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Processo

Anselmo e L'Insalata: «Assolvete Pesci»

16 aprile 2021, 05:06

Anselmo e L'Insalata: «Assolvete Pesci»

ROBERTO LONGONI

 

Una manovra a tenaglia, per puntare sull'assoluzione di Federico Pesci. Con formula piena o al massimo per insufficienza di prove. Fabio Anselmo, la sua parte la completa aggiungendo tre ore e mezzo di arringa alle dieci delle precedenti udienze: finisce di scalare la montagna di intercettazioni, sviscera i tabulati, ricostruisce i movimenti di Lucia (nome di fantasia, come si è sempre detto) a partire dalle ore seguenti la notte tra il 18 e il 19 luglio 2018, la notte dell'attico. Mario L'Insalata di ore se ne fa bastare tre, per tornare innanzitutto alla madre di tutte le polemiche: la prognosi al pronto soccorso. Anselmo allora non aveva ancora assunto l'incarico, ma chi ha assistito fin da subito il 48enne accusato di violenza sessuale di gruppo e lesioni personali gravi (reati per i quali Wilson Ndu Anyem, il 55enne pusher nigeriano è stato condannato dalla Cassazione a 5 anni e 8 mesi) torna su un fronte che l'aveva visto schierato al fianco del collega Antonio Dimichele ieri a sua volta presente in aula («Nelle vesti di testimone» sorride L'Insalata). Poi, contesta l'attendibilità della parte offesa e la ricostruzione di quella notte, si dice sorpreso della richiesta del pm Andrea Bianchi. «Nove anni, quando non c'è nulla di oggettivo, ma solo le parole di chi ha cambiato dieci versioni, mentendo a tutti? Nello stupro di via Testi, per il quale il Comune non si è costituito parte civile, con quadro accusatorio ben più chiaro di questo, due imputati sono stati condannati a 4 anni e 8 mesi e un terzo a 4 anni...».

È un'altra giornata riservata alla difesa, senza contraddittorio, con gli avvocati chiamati a dar fondo alla Santa Barbara per il loro assistito. Pesci è in aula come sempre. Il completo di lana blu scuro è il solito: ormai quasi un abito di scena, così come la mascherina bianca alla quale s'adegua recalcitrante. «Surf in paradise» è scritto sul bordo: se non fosse il marchio del suo negozio, suonerebbe come una presa in giro. Comunque vada a finire, il paradiso sembra ben lontano da questo purgatorio di miserie umane.

Anselmo ricorda i contatti tra la parte offesa e Pesci. Le domande di lui e le risposte di lei («Non riesco tanto a mangiare, ma per il resto sto bene. E tu?»). Punta molto, il difensore, sui movimenti della giovane. «Due volte a Tizzano lo stesso 19 luglio. Ci va il pomeriggio del 22, quando esce dagli uffici della Mobile perché in precarie condizioni psicofisiche. Non si ferma mai... In Questura si presenta obtorto collo: sette sono le chiamate della Mobile alle quali non risponde il 25 luglio, mentre lei stessa prende l'iniziativa con Pesci con un “Buongiorno, caro, come va?”». E poi quell'avverbio mancante nella trascrizione dell'incidente probatorio, quando Lucia risponde che il suo «no» a continuare nelle pratiche di bondage non l'ha detto «chiaramente». «Perché è sostituito dall'inc. (incomprensibile, ndr), quando è comprensibilissimo?» chiede Anselmo. È attraverso le intercettazioni che Lucia «compare» in aula: voce, squillante, pronta a trasformarsi in una risata. «Tu sei mezza buona e mezza partita» le dice un fidanzato. E la difesa si associa, parlando di doppia personalità, «debole e manipolatoria». In questo processo Anselmo assicura che non avrebbe mai voluto entrare. «Comunque andrà - commenta - mi lascerà addosso molta amarezza e paura».

L'amarezza la dichiara anche L'Insalata subito dopo. Contesta l'operato degli inquirenti, definisce a sua volta più che ostile il clima attorno al processo. Ricorda le tre querele presentate contro chi lo ha offeso per aver accettato l'incarico. «Solo quella in cui sono stato definito compagno di merende di Pesci non è stata archiviata». Ma si dice certo «che questo tribunale sia impermeabile ai condizionamenti». E poi, a beneficio di chi giudica per strada, aggiunge che «la valutazione deve essere immune da qualsiasi istanza moraleggiante. Questo è un processo disgustoso per i temi trattati anche nei loro aspetti più crudi. Ma il bondage non è reato di per sé». L'avvocato si chiede come si sia arrivati a questo punto, «con una persona offesa che non voleva nemmeno denunciare?». E si torna alla prognosi, a quei 45 giorni contestati. Anche L'Insalata proietta diapositive: una è di un referto relativo a un ragazzo massacrato di botte. «Ha un trauma cranico facciale, frature multiple... La prognosi? Trenta giorni». E confronta la foto della maschera di sangue del giovane con quella delle ecchimosi di Lucia. «Lei ha più volte negato di aver subito violenza sessuale, e segni di violenza sessuale non sono stati riscontrati al Pronto soccorso. Lucia ha anche detto di essere stata consenziente al rapporto a tre, magari delusa dal fatto di non aver visto crescere il compenso». L'Insalata parla di serate fotocopia, con altre ragazze. «Pesci ha sempre chiesto il consenso: ogni volta pronto a fermarsi. Anche qui era certo della consensualità. Siamo di fronte a una persona dall'equilibrio instabile, e Pesci non poteva capirlo subito, come non lo hanno capito subito gli altri». L'avvocato poi si sofferma sulla requisitoria di Bianchi. «Non ha toccato temi fondamentali: le fotografie che mostrano l'insussistenza della prognosi e il contenuto della chat con i messaggi tra Pesci e Lucia. E poi non ha tenuto conto della testimonianza della tassista, di quell'“Ho fatto una serata esagerata come non ne facevo da tanto tempo” con tono ironico sentito dire al telefono da Lucia. Non si può distruggere la vita di una persona in presenza di tanti dubbi». Più che di violenza sessuale, per l'avvocato si sarebbe dovuto parlare di «un atto sessuale consenziente con violenza. E le lesioni semmai sarebbero da giudice di pace. A questo punto, si abbia il coraggio di dire alla città: “Ci siamo sbagliati”». Accusa e parti civili, alle quali ora tocca la parola sembrano di tutt'altro avviso. Parleranno alla prossima udienza. Il presidente del collegio Gennaro Mastroberardino l'ha fissata per il 21 maggio: serve tempo, il sigillo di 15 ore di arringa sono tre voluminose memorie sulle quali sarà di certo battaglia.

 

ROBERTO LONGONI Una manovra a tenaglia, per puntare sull'assoluzione di Federico Pesci. Con formula piena o al massimo per insufficienza di prove. Fabio Anselmo, la sua parte la completa aggiungendo tre ore e mezzo di arringa alle dieci delle...

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