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Lutto

Addio a Carlo Sicuro, avvocato e amante della storia

25 aprile 2021, 05:04

Addio a Carlo Sicuro, avvocato e amante della storia

«Dagli anni del liceo abbiamo sempre condiviso tutto: studi, lavoro e carriera. È stato un legale brillantissimo, un uomo molto vivace e un amico che coltivava tanti interessi. Fino a pochi giorni fa, lavoravamo insieme e nulla lasciava pensare a un epilogo così veloce. Siamo distrutti».

L’avvocato Achille Borrini è ancora incredulo quando delinea il ritratto di Carlo Sicuro, collega e amico di una vita, scomparso a 80 anni, il 22 aprile dopo un breve ricovero in ospedale, dove era stato portato a seguito di una caduta nella sua casa di Malandriano. «È stato un evento del tutto imprevedibile - aggiunge ancora Borrini -, perché a parte qualche problema cardiologico, che aveva da tempo e per cui seguiva una terapia di anticoagulanti, esercitava ancora. E, infatti, a sospettare che potesse essere successo qualcosa è stata la figlia Erika, avvocato nello stesso studio, che, preoccupata del ritardo di suo padre, era tornata a casa per verificare che stesse bene».

Arrivata nell’abitazione lo aveva trovato cosciente ma, per precauzione, lo aveva accompagnato in ospedale, dove è deceduto all’improvviso nella notte, probabilmente per un’emorragia cerebrale. «Non conosciamo la causa precisa della sua morte - spiega il figlio Stefano -. Abbiamo anche chiesto ai medici se il vaccino anti-Covid, a cui si era sottoposto con convinzione nei giorni scorsi, potesse aver contribuito a questo, ma ci hanno confermato di non poter affermare una cosa del genere».

Professionista stimato, consulente legale della Camera del Lavoro, Sicuro aveva iniziato a esercitare nello studio del padre, introducendo poi, a sua volta, la figlia alla professione. Curioso, appassionato di viaggi e di storia, negli ultimi due anni aveva lavorato, insieme ad altri autori, alla creazione di «Fiume. L’epica impresa di Gabriele D’Annunzio e i suoi legionari», un fumetto in cui veniva ricostruito quell’episodio storico. «Ha girato il mondo e negli ultimi anni, nel suo tempo libero, lavorava il legno - ricorda ancora Borrini -. Con un gruppo di amici, ogni anno, organizzava una gita, che raccoglieva l’adesione di circa 40 persone, per visitare l’Italia. Negli ultimi anni andammo a visitare la tomba di Dante Alighieri a Ravenna e poi ad Alba, al Castello Cavour. Era un uomo di grandissima cultura, con tanti interessi diversi». E oltre a coltivare le sue passioni, curava (tanto) le sue amicizie, come conferma anche il figlio Stefano: «Da 40 anni, ogni settimana, il giovedì, incontrava i suoi amici più cari per una cena, qui nella nostra casa. La compagnia e l’amicizia erano per lui le fondamenta di tutto. Ha cresciuto me e mia sorella dandoci consigli senza mai essere invadente e senza condizionare le nostre scelte di vita. Mi ha insegnato tutto, ma soprattutto mi ha insegnato a cavarmela, in tutte le situazioni, comprese quelle difficili. Come questa».

Giovanna Pavesi