ha non solo spazzato via i pochi risparmi, ma ha creato un mare di debiti. Una situazione dalla quale per ora l'uomo (che per non restare del tutto a piedi ha dovuto acquistare un'utilitaria di straoccasione) non vede via d'uscita. Da qui il tentativo di spacciarsi per spacciatore: prova di scarso successo, visto che i carabinieri lo avrebbero individuato in breve tempo.

«Ero disperato: che cosa potevo fare?» ha domandato lui, per poi aggiungere: «Non potevo mica andare a rubare...». Come se vendere droga non fosse reato. Gli è stato fatto notare e lui a quel punto ha promesso di voler abbandonare per sempre qualsiasi velleità da narcos, per quanto micro e improvvisato. A sottolineare l'indole non proprio criminale del proprio assistito, l'avvocato Christian Oppici, chiedendo i termini a difesa, ha ricordato come nei dieci anni di permanenza in Italia non sia mai finito nei guai prima. Inoltre, il legale ha sottolineato l' impegno del 37enne nel volontariato. Impegno tra l'altro cresciuto durante la pandemia. In attesa che si tenga il processo per direttissima, il pm ha chiesto che l'uomo stia agli arresti domiciliari. Il giudice, accogliendo le richieste del difensore, ha invece stabilito che sia sottospo solo all'obbligo di firma dai carabinieri.