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Poeta

Alla «Famija» spunta una foto con dedica di Pezzani

14 aprile 2021, 05:01

Alla «Famija» spunta una foto con dedica di Pezzani

LORENZO SARTORIO
«Ruga in t’al granär e ‘t cat na sopresa». Tutti sanno, o meglio gli anziani sanno, che nei solai (oramai quasi scomparsi dalle case moderne) si annidavano oggetti, vecchi ricordi, cartoline e foto che erano finiti lì per chissà quale motivo. Ed il rovistare nei solai, specie per i ragazzi di ieri, rappresentava sempre una forte emozione. Si entrava nel mondo del magico e del mistero ovattato dal quell’odore di naftalina, da tendine di ragnatele e da quei silenzi che rendevano i solai ancor più misteriosi e, dai cui angusti finestrini, si dominava il mondo sotto casa. 
A Claudio Cavazzini, presidente della «Famija Pramzana», nei giorni scorsi, è successa la stessa cosa. Ossia, nel solaio del suo sodalizio, ha rinvenuto un oggetto davvero molto importante e significativo. Tra ingiallite scartoffie e quadri accatastati l’uno sull’altro, incipriati di polvere, Cavazzini, ha rinvenuto una foto incorniciata di Renzo Pezzani con tanto di dedica alla «Famija». Così, nel 1951, poco prima della sua morte, il massimo poeta dialettale parmigiano vergò la sua foto con queste parole: «La Famija Pramzana è un organismo vivo e giovane che onora Parma e io le appartengo». 
La foto fu scattata nello «Studio Nazionale» di Torino nel 1935. Pezzani, che a quei tempi risiedeva nel capoluogo piemontese, molto probabilmente, nel 1951, fu invitato ad aderire al sodalizio, allora con sede in Strada Duomo e nato nel locale di Pepèn in borgo Sant’ Ambrogio «na sira ‘d farvär dal ‘47 dal cor äd poc pramzàn». 
Un’associazione nata, dunque, come una di quelle profumate violette parmigiane che sbocciano in primavera e che in seguito la «Famija» decise facesse e parte, con l’antelamico Battistero, del suo magnifico logo. D’ora innanzi la preziosa foto campeggerà al posto d’onore nella «Sala Barilla» che, come gli altri locali della sede del sodalizio, sono stati fatti sistemare al meglio per offrire un’accoglienza ancor più gradevole ai soci di tutte le età e a quegli eventi culturali che da tempo caratterizzano l’associazione di Viale Vittoria. 
La foto di Pezzani, con tanto di dedica, faceva parte dell’arredo della vecchia, elegante e gloriosa sede della «Famija» nel palazzo Dalla Rosa Prati, esattamente posizionata nel tinello nel quale, l’instancabile Orazio Campanini con alcuni collaboratori, tra cui il cronista, redigeva il «Pont äd Mez», la voce della «Famija» che trasudava di parmigianità e di quelle nostalgiche testimonianze di numerosi «strajè» all’estero. 
A Renzo Pezzani la «Famija», negli anni, dedicò grandi attenzioni non solo come poeta in vernacolo ma anche in lingua. Nel 1998 realizzò, infatti, una monografia nel centenario della nascita curata da Paolo Briganti alla quale fece seguito, nel 2011, una copia anastatica della precedente, sempre curata da Briganti, entrambe con copertina di Tiziano Marcheselli. 
Queste iniziative furono seguite da una ricerca condotta dal docente universitario Andrea Briganti sulla corrispondenza intercorsa tra il poeta parmigiano ed il futurista Piero Illari, a quei tempi emigrato in Argentina per motivi politici. 
Non c’è niente da fare, quando si leggono i versi di Pezzani, lì dentro c’è Parma: quella vera, autentica, cara al cuore di tutti quelli che la amano. Come in questi versi intrisi di sacra parmigianità: «Jen bräs dal to fög/ l’è pan dla to tera./ J en storii contädi/ ala nostra manera/. L’è cör da to cör/ l’è un dì dla to stmana/ gh’è denter al sangov/ dla genta pramzana».

 

 

LORENZO SARTORIO «Ruga in t’al granär e ‘t cat na sopresa». Tutti sanno, o meglio gli anziani sanno, che nei solai (oramai quasi scomparsi dalle case moderne) si annidavano oggetti, vecchi ricordi, cartoline e foto che erano finiti lì per chissà quale motivo. Ed il rovistare nei solai, specie per i ragazzi di ieri, rappresentava sempre una forte emozione...

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