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Noceto

Prese a calci e pugni il rivale in amore: condannato

di Roberto Longoni -

14 aprile 2021, 05:03

Prese a calci e pugni il rivale in amore: condannato

NOCETO Cominciata con una coppia (presunta e clandestina, mai ufficializzata) questa vicenda si conclude con un'altra coppia, al contrario felicemente convivente, formata dalle due «vittime» della prima. Un colpo di fulmine e di scena seguito a ben altri colpi, sferrati con un manganello telescopico alla fine di una resa dei conti tra un marito convinto d'essere stato tradito dalla moglie e colui che sospettava essere l'amante. Storia che ha avuto uno strascico di rancori e querele incrociate, con un passaggio anche dal tribunale.

Davanti al pm Antonella De Stefano e al giudice Paola Artusi un 45enne proveniente dall'Est è finito per un incontro fin troppo ravvicinato con il presunto rivale, un connazionale di otto anni più giovane. Era il tardo pomeriggio del 16 dicembre del 2017, quando quest'ultimo, appena ripartito dalla propria abitazione nocetana, fu costretto a inchiodare da un'auto che gli aveva tagliato la strada. Entrambi gli automobilisti scesero e furono presto troppo vicini: non ci fu spazio per le parole, ma solo per le offese lanciate con i calci e con i pugni sferrati da chi era alla guida dell'auto che aveva compiuto la manovra spericolata. Alla fine, entrò in scena anche un manganello telescopico, con il quale il primo colpì più volte colui che accusava di essere l'amante della moglie. L'altro, cercando di proteggersi, riportò una frattura a una mano. Inoltre, uscì dall'agguato con un trauma alla testa (la ferita, suturata con i punti al Pronto soccorso, ha lasciato una cicatrice). Prima di salire sulla propria auto, l'assalitore sibilò un saluto di questo tenore: «Se mi denunci, ti troverò e ti farò male». L'altro lì per lì pensò a leccarsi le ferite, ma la denuncia per l'aggressione la sporse eccome. Rimediandone però anche dalla controparte, dalla quale venne accusato di minacce. Noceto non è poi quel che si dice una metropoli: facile incontrarsi, e chi ha questioni in sospeso può essere portato a insultare o minacciare piuttosto che a salutare.

Difesi dall'avvocato Elisabetta Panozzo il marito furioso e la parte lesa dall'avvocato Christian Oppici, i due hanno chiuso almeno una delle loro vertenze ieri in tribunale. Il giudice ha condannato il 45enne a 7 mesi (il pm ne aveva chiesti 9). Lui nel frattempo si è consolato: convive con l'ex consorte di colui che a suo dire aveva avuto una relazione con la propria moglie. La sua vendetta, l'ha consumata nel nome di Marte e in quello di Venere.