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La protesta

«Noi assistenti a domicilio, i “dimenticati” dei vaccini»

20 aprile 2021, 05:05

«Noi assistenti a domicilio, i “dimenticati” dei vaccini»

Sono, fra gli operatori sanitari, i «dimenticati» della vaccinazione. A tre mesi e mezzo dall'avvio della campagna vaccinale, la stragrande maggioranza degli «oss» (operatori socio sanitari) che assistono a casa anziani e disabili (a volte contagiati dal virus) non ha ancora ricevuto il vaccino e spesso non ha neppure ottenuto la prenotazione per eseguirlo.

«Siamo operatori socio sanitari come quelli di rsa, cra e ospedali. Ma mentre i colleghi che lavorano in queste strutture sono già stati immunizzati, noi siamo ancora in attesa - denuncia Federica Ronconi, oss della cooperativa Aurora Domus, che lavora per conto di Pedemontana Sociale - Il nostro supporto a persone non autosufficienti, e spesso sole, non si è mai fermato, anzi con la pandemia abbiamo dovuto rispondere a più richieste. Tute, occhiali, calzari, guanti, manicotti, cuffie: ecco come gli oss domiciliari entrano a casa delle persone che hanno il Covid. Mai nessuno ha parlato di loro e a nessuno è venuto in mente di inserirli nei lavoratori più a rischio di contagio. Anzi, ci siamo visti passare avanti, ad esempio, il personale universitario, di certo meno a rischio».

Del team di otto operatori che coprono Collecchio e di cui fa parte Federica, solo due sono stati vaccinati; del gruppo che lavora nella zona Traversetolo-Montechiarugolo, aggiunge un'altra oss, Roberta Giuffredi, «su dieci abbiamo ricevuto il vaccino in due, perché appartenenti a categorie vulnerabili».

In generale, sostengono gli oss domiciliari, l'80% di loro è ancora a rischio contagio, e nonostante le richieste per l'immunizzazione, molti restano in lista d'attesa.

«Entriamo nelle case altrui, spesso ultimamente abbiamo avuto a che fare con assistiti contagiati, o sospetti tali, o che avevano familiari malati di Covid. Rischiamo non solo di contrarre il virus, ma anche di essere inconsapevoli vettori e di infettare soggetti particolarmente a rischio» dice Roberta Giuffredi.

Il problema non è sollevato solo dagli oss. Di recente un lettore ha scritto alla Gazzetta spiegando di aver rifiutato di far entrare in casa un oss - non vaccinato - per accudire la madre ultraottantenne ancora non immunizzata.

«La ritengo una cosa grave e mi chiedo i motivi di questa lacuna, visto che si tratta di lavoratori che devono operare a stretto contatto con persone fragili e che in caso di contagio potrebbero avere conseguenze gravi», ha scritto il lettore.

«Fin dall'inizio della campagna vaccinale abbiamo spinto per includere gli oss domiciliari fra le categorie alle quali dare priorità - dice Fabiano Macchidani, responsabile Qualità e Comunicazione di Aurora Domus, che ha circa 300 oss domiciliari fra i suoi circa duemila dipendenti - Inizialmente non era prevista neppure la possibilità di iscriversi alle liste Ausl e solo di recente il portale delle prenotazioni è stato aperto alla categoria».

La situazione potrebbe sbloccarsi, spiegano alla Proges (dove gli oss domiciliari sono 130 su 770 operatori dell'area anziani, dislocati su tutto il territorio provinciale) grazie al Dpcm di fine marzo che ha introdotto l'obbligo di vaccinazione per tutti gli operatori sanitari. Le cooperative hanno quindi inviato in Regione l'elenco dei loro dipendenti per le valutazioni su chi ancora non si è immunizzato, e a quel punto l'anomalia degli oss domiciliari dovrebbe essere sanata.

«Speriamo che questo possa dare un'accelerata a queste vaccinazioni. Anche perché, precedendo il Dpcm sull'obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, abbiamo stilato un documento aziendale di valutazione dei rischi che definisce non idoneo all'assistenza domiciliare chi non si è vaccinato - dice Davide Cortesi, business area manager di Proges - Non lo chiedono solo i nostri dipendenti ma anche i familiari degli utenti. Ci aspettiamo anche da questi lavoratori una massiccia adesione alla vaccinazione, come avvenuto finora fra il personale delle rsa, delle cra e di altre strutture residenziali, dove la percentuale degli immunizzati è del 95,3%. Spesso chi non si è sottoposto alla “puntura”, lo ha fatto per validi motivi di salute, e possiamo presumere che la quota dei “no vax” sia meno del 3%».

Per tenere sotto controllo la situazione, comunque, Proges spiega che agli operatori è stato fin qui eseguito un tampone ogni 15 giorni.

Tenendo anche conto che finora la categoria degli oss (almeno negli ospedali e nell'Ausl) è stata quella che ha risposto meno, rispetto alle percentuali «bulgare» di medici ed infermieri, alla vaccinazione, Legacoop sociali ha anche avviato da qualche settimana la campagna #noi ci vacciniamo sull'importanza dell'immunizzazione.

Monica Tiezzi

 

Sono, fra gli operatori sanitari, i «dimenticati» della vaccinazione. A tre mesi e mezzo dall'avvio della campagna vaccinale, la stragrande maggioranza degli «oss» (operatori socio sanitari) che assistono a casa anziani e disabili (a volte...

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