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I presidi

Rientro in classe al 100%? «Prematuro. I rischi non sono in classe, ma fuori»

18 aprile 2021, 05:06

Rientro in classe al 100%? «Prematuro. I rischi non sono in classe, ma fuori»

MONICA TIEZZI

A meno di un ritorno (che tutti ci auguriamo improbabile) dell'Emilia Romagna in zona rossa, dal 26 aprile si apre anche nella nostra regione, per gli studenti di ogni ordine e grado, incluse le università, la possibilità di tornare in aula al 100%.

Poco più di un mese in presenza, visto che siamo agli sgoccioli di questo travagliato anno scolastico, e visto che è molto concreta l'ipotesi di anticipare al primo giugno gli scrutini, in modo da evitare sovrapposizioni con gli esami di Stato che inizieranno il 16 giugno.

Un atto simbolico quindi, che tenta di restituire serenità a famiglie, insegnanti e ragazzi estenuati dalla dad e dalla sequela di aperture-chiusure-riaperture. Ma che solleva non poche perplessità fra i presidi.

«Una mossa rischiosa», non esita a definirla ad esempio Roberto Pettenati, dirigente scolastico del liceo artistico Toschi. «Penso alle scale strette e ai corridoi della nostra sede e mi domando come potremo evitare assembramenti all'entrata e all'uscita dalle aule. Per non parlare delle dinamiche del trasporto pubblico. Forse sarebbe più opportuno un rientro scaglionato».

«Contentissimi che si torni a scuola. La scuola era pronta al rientro in sicurezza da settembre e nulla cambia per le misure messe in atto da allora. Ma mi sembra un'accelerazione piena di contraddizioni» dice Aluisi Tosolini, dirigente del liceo Bertolucci e presidente di Asapa, l'Associazione scuole autonome di Parma.

«L'ordinanza regionale del 7 aprile, valida fino a fine mese, ha inasprito la gestione dei casi attivi Covid nelle scuole, con un protocollo che mette in quarantena per 14 giorni tutti i compagni di classe di uno studente positivo e impedisce agli insegnanti di fare lezione finché non ci sia il risultato negativo di un tampone molecolare, sconvolgendo tutto l'orario, visto che un insegnante turna su tre-quattro classi - spiega Tosolini - Era stato spiegato che il diffondersi delle varianti del virus e il rischio di nuovi picchi di contagio imponevano queste restrizioni. Cosa è cambiato in due settimane? Quanto ha spinto per la riapertura al 100% la piazza e la politica?».

Per Tosolini troppe incognite gravano su una riapertura generale. «Se niente cambia in classe per quanto riguarda pulizie, disinfezioni, distanziamento e mascherine, come si potranno organizzare i trasporti per garantire a tutti gli studenti di frequentare?» incalza Tosolini.

Condivide le perplessità, per quanto riguarda i trasporti, Giovanni Brunazzi, dirigente del liceo Ulivi: «Nelle scuole le misure di sicurezza non sono mai venute meno e l'esperienza di questo anno scolastico, il più difficile dal Dopoguerra, ci ha insegnato che non sono le scuole veicolo di contagio, ma gli assembramenti che si verificano all'ingresso e all'uscita». Brunazzi fa quindi appello alla responsabilità individuale fuori dalle aule perché i ragazzi, nelle occasioni in cui si ritrovano o fanno sport, restino ligi a distanziamento e mascherine.

Lo stesso appello - ma con un pizzico di scetticismo - viene da Federico Ferrari, dirigente dell'Ipsia: «Vedo ragazzi che si abbracciano, non indossano le mascherine, tengono comportamenti sui quali temo ci sia poco margine di intervento - dice - Il 95% degli studenti risultati positivi nel mio istituto era asintomatico. Questo mi preoccupa, più che i rischi per gli insegnanti, il 90% dei quali ha già ricevuto la prima dose AstraZeneca. In una situazione con ancora tanti contagi una riapertura al 100% mi sembra precoce».

Insomma: le aule sono sicure, sostengono i presidi, il problema è fuori. Lo ripete Ferrari quando cita l'esempio dei laboratori - mai cessati all'Ipsia - che «con i grandi spazi hanno consentito buoni distanziamenti» e lo ripete Andrea Grossi, dirigente del liceo Sanvitale, per il quale uno dei problemi maggiori sarà «il trasporto, pensato finora per garantire il 75% in presenza. Vedremo cosa si deciderà al tavolo in Prefettura».

Per Grossi, una situazione ancora critica per il contagio richiederà «un surplus di attenzioni. Giusta la decisione di anticipare gli scrutini al primo giugno, visti i tempi stretti, e dato che pochi giorni di differenza non influiranno sulla valutazione degli studenti».

E se Ferrari dice di «comprendere un'opinione pubblica stanca di restrizioni» e ammette che «l'acquisizione delle competenze quest'anno è stata più bassa del solito», Grossi chiude che «sarebbe stato meglio tornare al 75%».

 

MONICA TIEZZI A meno di un ritorno (che tutti ci auguriamo improbabile) dell'Emilia Romagna in zona rossa, dal 26 aprile si apre anche nella nostra regione, per gli studenti di ogni ordine e grado, incluse le università, la possibilità di...

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