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TENTATA ESTORSIONE

Si presenta con spranga e pistola per riavere i soldi prestati: condannato

15 aprile 2021, 05:06

Si presenta con spranga e pistola per riavere i soldi prestati: condannato

GEORGIA AZZALI

Avrebbe cercato di far valere i suoi diritti. Anzi, per essere precisi, quelli della compagna. Duemila euro da riscuotere: prestati (rubati secondo la sua versione) e mai restituiti. Certo - ha ammesso ieri davanti al giudice - gli avrebbe pretesi in modo «incivile», ma senza aver fatto male a nessuno. Peccato che per ottenere ciò che voleva avesse in mano una spranga di ferro e - secondo l'accusa - portasse con sé anche una pistola. Insomma, una tentata estorsione pluriaggravata, considerando anche il porto abusivo dell'arma e il fatto che fosse entrato in casa altrui, che gli è costata una condanna a 2 anni e mezzo. Cinquant'anni, salsese, ha potuto contare solo sullo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato, ma d'altra parte poteva anche andargli peggio visto che il pm Silvia Zannini aveva chiesto 3 anni e 8 mesi. Il gup Adriano Zullo gli ha anche revocato la sospensione della pena per una condanna a 2 anni e 4 mesi del 2015.

Un passato che non riesce a lasciarsi alle spalle. Piuttosto zeppo di condanne, oltre che di nuovi processi alle porte, visto che il 50enne si trova ai domiciliari dopo essere stato arrestato per tre tentate rapine nel giro di mezz'ora lo scorso maggio a Fidenza: prima una cartoleria, poi un market e per finire una tabaccheria.

Il suo demone è la cocaina. Anche quel giorno del 2018 - ha ammesso in aula - aveva assunto un po' di «bamba», eppure non sarebbe stata la droga - ha aggiunto - a farlo andare troppo su di giri. Perché alla fine avrebbe «solo» sbattuto la spranga di ferro sulla cancellata della casa dell'uomo che doveva restituire i soldi alla sua compagna. Oltre a vomitare una marea di minacce: «Ti ammazzo. Ammazzo te e tua madre».

Ma cerchiamo di riavvolgere il nastro di questa storia. Con protagonisti incagliati da anni in esistenze segnate dal disagio. E verità contrapposte. Il 50enne era andato insieme alla compagna a casa dell'uomo che doveva restituire i 2.000 euro alla donna. Una cosa è certa: quella era la somma al centro della contesa. Secondo il 50enne, però, quel denaro era stato rubato alla donna: l'uomo, vittima del raid, avrebbe infatti sfilato il bancomat alla sua compagna, che per un periodo aveva vissuto con lui. Conviventi? In realtà no, secondo il 50enne, perché l'altro avrebbe solo ospitato la donna per un periodo. E proprio in quei giorni sarebbe riuscito a mettere le mani sulla carta andando a fare un prelievo a sua insaputa.

Una ricostruzione poco convincente, secondo l'accusa. Così come poco credibili sono sembrate le parole del 50enne sulla rivendicazione di quei soldi. Che invece sarebbero stati un prestito della donna all'uomo con cui aveva avuto una relazione. Denaro non più restituito - e che forse nelle intenzioni iniziali era stato donato dalla donna -, ma che poi il 50enne ha preteso senza farsi troppi scrupoli. Quel giorno aveva accompagnato la compagna a casa dell'ex per chiedere la restituzione della somma. A rispondere, però, era stato il fratello dell'uomo a cui erano stati dati i soldi. Era nata una discussione che si era fatta in breve tempo sempre più concitata. Così animosa che poi anche il 50enne era intervenuto: brandendo quel pezzo di ferro che, a suo dire, aveva trovato lì vicino, accanto a un bidone della spazzatura, e mostrando una pistola. «Non ho ferito nessuno, perché ho sbattuto il ferro due volte contro il cancello della casa e non ho scavalcato. Ma non avevo nemmeno la pistola, era il porta telefono che tengo alla cintura», ha raccontato ieri al giudice.

Lui con la spranga in mano e di fronte il fratello dell'uomo da cui voleva i soldi. «Digli che deve pagare, anche poco per volta, ma deve pagare», gli ho detto.

Ha urlato e minacciato, in realtà. E un paio di settimane dopo è tornato alla carica. Quella volta, però, in casa c'era solo la madre dei due fratelli. «Ho richiesto la restituzione dei soldi per la mia compagna, ma in modo più civile», ha raccontato ieri in aula.

Ma quella versione non ha retto. Non ha convinto il giudice nemmeno l'ipotesi che si trattasse di un esercizio arbitrario delle proprie ragioni, come prospettato dalla difesa. Pur sempre un reato, ma con una pena che sarebbe stata decisamente inferiore.

 

GEORGIA AZZALI Avrebbe cercato di far valere i suoi diritti. Anzi, per essere precisi, quelli della compagna. Duemila euro da riscuotere: prestati (rubati secondo la sua versione) e mai restituiti. Certo - ha ammesso ieri davanti al giudice -...

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