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TRIBUNALE

Crac Parma calcio, a processo l'ex numero due della Finanza e De Paolini

21 aprile 2021, 05:01

Crac Parma calcio, a processo l'ex numero due della Finanza e De Paolini

Qualche capello bianco in più. E il volto un po' tirato. Era in aula, Luca Albanese, quando il giudice ha letto la scarna formula che lo ha fatto finire sotto processo. Il tenente colonnello, ex responsabile del Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Parma, è stato rinviato a giudizio insieme a Eugenio De Paolini. Tutti e due sono accusati di corruzione, ma all'ufficiale è contestata anche l'omissione di atti d'ufficio.

Il militare e l'ex ergastolano. Travolti dal crac del Parma calcio firmato Ghirardi. Albanese colpevole, secondo la procura, di aver omesso o comunque ritardato nel 2014 l'avvio delle indagini sul club che stava già annaspando. Un «favore» in cambio del pagamento di alcuni soggiorni dei genitori all'hotel Maria Luigia di Parma, della concessione di un'auto del Parma calcio e dell'intermediazione di De Paolini, difeso da Domenico Patete, per l'assunzione del figlio della sua compagna.

Condannato negli anni '70 per triplice omicidio, ma poi tornato in libertà, De Paolini ha saputo muoversi bene negli ambienti che contano in città. E in quel periodo in cui il Parma calcio era sull'orlo dell'abisso, avrebbe avuto informazioni preziose sulle manovre in atto da parte dei vertici del club per occultare i debiti e stare a galla, grazie in particolare al suo rapporto di conoscenza con Pietro Leonardi, l'ex dg della società crociata condannato a 6 anni in primo grado per il crac della società.

Informazioni che avrebbe fatto sapere ad Albanese. Ma l'ufficiale, in contatto anche con Paolo Signifredi (il commercialista parmigiano diventato un pentito di 'ndrangheta) non si sarebbe attivato per dare il via all'inchiesta. Tutte accuse che Albanese ha sempre respinto fermamente, spiegando di aver intrattenuto quei rapporti per motivi legati ai suoi incarichi investigativi.

Il terremoto, alla fine di febbraio del 2015. Quando nella caserma di via Torelli si presentarono i carabinieri con tanto di avvisi di garanzia e decreto di perquisizione firmati dai pm Amara, Ausiello e Dal Monte. E da quel giorno l'allora comandante provinciale della Finanza, Danilo Petrucelli, e il suo vice, Luca Albanese, non misero più piede in quegli uffici. Nessuna sospensione per i due ufficiali, ma dopo un periodo di ferie, il trasferimento in un'altra sede. Anche Petrucelli finì sotto inchiesta, per omissione d'atti d'ufficio e omessa denuncia, ma la sua posizione, su richiesta della stessa procura, fu archiviata l'anno successivo.

Ieri, alla fine dell'udienza, Albanese, assistito dagli avvocati Enrico Marzaduri e Claudia Pezzoni, non ha voluto dire nulla. La difesa aveva insistito a lungo sull'inutilizzabilità delle intercettazioni, ma l'istanza è stata accolta solo in parte dal giudice. Nessuna dichiarazione di nullità. Ci vorrà un processo per capire il ruolo di Albanese e De Paolini in quei mesi in cui il Parma stava affogando.

Georgia Azzali

 

Qualche capello bianco in più. E il volto un po' tirato. Era in aula, Luca Albanese, quando il giudice ha letto la scarna formula che lo ha fatto finire sotto processo. Il tenente colonnello, ex responsabile del Nucleo di polizia tributaria della...

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