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Cinquant'anni fa il sacrificio di Giuseppe Varesi

di Giuseppe Milano -

17 aprile 2021, 05:04

Cinquant'anni fa il sacrificio di Giuseppe Varesi

Sono da poco passate le 19. E' sabato e lungo la via Emilia a San Pancrazio il traffico è intenso. L'ambulanza numero 7 dell'Assistenza Pubblica di Parma ha appena trasportato a Soragna un paziente dell'Ospedale Maggiore. A bordo dell'autolettiga ci sono i militi Ugo Menozzi, Giacomo Cavatorta e Giuseppe Varesi. Beppe è dietro, in gergo «nel tunnel», e dopo avere assistito all'andata il malato, ora siede aspettando solo di ritornare in sede. Su di lui però piomba, ormai incontrollata, una Mini Minor che si è appena scontrata con una Fiat 500. L'impatto è devastante.

La Gazzetta di Parma di allora scrive «scena impressionante». È tragicamente così. Nelle lamiere dei tre mezzi coinvolti restano ferite cinque persone e due perdono la vita. Una è quella di Giuseppe. Aveva solo 19 anni.

UNA CITTA' SOTTO CHOC

Parma è in lutto, l'Assistenza Pubblica oppressa da un dolore indicibile. I cronisti della Gazzetta, in quel sabato sera di cinquanta anni fa, raccolgono le prime parole degli amici volontari. Fra loro non si dà pace Rina Boni, la custode della sede della Pubblica Assistenza, «è morto uno dei miei ragazzi. Povero Giuseppe, era così felice...» confida al giornale piangendo. Giuseppe era anche suo, visto che in Pubblica ci era entrato a soli 17 anni.

Due giorni dopo, per i funerali, sono in tremila ad accompagnare il feretro nell'ultimo viaggio prima alla chiesa di Ognissanti in via Isola e poi al cimitero Villetta. Tutta la città è al fianco di Andreina Costa, la donna che Giuseppe ha sposato solo pochi giorni prima, il 19 marzo, e di Giuseppina, la mamma del milite scomparso. E quel corteo, con la voglia di ricordare Beppe e di averlo sempre nel cuore, non si è più fermato.

«È SEMPRE CON NOI»

Da quel 17 aprile del 1971, l'Assistenza Pubblica ritorna infatti ogni anno a vivere quella terribile sciagura, il sacrificio dolorosissimo di un milite, per fortuna l'unico perso in servizio, diventato esempio per tutti. Oggi, a cinquanta anni esatti da quel sabato, la pandemia non ha permesso di commemorare quell'evento con una cerimonia ufficiale, solo la deposizione di una corona sulla lapide collocata sul luogo dell'incidente, ma nella sede di via Gorizia della Pubblica non servono commemorazioni. Perché «Giuseppe è sempre con noi» confida Filippo Mordacci, comandante dei militi dell'Assistenza Pubblica e presidente della Fondazione Pubblica Assistenza di Parma. «Quando io sono diventato volontario nel 1995, la tragedia era già lontana nel tempo eppure è stata una delle prime cose che mi hanno raccontato i più anziani. Lo percepivi e percepisci come quell'evento sia indelebilmente nella storia della nostra associazione».

ALTRUISTA FINO IN FONDO

Pubblica che ha fatto un po' da papà in questi anni anche a Flavio. Perché il suo papà vero, Giuseppe Varesi, lui non lo ha mai conosciuto. «Sono nato tre mesi dopo l'incidente. Mio padre lo ricordo grazie a quello che mi ha raccontato in questi anni mia mamma e quello che mi hanno riferito gli stessi militi che hanno lavorato con lui».

Giuseppe, racconta Flavio, «la sera della tragedia doveva essere già a casa». Il suo turno era finito ma «ha deciso di sostituire un collega che aveva la moglie ormai al termine della gravidanza. Vai a casa tu, gli ha detto mio padre, vai da lei. Sono molto orgoglioso di questo suo gesto, anche se gli è costato la vita». E pensare che Varesi aveva una moglie, anche lei in dolce attesa proprio di Flavio, «ma lui era fatto così».

PAPA 7, LA SUA AMBULANZA

«Solare, sorridente, generoso» sono gli aggettivi che in questi anni ha usato la moglie per ricordare il suo Giuseppe. Tre termini che potrebbero stare bene sulla «Papa 7», l'ambulanza su cui viaggiava Varesi quel 17 aprile di cinquanta anni fa e che, da allora, l'Assistenza Pubblica di Parma ha deciso di dedicare per sempre al milite scomparso.

Ancora oggi come allora tutte le volte che viene ammodernato il parco mezzi la «Papa 7» viene acquistata con risorse economiche interne alla famiglia della Pubblica. Una decisione che si tramandano dirigenti e volontari di anno in anno tanto che, nel caso non ci siano immediatamente i fondi, viene provvisoriamente saltato quel «7» nella classificazione dei mezzi.

Perché «il ricordo è sì sempre vivo, ma con questo mezzo facciamo in modo che non sbiadisca davvero mai» spiega Luca Bellingeri, presidente dell'Assistenza Pubblica. «Ha sacrificato la sua vita per aiutare gli altri, con questo mezzo rendiamo positivo un ricordo triste ma ricco di insegnamenti per tutti noi».

L'AMBULANZA DEI DESIDERI

«Un punto d'orgoglio che oggi ha assunto anche un ruolo speciale nei servizi dell'Assistenza Pubblica» aggiunge invece Filippo Mordacci. La «Papa 7» è infatti diventata l'«Ambulanza dei Desideri», un mezzo con alcune peculiarità tecniche che lo rendono più indicato per quei viaggi che non vogliono essere solo il mero trasporto da e per luoghi di cura, ma far diventare il viaggio in sé come «cura» morale per il trasportato.

E' stata infatti l'ambulanza dedicata a Giuseppe Varesi ad avere intrapreso il lungo ma emozionante tragitto da Parma ad Auschwitz con a bordo Giorgio Foglia, il parmigiano malato di sclerosi multipla che aveva da sempre sognato di visitare il campo di concentramento polacco. La Pubblica, assieme all'Anmic, l'Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi Civili di Parma, rese possibile quel «desiderio antico» nel 2017 e da quell'evento nacque l'idea di allestire un mezzo in grado di soddisfare il sogno, probabilmente l'ultimo, di un malato senza possibilità di guarigione e impossibilitato nei movimenti. Insomma permettere di visitare un luogo, incontrare una persona lontana, anche solo poter uscire dalle mura di un ambiente chiuso per poco tempo o per un breve tragitto.

La «Papa 7», oltre ad essere quotidianamente il mezzo di trasporto per le condizioni di emergenza e urgenza, oggi è anche questo. Sempre nel ricordo di Giuseppe Varesi, quel milite che, a soli 19 anni, salì a bordo di una ambulanza per volare in cielo.