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Focolaio

Il Dap: «Via il medico che ha lanciato l'allarme Covid in carcere»

23 aprile 2021, 05:07

Il Dap: «Via il medico che ha lanciato l'allarme Covid  in carcere»

A marzo ha fatto scattare l'allarme su un focolaio di Covid tra i detenuti al 41 bis nel carcere di via Burla. Per questo il Dap, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, avrebbe chiesto all'Ausl la rimozione del responsabile sanitario del carcere di Parma, Faissal Choroma.

La notizia, che è stata diffusa dal quotidiano «Il dubbio», sta facendo molto discutere chi ha a cuore le questioni del carcere e, in particolare, di quello di Parma, una realtà piuttosto complessa nel panorama nazionale e spesso al centro del dibattito.

Quale sarebbe, dunque, la «colpa» del dottor Choroma, che il Dap avrebbe chiesto addirittura di rimuovere dal suo incarico?

Il medico dell'istituto di pena parmigiano avrebbe dato la notizia del focolaio di Covid nel carcere di via Burla ai garanti dei detenuti e al tribunale di sorveglianza.

Su questo tema, infatti, a inizio aprile il garante dei detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri e l'avvocato Monica Moschioni dell'Osservatorio Carcere della Camere penali di Parma, avevano scritto una lunga lettera, pubblicata sulla Gazzetta, in cui esprimevano tutta la loro preoccupazione per la situazione del carcere di via Burla ed elencavano 66 positivi, tra detenuti al 41 bis, Media e Alta sicurezza e agenti di polizia penitenziaria.

Quindi, il dottor Choroma sarebbe colpevole di aver lanciato un allarme, ripreso da autorevoli esponenti del pianeta carcere parmigiano. Lo avrebbe, però, fatto non solo per rendere noto il focolaio di Covid, ma anche per salvaguardare gli altri detenuti con gravi patologie. Una vicenda che aveva provocato anche la reazione degli avvocati dei detenuti.

Inoltre, Choroma, che non avrebbe mai nascosto le criticità e le difficoltà della sanità carceraria parmigiana, acuita dagli arrivi di malati provenienti da altri carceri, avrebbe chiesto di allontanare i detenuti più fragili dal punto di vista della salute, dal focolaio.

Insomma, ricordando che la sanità all'interno dei penitenziari è gestita in autonomia dalle Asl, dove sarebbe l'errore o la colpa così grave da chiedere le dimissioni del professionista? È quello che si cercherà di capire nei prossimi giorni.

Mentre la direzione dell'Azienda Usl di Parma dichiara che «al momento non intendiamo commentare la notizia o rilasciare dichiarazioni», di tutt'altro avviso è Roberto Cavalieri.

Sull'episodio il garante dei detenuti del Comune di Parma, infatti, spiega di aver assunto tutte le informazioni necessarie e annuncia per oggi la diffusione di un comunicato firmato, oltre che da lui, dall'Osservatorio Carcere della Camera penale di Parma.

«Qualora questa notizia venisse confermata - dichiara il garante - sarebbe necessario fare chiarezza. In questo caso, infatti, la sanità ha percorso la strada giusta, corretta e rispettosa non solamente dei diritti dei detenuti ma di tutti gli operatori del carcere permettendo loro di intervenire per salvaguardare il bene comune. Stesso discorso per me come garante. Sapere che esiste un focolaio Covid, rilevare i bisogni ed essere operativi in una situazione del genere è importante per chi opera all'interno del carcere. Non si capiscono, dunque, le ragioni per una presa di posizione nei confronti di un medico che si è comportato nella maniera giusta. Da ultimo - conclude Cavalieri - vorrei rimarcare che in questo frangente la sanità all'interno del carcere è stata un esempio per quella dell'intero Paese».

Michele Ceparano