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Luca Sommi in viaggio con Dante

23 aprile 2021, 05:02

Luca Sommi in viaggio con Dante

È il più grande enigma della storia della letteratura e non ci sarà mai una parola definitiva su questo testo. La Divina Commedia ci parla ancora perché coglie l’archetipo della nostra vita e del nostro essere. Leggendola, ritrovi tutti: da Matteo Renzi a Mario Draghi. Il mio è un saggio che aiuta a comprendere il viaggio oltremondano di Dante Alighieri, attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, per cercare di chiarirne i passaggi più ostici. Perché ce ne sono alcuni, molto ostici». Luca Sommi, parmigiano, giornalista, autore televisivo, scrittore e docente universitario, il suo ultimo volume «Il cammin di nostra vita. Viaggio nella Divina Commedia», uscito ieri e pubblicato da Baldini+Castoldi, lo descrive così: come un accompagnamento alla lettura.

Per la stesura, durata circa un anno, ha riletto migliaia di pagine di Eric Auerbach, Harold Bloom, Jorge Luis Borges, Emilio Pasquini, Marco Santagata e Vittorio Sermonti. E in copertina ha voluto inserire un frammento di Parma, con il Dante di Francesco Scaramuzza, pittore parmigiano ottocentesco. Tutto è iniziato il 22 marzo 2020, all’esordio di una primavera molto diversa dalle altre, quando Sommi, nel silenzio della sua casa romana, sceglieva di rileggersi la Commedia: «Uscendo solo il venerdì sera per la trasmissione («Accordi e disaccordi», ndr), mi sono chiesto cos’altro potessi fare, avendo più tempo. Durante questa lettura mi si è riacceso un fuoco dentro: dopo aver consultato apparati e critica, ho iniziato a fare qualche video su Instagram in cui raccontavo, in due minuti, i canti dell’Inferno. L’idea ha avuto del seguito e, quindi, ho pensato di trasformare quella formula di comprensione del testo in un libro. Da lì, ho iniziato a studiare e a scrivere e ogni momento libero era dedicato a questo progetto. Ripercorrere tutta la Divina Commedia, tentando di semplificarla, è stato arduo ma, anche se non so come, ci sono arrivato in fondo (sorride, ndr)».

E portando Alighieri su Instagram, il giornalista ha unito quanto di più contemporaneo ci fosse (il social) al più classico dei classici, cercando poi di trasportare su carta un meccanismo di completamento alla comprensione.

«Desideravo fare un libro che non c’è – spiega Sommi -. Vorrei che un lettore, una volta letto il mio saggio, potesse passare alla lettura della Commedia. Questa è la mia ambizione».

In ogni capitolo, infatti, ci sono citazioni, analisi e contestualizzazioni.

«Al termine della scrittura – racconta l’autore – ho inviato la bozza alla professoressa Isa Guastalla, anche per sapere se avessi scritto qualche sciocchezza (ride, ndr). Lei mi ha risposto dicendomi che avevo fatto un lavoro intelligente e che avrebbe aiutato chi non conosceva la Commedia ad approfondirla e chi l’aveva studiata a riscoprirla».

Sommi, riassumendo ogni canto, si è concentrato su alcuni elementi: «Ho cercato di portare qualcosa di nuovo, non di mio, anche perché non mi permetto di fare il dantista».

Da appassionato e da «lettore seriale» come si definisce, il giornalista non ha una terzina che preferisce, ma ne ha una che lo tocca più di altre.

Ed è quella in cui Dante e Virgilio sono nelle Malebranche, dove uno dei diavoli dice loro: «Qui non ha luogo il santo volto (che significa che lì non c’è il volto di Dio, ndr)».

«Quella è anche la frase a cui pensa Primo Levi quando entra nel lager di Auschwitz – racconta Sommi -. Le parole, dette da un diavolo feroce, mi fanno venire i brividi, soprattutto se accostate al campo di concentramento. Inoltre, Levi, da internato, racconta anche di quando recitò il passaggio di Ulisse, Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza, a un suo compagno, dicendo che la poesia di Dante li aveva tolti per un istante da Auschwitz».

Forse anche per questo, per l’autore, la Commedia è «un testo irrinunciabile, un libro mondo».

«Al suo interno – conclude -, oltre alla lingua con cui ci parliamo abitualmente, ci sono anche tutte le nostre vite. Dalla nascita alla morte, dal mistero cristiano della reincarnazione al pianto, dalla gioia allo stupore, dalla corruzione all’ipocrisia. I nostri problemi si ritrovano ancora tutti lì, in una società di 700 anni fa».

 

È il più grande enigma della storia della letteratura e non ci sarà mai una parola definitiva su questo testo. La Divina Commedia ci parla ancora perché coglie l’archetipo della nostra vita e del nostro essere. Leggendola, ritrovi tutti: da Matteo...

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