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Coronavirus

Parma, sono 23mila i «fragili»: a 14.500 la prima dose

14 aprile 2021, 05:08

Parma, sono 23mila i «fragili»: a 14.500 la prima dose

MONICA TIEZZI

Dei 23.058 soggetti «fragili» identificati dall'Ausl nella nostra provincia - che hanno diritto ad una vaccinazione prioritaria per una compromissione della risposta immunitaria e per il rischio di sviluppare forme gravi o letali del Covid-19 - 18 mila sono stati prenotati per l'immunizzazione e molti hanno già ricevuto una prima dose di vaccino. Lo dice Silvia Paglioli, direttrice del Servizio igiene e sanità pubblica dell'Ausl di Parma, specificando che la priorità è stata data a patologie particolarmente a rischio.

«Per l'individuazione delle categorie non abbiamo agito in autonomia, ma ci siamo attenuti alla circolare regionale, che recepisce le linee guida ministeriali che elencano 16 patologie gravi o croniche» spiega Paglioli.

Le linee guida includono: malattie cardiocircolatorie; condizioni neurologiche e disabilità; diabete e altre endocrinopatie severe; fibrosi cistica e insufficienze o patologie renali; malattie autoimmuni, epatiche e cerebrovascolari; patologia oncologica e emoglobinopatie; sindrome di Down; trapiantati; obesi gravi.

«All'elenco dei 23 mila da vaccinare si è arrivati incrociando le banche dati sulle esenzioni ticket per patologia, sulle dimissioni ospedaliere e sui pazienti inseriti in percorsi diagnostici-terapeutici - continua Paglioli - Finora sono stati contattati e prenotati, fino al 27 aprile, in 18mila. Di questi, diecimila hanno avuto la prima dose nel centro vaccinale dell'ospedale Maggiore, 4.500 in centri vaccinali esterni: Palaponti ma anche ospedale di Vaio, Casa della salute di Langhirano e Avis Borgotaro».

Poiché per i fragili non è contemplata la prenotazione attiva da parte del cittadino, ma si deve attendere la chiamata dell'Ausl, il problema sono coloro che, per vari motivi, non figurano negli elenchi della sanità territoriale. E non sono pochi.

«Per questo abbiamo chiesto la collaborazione dei medici di medicina generale, che hanno ricevuto dall'Ausl l'elenco dei loro assistiti che rientrano nelle categorie da tutelare. I medici di famiglia, attraverso una piattaforma informatica, possono segnalare i loro assistiti che, pur rientrando nelle liste Ausl, hanno le caratteristiche per una vaccinazione prioritaria. Finora abbiamo ricevuto 1.550 segnalazioni» aggiunge Paglioli.

La direttrice della sanità pubblica dell'Ausl assicura che tutti i segnalati sono stati chiamati, ma non tutti finora hanno risposto: «Non ci sono numeri verdi, continuiamo a chiamare, abbiamo lasciato messaggi, abbiamo anche i recapiti dei familiari, contatteremo anche loro se necessario. Chiameremo tutti, abbiate pazienza».

Giuliano Antognarelli, dell'Associazione diabetici Parma, conferma che molti iscritti all'associazione sono stati chiamati, e così Ester Bottazzi, dell'associazione «Verso il sereno» che si occupa di malati oncologici.

Ma oltre alle segnalazioni e ai tempi della chiamata vaccinale, una problematica finora sottovalutata, dice Cristina Franceschi, vicepresidente di «Noi uniti per l'autismo», è la modalità di somministrazione del farmaco.

«Per i nostri ragazzi è difficile fare persino il tampone, figuriamoci il vaccino. Non è semplice curare chi ha una disabilità intellettiva: persone impaurite e spesso con notevole forza fisica. Non va bene il Pala Ponti, ma neppure il centro vaccinale ospedaliero perché c'è troppo via vai di gente. Bisogna pensare ad altri percorsi», dice Franceschi.

Solleva lo stesso problema Cristiana Torricella, presidente di Anffass onlus, che si occupa di disabilità intellettiva e relazionale, disturbi del neurosviluppo e malattie rare.

«Oltre alla necessità di un ambiente idoneo per queste persone, il fronte più critico riguarda la vaccinazione dei caregiver e dei familiari, dove mi sembra che altre province, come Piacenza, si stiano muovendo meglio. In generale - continua Torricella - avvertiamo confusione fra i nostri associati, che lamentano mancanza di chiarezza sui criteri di chiamata adottati. Abbiamo anche segnalato pazienti non inclusi negli elenchi della sanità locale, 18 a Parma. Per ora quattro di loro sono stati chiamati».

Per rispondere alle necessità delle associazioni dei pazienti, Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) di Parma, in collaborazione con l'Ausl, partirà entro fine aprile con un proprio centro vaccinale, nella sede dell'Assistenza Pubblica, e con la possibilità di somministrare i vaccini a domicilio.

«In questi mesi abbiamo ricevuto poco meno di un centinaio di telefonate da malati, o da loro familiari, preoccupati per i tempi e modi di somministrazione dei vaccini - dice Antonini - Per questo abbiamo reclutato 26 fra medici e infermieri che hanno dato disponibilità a vaccinare come volontari. Si tratta di 14 giovani laureati di “medical experience”, associazione di volontariato che lavora in Africa, e 12 nostri medici ed infermieri. L'Ausl finora ha fatto un buon lavoro per recuperare i fragili, noi pensiamo di poter dare un contributo importante soprattutto per le persone con disabilità intellettive e relazionali, che devono trovare un ambiente il più possibile calmo e rassicurante per la vaccinazione. O che è opportuno che la ricevano a domicilio».

 

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