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Coronavirus

Tutti a scuola? Non in bus

20 aprile 2021, 05:08

Tutti a scuola? Non in bus

Se non cambiano le regole, se non si aumenta le capienze dei mezzi o diminuiscono le ore in classe, «dovremo andare verso la turnazione degli orari di ingresso nelle scuole». E' l'amara considerazione che, al momento, è obbligato a fare il sindaco di Sala Baganza Aldo Spina, incaricato dalla Provincia di seguire, con Prefettura e Tep, il progetto per la rimodulazione del servizio di trasporto pubblico in vista delle riaperture del prossimo 26 aprile.

La preoccupazione è altissima. Il ritorno a scuola, con la didattica al 100% in presenza, rischia di lasciare a terra un quarto degli studenti perché «non ci sono abbastanza autobus e non ci sono soprattutto gli autisti», precisa Roberto Prada, presidente di Tep, che sulla decisione del Governo si dice «basito. Dopo mesi di sperimentazioni per rimodulare il servizio al 75%, come si è sempre detto a livello nazionale, di colpo si è passati al 100%. E noi del settore lo abbiamo saputo solo venerdì ascoltando Draghi. Se non cambia nulla, bisognerà fare andare metà classi ad un'ora e l'altra metà ad un'altra».

Ieri mattina c'è stato un incontro «interlocutorio, in attesa delle indicazioni ufficiali», spiega il Prefetto di Parma Antonio Garufi, a capo del tavolo operativo. «Se dovesse essere confermata la capienza sui mezzi al 50% rispetto all'omologazione, non nego che questo ci obbligherà a rivedere la pianificazione». In parole povere, anche il Prefetto parla di «modifica degli orari di entrata e uscita. Cosa che finora eravamo riusciti ad evitare perché sappiamo cosa comporterebbe per ragazzi e insegnanti».

«Sono in contatto con i prefetti dell'Emilia e con quello di Bologna per coordinare l'attività», conclude Garufi, «anche perché non possiamo permetterci di dare un segnale sbagliato alle persone. Ma voglio essere fiducioso che riusciremo a fare bene l'ultimo mese di scuola». Insomma in Prefettura si prova ad essere un briciolo ottimisti. Lo sono meno in casa Tep. «Domani o giovedì avremo il quadro più completo della situazione e presenteremo il piano nel dettaglio», confida Roberto Prada, «ma siamo ripeto già al limite, solo lavorando con gli orari di ingresso possiamo soddisfare la richiesta».

Il sistema rischia di andare in tilt in particolare sui percorsi extraurbani «dove i mezzi sono cadenzati» e dove, in alcuni momenti della giornata, di corse non ce ne sono. «Stiamo penalizzando i ragazzi che devono fare trenta, quaranta chilometri per andare scuola», commenta amaramente il presidente, «chi ripagherà loro il tempo perso se dovranno andare a scuola sino alle 14 o le 15 e quindi essere a casa ancora più tardi?» Va un po' meglio per Parma città e nel raggio di venti chilometri dal capoluogo. «Qui il trasporto urbano copre il servizio per tutta la giornata e quindi, anche in caso di slittamento degli orari di entrata ed uscita da scuola, non dovremo prevedere ulteriori potenziamenti». Anche se, va ricordato, entreranno in azione le corse bis e tris nelle ore di punta con 124 corse in più.

Confortanti anche le notizie dal fronte del trasporto ferroviario. La direzione regionale rassicura: l'offerta oggi è ampiamente al di sotto dei numeri consentiti dalle norme e quindi può soddisfare l'aumento del flusso previsto da lunedì. Sarà comunque potenziata l'assistenza clienti e il sistema di monitoraggio a bordo. Pronti infine in caso di sovraffollamento anche alcuni autobus supplementari, pure nei tratti parmensi.

Ma è possibile che non ci siano proprio più risorse? «Le società private hanno già tutti i mezzi in servizio, anzi alcune di loro hanno assunto del personale per coprire nuove corse», risponde il presidente Tep Prada, «Noi invece non possiamo più aumentare i chilometri perché il nostro personale è già al limite dell'impiego possibile. Di più non possono fare. Abbiamo già investito tutto quello che era possibile investire».

Questa la fotografia al momento in attesa delle decisioni ufficiali, del piano definitivo, che arriverà fra domani e giovedì dal tavolo di lavoro in Prefettura. Sempre che il Governo non cambi ancora i parametri, magari dopo il summit previsto per oggi con le Regioni. Per ora non resta che «monitorare la situazione», come dice anche il presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini. «Stiamo facendo il possibile per fare le cose nella maniera migliore e più funzionale alle diverse esigenze».

Giuseppe Milano

 

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