Sei in Gweb+

Coronavirus

Unità mobili multidisciplinari: 800 visite da inizio anno

22 aprile 2021, 05:08

Unità mobili multidisciplinari: 800 visite da inizio anno

Roberto Longoni

 

Rapidità e sicurezza, benefici (perfino psicologici) per i pazienti più fragili e anche riduzione dei costi. «Ed equità: il sistema permette di raggiungere anche chi ha meno possibilità». Il sistema di cui parla Antonio Nouvenne, dirigente medico di Medicina interna dell'Azienda ospedaliera, è quello delle unità multidisciplinari mobili. Inaugurate nel dicembre 2018 per realtà più limitate (all'inizio per i 400 ospiti di due Cra), sono state potenziate già nel 2019 e ancora di più durante la pandemia. Fino a diventare, grazie alla sinergia con i medici di base, un'arma vincente nella lotta al Covid e per la salute in generale. «L'integrazione tra l'ospedale e il territorio sta funzionando molto bene» sottolinea Nouvenne. Un modello che fa scuola, seguito da Vercelli, dalla Sardegna e da alcune strutture sanitarie della Capitale.

«Nell'ultima settimana siamo scesi dalla media di 20 interventi al giorno a 10-12 - prosegue il medico -. Ma in tutto abbiamo seguito 3mila pazienti, erogando 9mila prestazioni». Andamento tutt'altro che lineare: dalle 400 visite effettuate tra il 2018 e il 2019 si è passati alle 1.800 dello scorso anno. «Se non abbiamo avuto gli stessi tragici problemi delle Rsa lombarde dal 2 al 18 aprile 2020 è perché abbiamo deciso di andare a visitare tutti e 900 gli ospiti, dalla Bassa alla montagna nelle loro strutture».

È l'ospedale che va a casa del cittadino e dal primo gennaio del 2021, i pazienti raggiunti dalle Umm sono stati già più di 800, per un totale di 2.200 prestazioni erogate. Se il quadro clinico non è considerato grave da parte del medico di base, tocca alle unità speciali di continuità assistenziale (le Usca) intervenire. Se la situazione è più problematica, entrano in scena gli specialisti delle unità mobili multidisciplinari, ognuna dotata di un'auto.

«Una - spiega Nouvenne - è riservata alle chiamate di “puro Covid”: a bordo, oltre all'infermiere, ci sono il radiologo e l'infettivologo». Forniti di tamponi ed ecografo (grazie al quale si possono individuare le tracce della polmonite interstiziale) gli specialisti sono anche coinvolti nella somministrazione degli anticorpi monoclonali a domicilio. «Terapia che richiede tempi ristrettissimi di somministrazione dalla diagnosi. Abbiamo cominciato due settimane fa con le prime dosi fornite dal ministero».

Del secondo equipaggio, non più «puro Covid» possono fare parte anche l'internista, lo pneumologo, il geriatra, lo specializzando in emergenza e urgenza o quello in Anestesia e rianimazione. «Le unità - sottolinea Nouvenne - variano a seconda delle indicazioni del medico di base. Le Umm sono in grado di adattarsi alle necessità organizzative dell'intervento e non viceversa. È accaduto che anche alcuni chirurghi abbiano fatto parte delle unità, avendo in fase postoperatoria pazienti con il Covid: c'erano medicazioni da fare, drenaggi da rimuovere o riposizionare... Sono state eseguite a domicilio operazioni di solito compiute in ambulatorio». Con beneficio per i pazienti e con soddisfazione degli specializzandi per i quali l'approccio multidisciplinare è stata un'ottima scuola. «Le Umm uniscono gli aspetti assistenziali a quelli di didattica e ricerca».

 

 

Roberto Longoni Rapidità e sicurezza, benefici (perfino psicologici) per i pazienti più fragili e anche riduzione dei costi. «Ed equità: il sistema permette di raggiungere anche chi ha meno possibilità». Il sistema di cui parla Antonio Nouvenne,...

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal