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Coronavirus

«Noi, ristoratori senza i dehors: saremo discriminati»

di Giuseppe Milano -

18 aprile 2021, 05:07

«Noi, ristoratori senza i dehors: saremo discriminati»

A caldo la notizia di poter riaprire aveva rincuorato tutta la categoria dei ristoratori. Una volta letti però i dettagli, quell'iniziale entusiasmo si è decisamente attenuato, se non completamente svanito. Per bar e ristoranti la data per il ritorno vero in attività, sempre che si sia in zona gialla, è fissata per lunedì 26 aprile.

SI APRE SOTTO LE STELLE

Ma, e non è piccola cosa, si potrà servire la clientela esclusivamente all'aperto, «sotto le stelle». Gli spazi chiusi resteranno off-limits sino a giugno e, anche dopo quella data, solo il pranzo sarà consentito all'interno dei locali.

Di fronte alle regole fissate dal governo Draghi il primo segnale d'allarme lo aveva lanciato, a livello locale, Antonio Vinci, direttore Confesercenti Parma. «Meno della metà dei ristoranti ha a disposizione spazi esterni e se pensiamo ai locali situati nei centri storici lo spazio dei dehors è davvero limitato», ha scritto riprendendo le considerazioni evidenziate anche livello nazionale. «Per le attività prive di spazi esterni, di fatto, non si tratta di una riapertura ma di una proroga delle restrizioni».

I diretti interessati, ristoratori e baristi, non si discostano molto da queste considerazioni.

Ad esempio si dice addirittura pronto a scendere in piazza a manifestare Daniele Cocchi, dello storico ristorante di via Antonio Gramsci. «Sono regole ingiustissime, penalizzanti e discriminatorie. Non si rendono conto di quella che è la realtà del settore», tuona dietro alla cassa del suo locale.

«PRONTI ALLA PROTESTA»

«Pensate ai tanti bar dei vicoli dei centri storici che hanno di fronte solo un piccolo marciapiede o locali storici che non hanno mai avuto spazi all'aperto. Trovo tutto allucinante», aggiunge immediatamente dopo. «Io sono passato da ottanta coperti a cinquanta e sarei stato pronto anche a scendere sino a venticinque per turno. Sono numeri più pericolosi dell'ammassamento all'aperto che abbiamo visto la scorsa estate?»

REGOLE UGUALI PER TUTTI

Posizione ugualmente dura quella di Francesca Poli, il ristorante è l'Inkiostro di via San Leonardo. «E' una assurdità. Le regole devono essere sensate e valide per tutti» esordisce. «Negli autogrill, nelle mense ma anche negli alberghi il cliente lo si può servire, e si potrà farlo ancora, al chiuso. E non mi risulta che ci sia stato un inasprimento delle regole del distanziamento. Non capisco perché non lo possano fare anche i ristoranti, sempre nel rispetto assoluto delle norme».

«Noi, ad esempio, abbiamo due sale di ottanta metri quadri dove al massimo serviamo, per sala, sedici persone. Più distanziamento di così! Mi auguro che le regole annunciate dal Governo vengano modificate e che si possa davvero riaprire. Perché noi quest'anno, alla fine, abbiamo lavorato solo una ventina di giorni a febbraio. Niente di più. E come sempre invece che premiare chi ha fatto investimenti sul fronte della sicurezza, di fatto lo si costringe a restare chiuso».

«INVESTIRE NON PAGA»

Già, gli investimenti. «Di spese in questi mesi ne ho fatte tante per non far rischiare nulla a noi e ai clienti» aggiunge Carlo Belloni del Ristorante Borgo 20, a pochi passi da Duomo e Battistero. «Io, ad esempio, ho acquistato due sterilizzatori d'aria, gli stessi impianti che usano negli ospedali o negli studi medici. L'aria viene purificata in continuazione con la clientela al tavolo». Investimento inutile se dovesse essere confermato il programma stilato dal governo.

«Vorrà dire che riempirò borgo XX Marzo di tavoli. La gente ha voglia di uscire, ci starà anche a soffrire il freddo, ma noi, a questo punto, rischiamo di diventare dei locali stagionali. Aperti solo con il bel tempo. Finirà così». Tavoli e sedie sparse in strade se però le misure le consentono. «Da noi ci sarebbe a malapena spazio per due, tre tavolini» commenta amaramente Giovanni Tonelli del ristorante Oenopolium di via Nazario Sauro. Ad una manciata di metri dalla movida di via Farini, il suo locale rischia praticamente di restare chiuso il prossimo 26 aprile «se non mi daranno più spazio fuori, come ho già richiesto al Comune». Anche se Tonelli riconosce come «sia molto difficile farlo visto le norme di sicurezza». E cioè, in pratica, chiudere la strada al passaggio dei mezzi di soccorso. «Ma è giusto farlo?» si chiede Tonelli, che poi conclude, con altrettanta amarezza, «se tutti dovessero lavorare solo all'aperto allora non si dovrebbe più andare ai supermercati o, peggio, salire sugli autobus».

«POCHISSIMI IN REGOLA»

«Se restano queste norme aprono in quattro» è la chiosa finale di Michel Torrisi, osteria Oltrevino locale incastonato nei vicoli dell'Oltretorrente. «Io potrei schiacciare al massimo tre tavolini contro il muro sull'altro lato della strada. Se rimangono queste dinamiche la vedo molto dura. Spero si possa arrivare ad una soluziona ragionevole per tutti, ma in caso contrario mi toccherà aspettare un altro mese».

RESTERÀ IL COPRIFUOCO

Sempre con la spada di Damocle di lavorare al chiuso solo a pranzo e sempre con la mannaia delle 22,00, l'ora del coprifuoco. Per ora resta infatti l'orario di chiusura serale fissato massimo alle ore 21,30, niente proroghe all'orizzonte, niente lasciapassare. Come dire, gusteremo sì la cena al tavolo nel nostro locale preferito ma per il caffè e l'amaro meglio darsi appuntamento a casa.

 

 

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