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Coronavirus

Bar e ristoranti, la pioggia frena le riaperture

27 aprile 2021, 05:07

Bar e ristoranti, la pioggia frena le riaperture

«Potrebbe essere peggio... Potrebbe piovere». Detto, fatto. Una delle frasi più celebri del film “Frankenstein Junior” è circolata nelle chat di ristoratori e baristi nel lunedì delle riaperture. Già, ci mancava il maltempo nel giorno in cui i parmigiani potevano tornare a godersi un pranzo o una cena “sotto le stelle”, sotto i tendoni o dentro i dehors.

L'avvio lento alla mattina a colazione. Nei bar pochi si fermano a gustarsi cornetto e cappuccino al tavolo. Tanti altri, confermano i baristi, «chiedono di consumare al bancone il solito caffè come un tempo». Non saranno chiaramente accontentati, anche perché «il Covid sembra aver cambiato le nostre abitudini», aggiunge Valentina della Caffetteria Mazzini. «Tanti hanno infatti chiesto l'asporto piuttosto che fermarsi al tavolo. Ed erano spesso gli stessi clienti che un tempo si lamentavano di non poter consumare il caffè nella classica tazzina». Insomma lavastoviglie quasi ferme. Andrà meglio a pranzo. «Abbiamo messo due tavoli in più, ora siamo a cinque» racconta Paolo di Walter, La Clinica del Panino. «Se ci fosse bel tempo non basterebbero, con questa pioggia invece non resta che l'asporto». Ma il centro storico, nonostante l'obbligo dell'ombrello aperto, ha segnalato attorno all'una buone presenze. I dehors di via Farini sono affollati, come i ristoranti. «Ho servito 25 coperti, ma erano tutti giovani che hanno consumato un piatto unico», è però l'analisi di Edoardo, Trattoria del Tribunale. «È come essere chiusi ma con il problema di dover riempire la cucina. Pensare che nelle sale ho 180 posti che possono ridursi ad 80 in modo da garantire la sicurezza».

«La macchina è partita ma i tavoli che possiamo servire sono troppo pochi», chiosa Grazia, Ristorante Gallo d'Oro. «E per la sera abbiamo avuto tre prenotazioni, praticamente quasi al completo».

Numeri più alti per il ristorante La Forchetta. «Sotto gli ombrelloni siamo andati bene a pranzo e con gli aperitivi, lampade riscaldanti accese», racconta il titolare Angelo Cammarata. «A cena? Una ventina di prenotazioni, il massimo che possiamo ospitare».

Ottimista, nonostante tutto, Andrea Nizzi, presidente di Parma Quality Restaurant che, nel suo locale I 12 Monaci a Fontevivo ha servito a cena «una decina di persone. Ma che freddo! Io per correttezza gli ho chiamati per avvertirli, ma loro sono voluti venire. Il menù? Il nostro di stagione, ma avevano talmente voglia di uscire di casa che avrebbero mangiato qualsiasi cosa. C'è una voglia matta di andare fuori a cena. Anche se piove ci andrò io domani con i miei cinque figli: una pizza tutti assieme». Niente apertura invece per i ristoranti in montagna. «Ci abbiamo provato ma c'erano sette gradi, pioveva e tirava pure vento», racconta Cristiano Cozzani della storica trattoria il Vecchio Borgo di Borgotaro. «Avevamo i primi funghi prugnoli da servire. Peccato, ma noi ci riproveremo ogni giorno fino a quando non ci riusciremo. Anche a cena. Non molliamo anche se è durissima con il personale e le materie prime». Ma le serrande chiuse ci sono anche in città, sono quei locali senza spazi all'aperto. «Stiamo sistemando la veranda. Lo stavamo facendo ma speravamo di aprire con le sale al chiuso. Invece ci tocca aspettare» racconta Michele Buia del Ristorante Il Cortile.

La prima giornata è tutta qui. Il commento finale, amaro, è di Ugo Bertolotti, presidente Fipe Parma. «Tutto questo è la conferma del poco rispetto del governo verso le nostre attività. E non c'è chiarezza su nulla, tanto meno sui dehors».

Giuseppe Milano

 

«Potrebbe essere peggio... Potrebbe piovere». Detto, fatto. Una delle frasi più celebri del film “Frankenstein Junior” è circolata nelle chat di ristoratori e baristi nel lunedì delle riaperture. Già, ci mancava il maltempo nel giorno in cui i...

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